Politica civica, si parte.

La partecipazione è all'ordine del giorno. In decine di iniziative diffuse, in vari punti di Milano. Ma chi credesse in un suo avvio immediato si sbaglierebbe. Il nuovo metodo di governo richiede una metropoli trasformata in una federazione di municipi, centri civici, piattaforme online dedicate. E tutto ciò è ancora ai primi passi. I tagli sul bilancio comunale pesano. Ma il processo di trasformazione della politica appare avviato. Quantomeno per Daniela Benelli, assessore al Decentramento che ha già a suo attivo il nuovo regolamento sui Consigli di Zona, e inizia a restituire loro poteri sottratti in vent'anni. Ora siamo al secondo passo. Lo studio di processi partecipativi possibili in vari punti di Milano. Il tutto in una città dove decine di iniziative preparatorie si sono attivate.
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“Non ci sono le risorse”. “Non abbiamo i fondi”. Chiunque direbbe, uscendo dalla giornata dell’Ansaldo dello scorso 27 ottobre (“le forme della partecipazione come motore delle nuove municipalità”), che queste frasi chiaramente espresse dall’assessore al decentramento Daniela Benelli e dal responsabile dell’ufficio per la città, Paolo Limonta, precludono, o quantomeno rinviano sine die l’avvio di uno dei veri cavalli di battaglia della giunta Pisapia: la nascita della politica partecipata a Milano, a partire dalle sue zone, quartieri, realtà territoriali. E alla fine municipalità.

Eppure queste frasi, se collocate nel contesto della giornata, indicano l’esatto opposto. I vincoli di bilancio sono fortissimi, la partecipazione richiede strutture, persone dedicate, piattaforme su misura anche web. Costano, quindi molte aspettative vanno ridimensionate. Però, <intendiamo comunque andare avanti. Il processo di trasformazione è già cominciato _ spiega Benelli _ con i primi atti concreti, quale il nuovo regolamento sui poteri delle zone. Che inverte oltre vent’anni di progressivo accentramento della macchina comunale e affida ai Cdz la formazione di priorità e di pareri vincolanti per tutta l’amministrazione. E' irreversibile. A fine mandato contiamo di arrivare a una Milano metropolitana fatta di municipalità partecipate>.

Ovvio, nel momento in cui i Consigli di zona cominciano a contare è opportuno, anzi necessario, coinvolgere i cittadini nelle scelte, nei progetti, nei processi decisionali.

Ma la partecipazione non è un’assemblea episodica, improvvisata e confusa, o una superficiale chat su Facebook.

E’ invece un sistema coordinato di tecniche di apprendimento comune, di condivisione, di discussione moderata e esplicitata, e alla fine produttiva. E insieme di piattaforme online organizzate su principi analoghi.

Per questo la giornata del 26 all’Ansaldo è stata una carrellata di esperienze concrete orchestrata da Marianella Sclavi (delegata dalla Benelli alle nuove iniziative di partecipazione), sociologa e tra i massimi esperti in Italia nella partecipazione strutturata. Applicata in particolare alla rigenerazione dei quartieri urbani in crisi.

Dal progetto Darsena di Ravenna, una riprogettazione partecipata di un canale in precedenza invivibile e inquinato, raccontato da Valentina Morigi, assessore al decentramento (e ora anche città@ttiva) del comune di Ravenna, alle case di quartiere e le piazze del sapere avviate a Torino (Agnese Bertello), all’uso della revisione civica per la ridefinizione dei confini di sette comuni della provincia di Bologna, con un attento processo partecipato sui referendum illustrato da Gerardo de Luzenberger.

Ma anche un buon numero di casi milanesi. Come Chiama Milano, la redazione civica attiva ormai da dieci anni con il connesso negozio civico di Corsia dei Servi creato da Milly Moratti, per anni consigliera comunale di opposizione e ora delegata dal Sindaco alla partecipazione. Il negozio di Corsia dei Servi è ormai un punto di riferimento abituale per l’associazionismo milanese. Di qui il progetto di replicarlo in una rete di negozi civici in tutte le zone, punti fisici di aggregazione necessari al decollo della nuova politica dal basso. Un progetto, quest’ultimo, che però fa fatica di fronte alla drastica scarsità di risorse comunali. E così per le “scuole aperte” care a Paolo Limonta (e a molti protagonisti dei comitati per Milano), un’iniziativa che si prefigge un obbiettivo poi non molto diverso: trasformare le scuole comunali in punti di aggregazione serali di associazioni (dei genitori) e di quartiere. Ma anche qui l’imminente nuovo regolamento comunale (non a costo zero) appare ancora non promulgato.

E poi l’online, la rete. Milano dispone fin dal 1994 (prima in Italia) di una Rete civica telematica (Rcm). 18 anni di esperienza sfociati in PartecipaMi – illustrata da Mario Sartori, direttore della fondazione Rcm - piattaforma in Open Source con i suoi forum moderati, dotati di documentazione condivisa e geolocalizzati. Con nove forum di zona (a abituale partecipazione di consiglieri di zona), il motore di deliberazione Liquid Feedback (nato dai pirati tedeschi), un modulo software per esplicitare problemi e proposte (programmi e progetti), uno per votazioni certificate e per il brainstorming ordinato. E oggi persino un’estensione software a misura dei gruppi di acquisto solidali.

E qui Sartori ha illustrato un’applicazione concreta virtuale-reale di un processo partecipativo misto. Il progetto Cives, che ha messo in contatto i produttori biologici del parco sud con i cittadini e i gruppi di acquisto dell’area ticinese. Con l’obbiettivo di valorizzare l’agricoltura pregiata della zona promuovendo il chilometro zero. Se replicato a tutta Milano porterebbe a un innalzamento del valore delle attività e del lavoro agricolo, alla difesa dei suoli (anche dalla speculazione) e a un maggior benessere cittadino.

Vale poi anche il progetto Garibaldi e Isola partecipata, avviato dal Comune,  che sta proseguendo nei suoi incontri per il ridisegno dell’area del cavalcavia Bussa e per la collocazione del nuovo centro civico.

C’è quindi fermento a Milano. Nel maggio scorso i promotori del tavolo interzonale sulla partecipazione avviato dai comitati per Milano censivano circa una quindicina tra iniziative, convegni informativi in cantiere, attività didattiche aperte, come il laboratorio sulla partecipazione avviato dal sociologo Sergio Delapierre al quartiere Rubattino.

Molti infatti stanno imparando in questi mesi. I processi partecipati non si inventano,del resto. E così il tavolo interzonale dei comitati XMI ha avviato un suo “corso di autoformazione” (basato sul manuale “a più voci” di Luigi Bobbio) che combina lo studio teorico all’applicazione ai casi reali della città.

Sei i casi di studio. Si va dall’Area C al Ferrante Aporti–Sammartini; dal Mercato della Terra al Campo Sportivo Colombo; dalla Mobilità dolce Baggio/Gambara all’Assemblea all’Isola. Casi incapsulati in quattro moduli. E ovviamente aperti a tutti.

Una massa critica da questo puzzle ancora non integrato? Gli elementi, come si vede, ci sono tutti. La disponibilità istituzionale (Benelli), le competenze, il volontariato attivo, le piattaforme di rete per la discussione e la deliberazione. Tempo, quindi, di cominciare a metterle in sinergia.

(Giuseppe Caravita)

 


 



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Re: Politica civica, si parte.
08/11/2012 liana
Grazie Giuseppe,
esauriente resoconto e ben scritto. Mi fa sperare che non tutto sia perduto, che i Consigli di zona (almeno il mio di zona 2) e le commissioni non continueranno ad essere degli organismi staccati dalla popolazione e dove gli eletti e le elette parlano solo tra loro.
liliana


Re: Politica civica, si parte.
08/11/2012 liana
Grazie Giuseppe,
esauriente resoconto e ben scritto. Mi fa sperare che non tutto sia perduto, che i Consigli di zona (almeno il mio di zona 2) e le commissioni non continueranno ad essere degli organismi staccati dalla popolazione e dove gli eletti e le elette parlano solo tra loro.
liliana


 
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