Dopo il virus, cambiare davvero

Da dove ripartire per una società più giusta e diversa? Quali i principi guida e quali i cambiamenti necessari? Le proposte di alcuni dei pochi grandi intellettuali del nostro tempo ()

Dopo il virus, cambiare davvero
Buona parte della nostra classe dirigente spinge per un rapido ritorno alla normalità. È quel centro di potere economico-politico che si riconosce ad esempio nel decreto Semplificazioni. Un decreto che riassume il peggio degli ultimi decenni in termini di saccheggio e privatizzazione del bene comune e di spreco delle risorse pubbliche (nell’analisi di Tomaso Montanari, Conte e il “decreto semplificazioni”: il vecchio che avanza su Volere la Luna).

E poi c’è un pezzo importante di società civile che invece ritiene malata quella normalità che abbiamo lasciato. E che propone un modello economico sociale diverso. Un piccolo, prezioso libro, Dopo il virus cambiare davvero (pubblicato dalle Edizioni Gruppo Abele e liberamente scaricabile), raccoglie riflessioni importanti per costruire un mondo diverso.
Perché, come ricorda Moni Ovadia nel libro citato, “l’espropriazione di un senso fondato su principi e diritti a favore di un senso puramente funzionale ha determinato una perdita di importanza dell’integrità della vita, subordinandola alla sua utilità invece che alla sua inviolabile sacralità”. Quella sacralità dalla quale invece, come non si stanca mai di sottolineare don Ciotti, è necessario ripartire per “imparare a guardare il mondo con occhi nuovi e consapevoli, capaci di riconoscere la natura e le persone come parti di noi e di cogliere nella relazione la radice e l’anima di ogni identità”.


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