Verso il Comune di zona 3

E' ormai in fase finale il nuovo statuto comunale, che istituisce i Municipi al posto delle zone. I cambiamenti, fin dalle prossime comunali, saranno rilevanti. Al posto di un organo consultivo un vero e proprio Comune in miniatura, con fondi, servizi e poteri (Beppe Caravita)


Un municipio in via Sansovino, un Comune in miniatura per la zona 3 dotato di un Presidente a elezione diretta (come per il Sindaco di Milano), una giunta di quattro assessori e un consiglio municipale di 25 membri, numero ridotto dai 41 attuali in onore ai tagli sui costi della politica.

Un municipio operativo. Ben diverso dall’attuale consiglio di zona, svuotato negli anni, a cui sono rimaste solo funzioni consultive. Gestirà, secondo gli accordi preliminari, il verde, la manutenzione delle scuole, anche i servizi alle persone (anagrafe e soprattutto i servizi sociali) e il demanio. Ma qui siamo ancora nelle ipotesi, su un trattativa in corso.

Sì, perché la rivoluzione delle municipalità milanesi, direttamente connessa alla prossima transizione alla città metropolitana, è in corso silenziosamente in questi giorni. Le regole non sono tutte scritte. Riguarda tutte e nove le zone di Milano, d’ora in poi circoscrizioni con altrettanti costituendi municipi.

Per avviarli è stata elaborata una bozza di modifica dello Statuto del Comune di Milano, da parte di un gruppo di lavoro presieduto dal consigliere comunale Andrea Fanzago. Oggi questa bozza è all’esame dei nove consigli di zona. Per esempio in zona 3 i tempi sono ormai stretti. Entro il 22 maggio il parere finale, una riunione la settimana scorsa e una, fiume, martedì 12. E il 21 maggio il voto.

Su una riforma non da poco. Il Municipio (anzi la rete dei nove municipii) dovrebbero nascere, fin dalle prossime elezioni comunali della primavera 2016, come entità politiche, organizzative e di servizi in parte autonome. Con un proprio bilancio, risorse trasferite dal comune, deliberazioni vincolanti. Sulle materie loro assegnate i Municipi avranno l’ultima parola (non come oggi dove, anche per le aiuole, il si finale spetta a un remoto funzionario di Palazzo Marino).

Nella bozza Fanzago le aree di riferimento sono sei:

1.        Servizi alla persona, educativi, culturali e sportivi

2.        Gestione e manutenzione del patrimonio comunale assegnato

3.        Edilizia privata

           Verde pubblico e arredo urbano

           Sicurezza urbana e viabilità di quartiere

6. A     Attività commerciali e artigianato

Non poco. Per ora, a quanto pare, si parte con verde urbano, manutenzione scolastica e anagrafe. Ma c’è da scommettere che nei prossimi mesi e anni la vera trattativa tra Palazzo Marino e i nove municipi saranno queste competenze amministrative, con conseguente trasferimento dal centro dei poteri reali.

Anche e soprattutto perché lo stesso Palazzo Marino cambierà asse di riferimento. Si troverà al centro di una città metropolitana fatta di ben 148 comuni e quasi 8 milioni di abitanti. Dove i servizi a rete “pesanti” (trasporti pubblici, viabilità, altre reti..) avranno una nuova dimensione di scala, e quindi di razionalizzazioni e possibili  risparmi che alcuni hanno stimato in alcuni miliardi di euro l’anno.

Il comune centro-metropolitano, quindi, concentrato sulla nuova scala della conurbazione (o delle unioni comunali) avrà interesse a che dei servizi locali se ne occupino le unità più piccole, ovvero i municipi ottimizzati sul livello locale (e dove ogni zona di Milano, in realtà, oscilla intorno ai 200 mila abitanti, quindi di una media città italiana).

Ma non solo i servizi. I municipi saranno a tutti gli effetti istituzioni elettive autonome. Il presidente, come già detto, con elezione diretta identica al Sindaco. I 25 consiglieri con meccanismo proporzionale. E i 4 assessori nominati dal Presidente. Politici e non.

Quest'organo potrà, come oggi i consigli di zona, organizzare commissioni, ordinarie e speciali (di indagine) su temi critici per la circoscrizione. Gli assessori potranno anche essere scelti fuori dalla cerchia dei consiglieri, e così alcuni membri esperti delle commissioni.

Di più. I Municipi potranno farsi promotori di referendum comunali. E rivolgere al Comune istanze e proposte di deliberazione riguardanti la zona. Tramite poi la conferenza permanente di Presidenti dei Municipii, interloquire con il sindaco (o il suo delegato) sulle materie trasferite ai nove municipi. Per esempio se una petizione dei cittadini viene inoltrata al Municipio questa può giungere fino al Sindaco, per questa via. Se poi questa petizione raggiunge una sottoscrizione di almeno 250 cittadini della zona il presidente è tenuto a una risposta scritta e motivata entro i termini del regolamento.

Nei termini delle competenze del Municipio è poi istituito un referendum identico a quello comunale. Con una soglia del 5% dei cittadini proponenti e uno spazio di voto pari alla zona. A meno di referendum a più zone, sempre possibili.


 

 

 



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