Partecipare sì, ma come. I laboratori progettuali 2

Nell’ultimo giorno del corso di Lambrate, i partecipanti, divisi in gruppi, si cimentano nella pratica di progettazione partecipata per il ri-utilizzo dell’ex scuola Maroncelli. "Casa delle associazioni", "Centro giovanile" e "Uso sociale" sono le interessanti proposte. ()

edificio esterno1Il corso di Lambrate giunge al termine. Siamo alla fase finale, dopo il sopralluogo all’ex scuola Maroncelli si sono formati tre gruppi di lavoro. Del primo gruppo sulla Casa delle Associazioni abbiamo raccontato settimana scorsa. Ecco ora un sintetico report dei lavori del secondo e del terzo gruppo.

Gruppo 2. Il centro giovanile
Il gruppo lavora sull’ipotesi di utilizzo dell’ex scuola Maroncelli come centro giovanile o per attività ricreative e ludico-sportive rivolte anche ad altre categorie/fasce d'età. Dai post-it si raccolgono le prime idee dei partecipanti tutte orientate, pur con sfumature e accezioni diverse, a trovare una risposta al bisogno di aggregazione.
Si pensa di utilizzare gli spazi innanzitutto per adolescenti perché possano ritrovarsi, fare musica, teatro, arte… lasciando magari parte dello spazio in autogestione, ma trasformando il luogo in centro multifunzionale con attività ludico-ricreative, sportive (è presente una palestra), o di formazione nelle varie aule, attività “sociali” collegate al CAM o attività per i ragazzi stranieri. Un’ala potrebbe essere dedicata totalmente ai giovani, ma un'altra anche ad adulti/anziani o a una casa delle donne con attività culturali-ricreative-sociali. E si propone persino un centro psicologico e medico con palestra (e piscina?) aperto alla cittadinanza.

Il dibattito
Dal dibattito emerge chiaramente come il forte fabbisogno degli adolescenti per luoghi di aggregazione dedicati sia un’esigenza particolarmente sentita a Lambrate (vedi i casi di Rossocinque al Circolo ACLI, del club Serraglio in via Priorato, e dei centri sociali auto-organizzati con episodi di occupazioni di spazi autorizzate o meno) e nei vicini quartieri di Rubattino o Cimiano-Crescenzago-Rizzoli (vedi i casi affrontati nell'ambito dei progetti "Adolescenti e sicurezza" e "Adolescenti sicuri, cittadini attivi").
Sono pochissimi i servizi pubblici e gratuiti per questa fascia di età! Per loro al di fuori degli spazi scolastici, esiste solo l'offerta degli oratori cattolici e non c’è niente di simile a “oratori laici”. Fanno eccezione i CAG-Centri di aggregazione giovanili, strutture comunali insufficienti per numero e capienza, e dall’impostazione non del tutto adeguata al target.

Il ruolo delle Istituzioni
Si discute anche della necessità di affidare un ruolo adeguato alle Istituzioni, sia quelle a cui fa capo l’edificio e che ne concedono l'uso (ovvero il Comune e il Municipio), sia altre con cui sviluppare collaborazioni temporanee o di lungo periodo (per esempio, università o scuole medie e superiori del Municipio3) oppure Città Metropolitana e Regione come Istituzioni territoriali che possono svolgere attività e iniziative dedicate alle fasce di età interessate.
Necessario quindi ragionare anche sullo statuto, sulla governance e sulle regole di utilizzo da stabilire.

Questioni aperte
Il Centro, idealmente, dovrebbe essere gestito da Comune/Municipio per tutto ciò che attiene la gestione e il mantenimento dell'edificio in sé, e da un ente costituito ad hoc per la gestione delle attività.
Da definire, poi, anche il rapporto con il quartiere e la comunità dei cittadini che lo abitano, nonché l’opportunità o meno di interloquire con soggetti esterni al quartiere che possano partecipare al progetto portando il loro patrimonio di esperienza in merito (per esempio, Macao).
Tutta da definire la questione del se, ed eventualmente quanto, spazio di autonomia dare ai giovani nella gestione delle attività e nella governance dell'ente gestore. E quale rapporto si creerebbe tra giovani-anziani o giovani-altri destinatari, nell'eventualità che l'edificio non sia destinato in via esclusiva ad attività di e per i giovani.

Gruppo 3. L’uso sociale
Il terzo gruppo di lavoro parte dal presupposto che la molteplicità e l’ampiezza degli spazi del complesso scolastico di Via Moroncelli permette un utilizzo multifunzionale. Con la solita metodologia dei post-it si raccolgono le prime suggestioni: un percorso pubblico in continuità con gli altri spazi del quartiere (incontri, eventi, mostre, design …), soluzioni temporanee per emergenze abitative (sfratti, liste d’attesa case popolari, senza tetto…), abbattimento degli edifici pericolanti per la trasformazione in giardino condiviso.

Il dibattito
Le prime considerazioni riguardano l’eventuale abbattimento per la trasformazione in area verde, ma si teme possa essere più oneroso della ristrutturazione dell’esistente. Quest’ultima, invece, potrebbe rappresentare una grande opportunità per gli abitanti del quartiere, in particolare per le persone in stato di difficoltà e precarietà sociale.
Si ipotizzano sia usi temporanei, per un utilizzo immediato degli spazi attualmente già agibili, sia progetti ad hoc per destinazioni d’uso più definitive, una volta completata un’adeguata ristrutturazione.

Le proposte
Tre sono le proposte che emergono dalla discussione di questo terzo gruppo di lavoro:

a. Miniappartamenti per fare fronte a situazioni di emergenza abitativa, che potrebbero essere realizzati e gestiti da un’associazione (per esempio la Comunità di S. Egidio) - la struttura delle cucine potrebbe essere utilizzata come cucina e mensa comune per situazioni particolari)

b. Casa di quartiere (delle associazioni): le stesse associazioni potrebbero garantire attività e servizi anche per le persone che temporaneamente vivono nei miniappartamenti

c. Casa medica: un ambulatorio condiviso tra medici di medicina generale, che garantisca un servizio di medicina di base continuativo e di qualità ai cittadini del quartiere ed alle persone in stato di necessità.

Una rara opportunità
Data l’ampiezza degli spazi a disposizione, le tre proposte potrebbero tutte coesistere, offrendo la rara opportunità di attivare risposte integrate ai bisogni dei cittadini.
Il Centro si potrebbe porre, ad esempio, anche come punto di riferimento per percorsi di aiuto e sostegno a donne maltrattate e si potrebbero anche progettare ambienti per la formazione e riqualificazione professionale, per esempio un laboratorio di cucina.
Per quanto riguarda la gestione, l’amministrazione pubblica assumerebbe un ruolo regolatore e di supporto, affidando in modo chiaro e trasparente la gestione degli spazi e delle attività alle associazioni.

E questo potrebbe essere solo l’inizio di un percorso che si preannuncia molto stimolante!


Undicesimo e ultimo articolo sul corso del Laboratorio di democrazia partecipata di Lambrate (qui l'articolo introduttivo, vedi sotto il dettaglio completo dei precedenti)



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