Municipi di zona in arancione

Oggi siamo all'anno zero del decentramento. Ma, con la città metropolitana, i nove municipi di Milano prenderanno il posto dei consigli di zona. Una sfida da raccogliere, per il movimento arancione. Che avanza una serie di proposte. Municipi più forti, stabilmente partecipativi, connessi ai processi decisionali del Comune, garanti di codici di comportamento e buone pratiche ()

arcobaleno

(seconda puntata)

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Piuttosto critico, almeno in apparenza, il quadro che emerge in tema di decentramento dal tavolo dell’8 maggio scorso dei comitati per Milano. Certo, qui oggi è tutto in accelerazione. L’anno prossimo, obbligatoriamente, dovrà nascere la città metropolitana. E con essa le zone diverranno municipalità (qui un’anteprima della loro fisionomia) con tanto di bilancio, organi deliberativi, competenze esclusive.

Nel frattempo però i consigli di zona da almeno tre anni languono. Secondo il tavolo arancione il promettente passaggio di alcune competenze funzionali (verde e manutenzione scuole), a inizio sindacatura,  non ha coinciso con  una pari investitura decisionale. Il risultato è che la burocrazia  comunale centrale ha mantenuto tutti i suoi poteri.

Eppure, notano i partecipanti, nei Consigli di Zona si è formato un notevole patrimonio di intelligenze, tra presidenti e consiglieri, da valorizzare. Come i progetti elaborati dai Cdz sul territorio, spesso da anni fermi, mentre il Comune lancia un bilancio partecipativo da un milione di euro per zona su iniziative infrastrutturali di fatto non coinvolgendo gli organi del decentramento.

Non che presidenti e consiglieri dei Cdz siano privi di pecche. Molto spesso si riscontrano personalismi eccessivi, conflittualità inutili. E non esiste un percorso per limare queste asperità soggettive. Ma anche Palazzo Marino ha la sua parte di critiche dagli arancioni. Come mai nei quattro anni di sindaca tura non si è messo davvero mano alla burocrazia, a una macchina amministrativa che, seppur rodata negli anni, non ha dato spazio agli organi territoriali?

Risultato: la partecipazione dei cittadini nei Cdz si è andata man mano diradando, per disaffezione e mancanza di regole chiare. Un punto su cui il passaggio ai municipi forse determinerà una svolta.

Risultato accessorio. Finora i Cdz sono entità politiche “inefficienti”. Ogni consigliere costa di più di quanto sia il suo reale budget di spesa. Tutto è ancora centralizzato sulla giunta di Palazzo Marino, e ancor più negli ultimi anni, di fronte ai massicci tagli di bilancio, e a decisioni rapide vissute come incompatibili con i “lenti” Cdz. E poi i progetti dal basso. Come il progetto della biblioteca di Baggio, sostenuta da associazioni e cittadini, che ha dovuto aprire un’interlocuzione diretta con il Comune centrale. Oppure l’idea di un primo sondaggio online in Zona 3 sulla dislocazione di infrastrutture ricreative (giochi bimbi) arenatosi di fronte al potere decisionale finale mantenuto dai funzionari.

Per questo sarà critico il dibattito sul nuovo statuto comunale, e in particolare sulle reali competenze decisionali trasferite ai municipi.

Milano sta comunque vivendo (rispetto alle amministrazioni passate) una netta discontinuità, e positiva. Mai come negli ultimi anni i Cdz sono stati partecipati, e fattivamente nelle commissioni. L’interlocuzione con la macchina burocratica comunale (molto spesso competente) c’è, anche tramite i Cdz. Un esempio è la riqualificazione di via Conterosso, ma anche Bacula Zona 8. E così, al centro, i tavoli del verde e degli spazi di riuso con più assessori. Esperienze da valorizzare per il futuro, nella prospettiva dei municipi e come buone pratiche.

La lista delle proposte sviluppate dal tavolo decentramento-cdz è piuttosto nutrita. Ma ruotano intorno a una doppia polarità. Da un lato, per gli organi decentrati (Cdz oggi e municipalità domani) è più importante entrare a pieno titolo nei processi decisionali dell’amministrazione che ottenere formali capacità di spesa. Le decisioni sono ormai spesso complesse (si pensi a M4) e l’organo decentrato è l’anello di congiunzione tra il centro e il territorio. A patto che le regole del gioco siano chiare.

I futuri municipi devono quindi adottare come normale la pratica della partecipazione. Con un meccanismo sistematico di consultazione, sulla base di una “carta della partecipazione” sviluppata dalle zone insieme al comune, per prevenire distorsioni o discrezionalità. Insieme, una rosa di buone pratiche, come il processo aggregativo di associazioni di base, favorito dal Cdz, generatori a Lambrate. O l’analoga esperienza di ZAC – il  mercato agricolo zona 9.

Tutto questo attraverso uffici per la municipalità, a misura di relazioni con i cittadini e le associazioni.

E non solo. E’ necessario promuovere, zona per zona, organi di informazione (e non solo su base volontaria, come Z3xmi). Sono il mezzo primario per creare consapevolezza e attivazione.

E infine, a più lungo termine. Se è vero che la città metropolitana potrà generare un “dividendo” di minori costi (si pensi ai trasporti e ai servizi a rete) una quota di questo dividendo dovrà essere investito nel nuovo decentramento partecipato.

 (2. segue)



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