Città della Salute, un caso esemplare - seconda parte

Una scelta sbagliata: qualcuno si accorge che cento anni di siderurgia non sono passati senza lasciare tracce. E via con il 'balletto' delle bonifiche e delle proprietà. ()

area falck 2UNA SCELTA SBAGLIATA

Ma da questo momento iniziano i veri problemi e si palesa l’errore della scelta fatta (evidentemente condizionata da forti interessi di parte politici ed economici). Nel frattempo le difficoltà di spazio del Besta continuano ad aumentare e l’Istituto dei tumori sta pensando di recuperare i padiglioni degli anni Venti.

L’area Falck intanto era stata acquistata da un privato - la cordata guidata da Davide Bizzi, che diventa presidente di Milanosesto, società proprietaria delle aree - che ne aveva ceduto gratis 230 mila metri quadri a Regione Lombardia per costruire l’ospedale, certamente uno dei motivi del suo appoggio incondizionato a questa soluzione. Il resto sarà business. In cambio Bizzi si è impegnato a bonificare l’intero sito: 1,4 milioni di metri quadrati: un’impresa titanica, 100 anni di siderurgia da ripulire.

IL 'BALLETTO' DELLE BONIFICHE

Il gruppo Bizzi affida i lavori di bonifica a varie società: tra queste Abienthesis, che ha condotto anche le contestate bonifiche di Santa Giulia, e Germani, società che si occupa di trasporti di sostanze delicate come appunto i terreni della ex-Falck, che fino ai siti dove vengono depurati o smaltiti devono viaggiare a bordo di camion speciali che garantiscono la non dispersione delle scorie. Nel terreno sono stati ritrovati idrocarburi, piombo, rame, cadmio, cromo, zinco e arsenico: il tema bonifica si presenta da subito gigantesco e sarà uno dei motivi, insieme a quelli legali e giudiziari, del grande ritardo del progetto.

MA POTEVA MANCARE UN PROGETTO DI AREA COMMERCIALE? E RENZO PIANO SALUTA E SE NE VA

Poi saranno da bonificare i terreni dell’area commerciale (140.000 metri quadri, il 10% dell’area totale) introdotta nel progetto dopo che nella partita sono entrati con 500 milioni i miliardari sauditi del gruppo Fawad, fatto che ha spinto Renzo Piano, progettista originario della Città della salute, a sfilarsi: “Non sono certamente il garante di uno shopping center con un parco divertimenti” dichiara e alla fine firmerà solo la stazione ferroviaria e la piazza intitolata al 1° Maggio. A questo punto, siamo nel 2013, per completare la bonifica si prevedono sette anni.

ALTRO 'GIRO DI VALZER'

Nel 2019 le aree dismesse acquistate da Bizzi nel 2010 cambiano proprietario: già spariti da tempo gli arabi del centro commerciale che fece ‘arrabbiare’ Renzo Piano, Bizzi esce da Milanosesto e vi entra Prelios, ex Pirelli Real Estate. È l’ennesimo ‘giro di valzer’: inizialmente Pasini, Zunino nel 2005, poi Bizzi e ora Prelios.

In un futuro sempre più vicino le aree Falck saranno divise in lotti: l’ipotesi ‘spezzatino’ sarà inevitabile e il masterplan di Renzo Piano andrà definitivamente cestinato. Già erano state cancellate le ‘case alte’, i grattacieli che nel 2011 erano scesi di altezza e di numero da 25 a 12, e ridotto il grande parco urbano per far spazio alla Città della salute. Dopo quasi quindici anni del progetto originario di Piano non resta più quasi niente. Si ricomincia da capo con diversi interlocutori privati e con i milioni di euro pubblici stanziati per la Città della salute che nel frattempo sono quasi raddoppiati a 450 dai 232 di Formigoni grazie a uno stanziamento statale.

NATURALMENTE FIORISCONO I SOLITI GUAI DI OGNI GRANDE APPALTO: GARE; RICORSI, CRISI ECONOMICHE, VICENDE GIUDIZIARIE.

Conclusa, forse, la vicenda proprietaria, si riapre la questione di chi avrà l’appalto: la gara è vinta da Condotte d’Acqua, ma, a seguito di un ricorso al TAR di Salini-Impregilo, arrivata seconda, con conseguente battaglia legale, ricorsi e contro-ricorsi che causano enormi ritardi alla realizzazione dell’opera, a gennaio 2020 il TAR del Lazio azzera i vertici di Condotte che perde l’assegnazione. Ma due mesi dopo il contrordine: l’assegnazione dell’appalto a Condotte risulta regolare.

Così a febbraio 2020 Condotte firma la commessa da 450 milioni di euro con i due IRCCS, Regione Lombardia, Ministero della Salute e Comune di Sesto, dopo otto anni trascorsi dall’avvio di Formigoni tra ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, pareri dell’ANAC, concordati preventivi e vertici azzerati e poi rinominati di Condotte. Quest’ultima, che nel frattempo si trova in grave crisi economica con problemi di liquidità e di governance, è finita in amministrazione straordinaria e deve vendere gli asset, compreso il contratto di appalto per la Città della salute. Pertanto, anche se la firma dello scorso febbraio è di Condotte, a realizzare il maxi-polo sanitario sarà probabilmente un altro operatore.

E IL BALLO RICOMINCIA. A QUANDO LA FINE DELLA STORIA?

E il ballo ricomincia, senza per ora alcuna prospettiva temporale. Tuttavia, alle ultime riunioni su Città della salute avrebbero partecipato anche i tecnici di Salini-Impregilo, la seconda classificata nella gara di appalto che aveva impugnato l’aggiudicazione con ben due ricorsi al TAR, poi respinti. Del resto, se non ci fossero soluzioni già individuate al problema-Condotte, non si spiegherebbe un crono-programma già tracciato e stringente: ad aprile di quest’anno la consegna del progetto definitivo e l’avvio della verifica di impatto ambientale; a settembre l’analisi del piano, che dovrà recepire le osservazioni degli IRCCS, e a ottobre l’apertura della conferenza dei servizi. A maggio 2021 poi è prevista la consegna del progetto esecutivo e a luglio l’avvio dei lavori, che dovrebbero durare tre anni con termine nel 2024. Salvo nuovi imprevisti, tecnici, politici o legali.

CHI GLIELO DICE AI CITTADINI CHE LA CITTÀ DELLA SALUTE PROBABILMENTE NON SARÀ MAI PRONTA?

Tirando le somme, finora sono trascorsi più di quindici anni da quando l’idea è stata lanciata e non è stato realizzato ancora nulla. Nel frattempo il PD e la ex-sindaca Monica Chittò, grandi sponsor del progetto, hanno anche perso le elezioni a Sesto e il traguardo, ammesso che mai si raggiunga, si allontana ogni anno di più. Ma chi spiega ai cittadini perché un’opera finanziata con quasi 500 milioni pubblici e decisa nel 2012 sta girando a vuoto con poche prospettive di essere finita, non nel 2024 come si dice ora, ma mai? Perché si è perso così tanto tempo, sprecando tanti soldi pubblici? Chi ha firmato i progetti, chi le consulenze, chi si è arricchito con le operazioni finanziarie e nei consigli di amministrazione? Quando saranno finalmente risolti i gravi problemi dei due ospedali di Città Studi?Perché i presidenti di Regione Maroni e Fontana non hanno dato queste spiegazioni?


Qui la prima parte della storia, non ancora conclusa, della Città della Salute. A corredo del primo articolo anche i link a tutti quelli da noi pubblicati nel tempo a questa vicenda, sanitaria, istituzionale e politica.



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