Imparare dall'esperienza. San Salvario, un caso esemplare

Nell’ambito delle iniziative promosse dal Laboratorio di Democrazia Partecipata, si è recentemente svolto un interessante incontro sull'esperienza della Casa Quartiere di San Salvario (TO). Ecco il report dell’incontro con Roberto Arnaudo, direttore dell'Agenzia di Sviluppo. Chi avesse ulteriori curiosità, potrà partecipare ad "un'intervista collettiva" proponendo le proprie domande nei commenti all'articolo. ()

SSalvarioSan Salvario è un quartiere limitrofo al centro della città di Torino e il parco del Valentino.
Di medio reddito, non vi sono case popolari, qui sono arrivate le grandi ondate migratorie, hanno vissuto operai e borghesi, poveri e ricchi, migranti e studenti, fino agli anni 50 la famiglia Agnelli viveva qui, e qui nasce l'esperienza sociale e orizzontale dell'oratorio di Don Bosco che accoglie e mescola le differenze della popolazione.
L'offerta immobiliare è sempre stata a macchia di leopardo, soffitte, locali, cantine di stabili privati si sono adattati molto bene alle esigenze degli ultimi arrivati che comunque non hanno mai sostituito i vecchi residenti, caratterizzando un tessuto sociale forte.
Conflitti sociali e abitativi stimolano la nascita di comitati di cittadini che si ribellano ai flussi migratori, ma è dal conflitto e dalla crisi (che generano un livello di insicurezza più elevato del necessario), che vengono stimolate le proposte dove i conflitti scivolano nella costruzione e nella partecipazione.

Dalla domanda: “che cosa possiamo fare?” nasce la prima base associativa generata proprio dai confliggenti: razzisti,  centri sociali di sinistra, parrocchie, ambientalisti, commercianti e migranti.
Nasce l'agenzia per lo sviluppo, agenzia di secondo livello che coordina il pulviscolo di cittadini ed associazioni.
La trasformazione ha una dinamica anarchica, la forza fondamentale è la continua attrazione di partecipazione dei cittadini.
Non c'è mai stato da parte dell'amministrazione  comunale un intervento fisico, strutturale, né fondi straordinari, né trasformazioni architettoniche. Processo immateriale, senza mattone, progettazione senza sociologi, anche se con qualche architetto di troppo.

È l'idea della “Casa del Quartiere” che aggrega un sacco di gente.
Il progetto prende corpo, ma il suo sogno dura a lungo, tutto ciò che ora è realizzato è stato  pensato e desiderato  per tanto tempo.
Gli spazi della Casa del Quartiere non sono assegnati, vi sono associazioni che si prendono una stanza, studenti che consumano una pizza o studiano, c'è sempre una riunione di cui non si ha alcun controllo, la partecipazione è regimentata al minimo, questo stimola una collaborazione tra associazioni, tra giovani e anziani, tra residenti e stranieri, si crea spesso una progettazione collettiva.
Naturalmente si sono succeduti sia conflitti, sia tentativi politici di prevaricazione.

La consapevolezza del percorso e la sua ricchezza hanno attratto delle sostanziose donazioni:
€ 500.000,000 dalla fondazione Vodafone, € 300.000,00 dal comune fondo San Paolo che con alcuni assessori inizia a manifestare un certo interesse per le proposte che coinvolgono organicamente, dal nido alle scuole medie, il percorso studiato col museo di arte contemporanea di Rivoli: tappeto volante, protocollo d'intesa rivolto alla scuole.

Economicamente la struttura della casa di quartiere si basa su un ristorante a gestione privata, in affitto a 1.500 euro al mese più il 6%  sul fatturato, (ca 40.000,00 € annui) poi ci sono le offerte sui servizi: casa dei bimbi, sabato tutto il giorno per permettere ai genitori di fare la spesa più rilassati, feste di compleanno, servizi ufficio, banca del tempo, ciclofficina, corsi di danza sport teatro, scacchi …
Anche la festa di quartiere, la Paratissima, rientra nel progetto e coinvolge tutti gli anfratti del quartiere e ha un ruolo centrale nella componente del progetto scuole.

Un'aggregazione durata 15 anni del 94 al 2000. Con la donazione del 2003 i lavori di ristrutturazione dei bagni pubblici dei primi del‘900 iniziano nel 2007 terminando la casa del quartiere  nel 2010.
In questi 15/17 anni le “scuole dei neri”, inizialmente evitate dagli utenti e docenti, sono ora ambite dai torinesi.
Il quartiere attrae anche studi di architetti e design: mentre i prezzi delle case crollano in tutta Torino, nel quartiere salgono.
Nascono altri problemi legati al proliferare delle catene di locali che la liberalizzazione selvaggia delle licenze favorisce, da cui la nuova movida torinese a cui si oppongono i nuovi comitati formati da italiani di prima e seconda generazione.

report di Marco Cicognini


Per saperne di più: SanSalvario.org e casadelquartiere.it.

Inoltre, chi fosse interessato e avesse ulteriori curiosità su quest'interessante esperienza, potrà partecipare ad "un'intervista collettiva" proponenedo le proprie domande fra i commenti all'articolo. Sarà cura di questa redazione inoltrarle a Roberto Arnaudo, direttore dell'Agenzia di Sviluppo di San Salvario, e pubblicare al più presto l'intervista.



Tags:
casi virtuosi, democrazia partecipativa, laboratorio, SanSalvario

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Re: Imparare dall'esperienza. San Salvario, un caso esemplare
23/11/2013 maija
Grazie, l'idea è interessante, chiare le fonti di finanziamento, ma chi si occupa in concreto di aprire/chiudere, delle pulizie, dell'assegnazione temporanea degli spazi, insomma dell'organizzazione generale?


Re: Imparare dall'esperienza. San Salvario, un caso esemplare
03/01/2013 marilena quarello
grazie


 
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