Il Parco Segantini

Dopo anni e anni d’abbandono, sull’area dell’ex Sieroterapico, sta sorgendo un parco. Un progetto nato dalla collaborazione fra cittadini e amministrazione pubblica, un’esperienza esemplare che si potrebbe replicare anche in altre zone. Ne  parliamo ora con i protagonisti. A questo tema sarà dedicato anche l’incontro di sabato 14 marzo, al circolo Acli di Lambrate.
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parco SegantiniAssociazione Parco Segantini. È nata formalmente nel 2013, ma già da un paio d’anni i cittadini di zona 5 e 6 lavoravano con le istituzioni ad un progetto per “un nuovo Parco fra i due navigli, da immaginare, da progettare, da fare. Con le idee, l’aiuto e l’energia di tutti i milanesi che vogliono aria, luce, spazio, verde e libertà”. Questo si legge nel loro sito e questa è anche l’aria che si respira dalle loro parole cariche di entusiasmo e ben meritato orgoglio.

Sono partiti in pochi, ma hanno fatto un lavoro straordinario coinvolgendo molti cittadini, ma anche associazioni, scuole e realtà di zona anche private.  Hanno superato gli ostacoli di budget, le difficoltà burocratiche e amministrative e soprattutto hanno realizzato nella pratica quotidiana, senza clamori, un’esperienza di partecipazione attiva alla vita sociale e alle scelte per la città che merita una grande attenzione perché può essere d’esempio ad altri percorsi possibili.
Stefano Guadagni è uno dei protagonisti di questo percorso partecipativo, a lui abbiamo chiesto di raccontare questa importante esperienza di partecipazione.
Ma chi volesse saperne di più potrà parlarne direttamente con alcuni di loro sabato 14 Marzo, alle 15.00 presso il circolo ACLI di Lambrate.

Ci parli brevemente del Parco Segantini. Quanto è esteso? Quali aree, attività o strutture ci sono e quali sono previste oggi?
Il parco è di circa 9 ettari. Sono previsti e in fase di ultimazione: 3 aree da circa 900 mq l’una da destinare a Giardini Edibili (orti contornati da una spessa bordura arbustiva), 1 area di 12.000 mq. (lungo un’antica roggia) da destinare a oasi naturalistica.
Queste aree sono state assegnate in gestione alla nostra Associazione che sta già intervenendo da tempo con lavori preliminari.

Facciamo un po’ di storia. Se non ricordo male, fin dai tempi della giunta Moratti, su quell’area, Fondiaria Navigli aveva realizzato un insediamento residenziale con l’impegno di restituire l’intera area bonificata. Ma come andarono veramente le cose?

Si sono succedute diverse società con vicende più o meno intricate. In estrema sintesi: è stato realizzato un condominio non particolarmente invasivo (palazzine di soli 4 piani) e l’area a verde è stata effettivamente bonificata: essa avrebbe dovuto essere consegnata a verde primordiale, ma questa seconda cosa é avvenuta solo in parte e con molto ritardo.

E come ha reagito la cittadinanza? Come è nata l’idea di fare qualcosa perché l’idea di un polmone verde in quella zona non rimanesse lettera morta?
Su richiesta di alcuni condomini e altri cittadini della zona, nel 2011 il CdZ ha indetto una riunione per spiegare le ragioni dei ritardi e quali erano i problemi: è stato subito evidente che il Comune, anche per via delle ristrettezze economiche, non aveva i mezzi per dar luogo all’esecuzione del progetto di parco che era stato approvato e deliberato qualche anno prima.
Il vicesindaco e il CdZ si sono dimostrati disponibili a cercare insieme ai cittadini  soluzioni alternative.
Alcuni dei partecipanti, conosciutisi nell’occasione, hanno deciso di riunire le rispettive risorse di competenza e di tempo per risolvere la situazione insieme al CdZ. È nato così il Comitato Segantini, che qualche mese dopo è diventato un’associazione. E l’associazione è stata poi riconosciuta onlus.

Come si è sviluppato il rapporto con le istituzioni, dal Consiglio di Zona al Comune?
Abbiamo messo a disposizioni le nostre esperienze professionali per fare proposte che fossero non solo realistiche e documentate ma anche realizzabili. Abbiamo collaborato con l’amministrazione comunale monitorando e documentando quotidianamente la parte di lavoro affidata a imprese. Abbiamo stipulato con il Comune convenzioni di collaborazione tecnica per realizzare quelle parti delle nostre proposte  che ritenevamo di poter efficacemente svolgere organizzando il lavoro volontario.

Chi ha sviluppato i progetti? Oltre ai singoli cittadini sono state coinvolte altre realtà del quartiere, quali, in che modo hanno contribuito?
Fin dall’inizio una delle idee portanti è stata quella di convogliare nel parco competenze e attività con l’aiuto delle tante “eccellenze” presenti nella zona: scuole di vari livelli dalle elementari alle superiori, istituzioni culturali (come l’Auditorium Verdi e la Nuova Accademia di Belle Arti) e altre associazioni di volontariato, come Opera in Fiore che organizza lavoro di orticoltura con diversamente abili e carcerati, o come Verdisegni, Oikos, Aliante etc.

Come sono state reperite le risorse necessarie?
Le competenze professionali e il lavoro manuale sono ovviamente volontari e gratuiti. Non c’è nessuna spesa di struttura (non abbiamo una sede fisica). Il piccolo contributo richiesto a ciascun socio (50 euro all’anno,  ma anche più ridotto in casi particolari come studenti e pensionati, o anche niente nel caso di volontari che prestino lavoro in modo abbastanza continuativo) ci permette di fare i piccoli acquisti necessari: piante e attrezzature, e qualcosa in materiale di propaganda, che ha comunque sempre anche una forte valenza formativa e socializzante.

Un’oasi naturalistica in piena città: un po’ inusuale! Come nasce quest’idea?
Nasce dal fatto che… c’era già! Lungo le sponde della roggia, abbandonate a se stesse per decine di anni, era cresciuta una vegetazione spontanea arbustiva dove avevano dimora diverse specie: abbiamo visto ricci, sparvieri, aironi, e anche tritoni (nelle notti di maggio un concerto suggestivo).
I lavori di bonifica prevedevano di radere al suolo tutto e di rifare gli argini della roggia: abbiamo proposto al CdZ un progetto alternativo: ripulire a mano l’ambiente (che era anche diventato un deposito di rifiuti di ogni genere) e gestirlo, sempre con lavoro volontario, come area naturalistica.  Il tutto fra l’altro era anche molto più economico per il Comune. Fu stipulato un accordo a  tre, fra il Comune, noi e Italia Nostra. Per due anni abbiamo censito le piante esistenti, ripulito a mano l’area e progettato il piano di rimboschimento. Adesso abbiamo arato la vasta area brulla e la stiamo piantumando (450 piante già poste a dimora e altre 1000 in arrivo) a arbusti e bassi alberi per ampliare l’habitat degli animali. Intanto con molta attenzione e cautela si sta sistemando la parte boschiva (qui le mani non bastano). Così sta nascendo quella che noi abbiamo chiamato OasInCittà.

La passata estate vi siete opposti alla demolizione di una casetta storica che la Provincia aveva deciso di abbattere insieme agli alberi ad alto fusto che la circondano. Che cosa era successo e che cosa ne sarà ora della casetta?
Abbiamo segnalato al Comune quella che ci sembrava un’incongruenza, uno spreco e una perdita di valore per la zona e per il parco. E il Comune ci ha ascoltato.
Abbiamo fiducia che i due enti  Provincia e Comune risolvano le modalità amministrative di loro competenza, e che ciò ci consenta di restaurarla, magari con il sostegno di qualche sponsor, e di metterla a disposizione delle realtà associative inerenti le attività di questo e altri parchi di Milano sud.

Orti collettivi, percorsi sensoriali… ci descriva meglio questi progetti.  

Gli orti collettivi saranno nella tre aree di 9000 mq di cui abbiamo detto prima. Tutti i volontari partecipanti collaboreranno alla realizzazione di un progetto unitario che stiamo elaborando tutti insieme. E tutti insieme si deciderà sulla distribuzione dei prodotti.  Siccome saranno orti e al tempo stesso giardini, e siccome nascono da una evidente vocazione all’ottimismo, li abbiamo chiamati OrtiMisti.
I percorsi sensoriali saranno installazioni o “stazioni” disseminate lungo il parco progettati in modo da sollecitare appunto i vari sensi: colori per gli occhi, suoni per le orecchie e così via.

Quando avete deciso di costituirvi in associazione in quanti eravate? E ora quanti sono gli iscritti? Come vi tenete in contatto? Avete incontri periodici? L’impegno è gravoso?
Quando da comitato informale abbiamo deciso di fare una vera e propria associazione eravamo in 13. Oggi, sono passati tre anni, siamo 200: 160 soci ordinari e 40 volontari continuativi. Ci troviamo mediamente ogni domenica mattina, tempo permettendo, per seguire insieme i vari lavori di cui c’è bisogno.
Non c’è nessun obbligo, e l’impegno non è gravoso. Ma, soprattutto è divertente, c’è molta allegria, ci sono anche molto bambini che partecipano. Tanto più che di solito man mano che la mattinata avanza, soci che avevano altri impegni e altri cittadini incuriositi dal viavai, vengono a trovarci sul campo, chi coi bambini, chi in bici, e alla fine della mattinata si improvvisa una specie di happy hour. E ogni volta qualche new entry si aggiunge.

Quale impegno richiede oggi la manutenzione? Chi se ne occupa? Siete tutti volontari? Esiste un ente o un esperto di riferimento che “garantiscano”sulla qualità e correttezza degli interventi sul verde e sull’ambiente? 
Siamo ancora in fase di prima “edificazione” delle varie strutture, la manutenzione non è ancora iniziata. Dopo che avremo inaugurato gli orti grandi (per ora ne abbiamo fatto uno piccolo che chiamiamo orto-scuola) allora sì, ci sarà anche da garantire un lavoro infrasettimanale più continuativo.
Sia per l'OasInCittà sia per gli OrtiMisti, e anche per quanto riguarda i 26 alberi che abbiamo “regalato” la primavera scorsa alla cittadinanza piantumandoli in un filare lungo il lato parco di via Segantini, la direzione tecnica è garantita dal Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra (Boscoincittà, per intenderci) che ci sta generosamente educando alla tecnica e allo spirito del verde.

Sono previste anche strutture per il tempo libero? Quali?
Ci sono già le ciclabili, ci saranno giochi per i bambini, i percorsi sensoriali. Ma intendiamoci: a Milano un’area così vasta e così libera, con una vista su tanto cielo è un bene inestimabile. Non vogliamo rimpinzare il parco con troppo cose. Preferiamo poche e belle.

Quali sono le prossime tappe, quali i progetti futuri?

La zona musica, pensata in collaborazione con la Verdi (fra l’altro il nome è straordinariamente… azzeccato), un “giocone” di legno, tipo una grande balena, che vorremmo progettare realizzando dei prototipi insieme all’Istituto Tecnico Giorgi con l’impiego di stampanti 3D; un forno da pane e pizza con tanto di corsi con insegnanti napoletani di gran livello; un centro di ristoro/ritrovo/informazioni realizzato con containers (gli studenti della NABA sono stati mobilitati con un contest e hanno sfornato una dozzina di progetti interessanti: ne abbiamo premiati tre che ci ispireranno nella realizzazione definitiva).

Tutto quello che facciamo parte da due convinzioni.
La prima è che la collaborazione fra cittadini e amministrazione pubblica funziona in quanto i cittadini, anziché sostituirsi, ambiscano ad aggiungere valore a ciò che il Comune sa, può e deve fare.
La seconda è che un parco è molto di più di un semplice insieme di prati, piante e panchine: è un luogo dove i cittadini possono intessere relazioni e creare comunità.
L’esperienza che stiamo facendo queste due convinzioni le conferma e le rafforza.



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Re: Il Parco Segantini
01/06/2017 Antonella
Potresti portarlo alla cascina Sant'Ambrogio in via cavriana 44


Re: Il Parco Segantini
01/06/2017 cesara montoli
avrei bisogno del vostro indirizzo mail che non ho trovato, mannaggia, in tutte le pagine che avete, uffa. ho in vaso una pianta di nespolo che è diventato così grande e sta soffrendo. riesce persino a fare i frutti ma che non riescono a maturare. ditemi cosa posso fare. io non ho un posto per piantarlo in piena terra. chiamatemi e magari aiutatemi a trasportarlo nel parco. abito vicino, in via borsi. grazie. cesara 333.3916586


 
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