Nulla sarà come prima dopo il Coronavirus?

Sarà così? Non lo sappiamo, ma in futuro sarà bene archiviare il liberismo e il dogma del mercato che regola le nostre vite. ()

coronavirus
Boris Johnson ha dichiarato apertamente non molti giorni fa che bastava lasciar diffondere la COVID-19 senza porre restrizioni, l’epidemia velocemente si sarebbe sfogata contagiando tutta la popolazione, con l’inconveniente di non risparmiare i soggetti più deboli, gli anziani, ma evitando così di causare troppi danni al sistema economico-finanziario, dopo si sarebbe tornati alla normalità.
Altri leaders occidentali hanno condiviso all’inizio, più o meno tacitamente, questa posizione, penso a Macron, Trump, agli esponenti della Lega e della nostra destra, salvo ritrattarla per invertire decisamente la rotta non appena era divenuta insostenibile, anche per l’elettorato più retrivo. Oggi le opposizioni in Italia si scagliano contro il governo perché fa troppo poco.
Da cosa derivano questi comportamenti concepibili solo in una clima culturale fondato sull’individualismo più acceso e sul disprezzo dei deboli? Prima che dal cinismo, un atteggiamento certo poco raccomandabile, nascono dalla matrice del pensiero neo-liberista, quello che ha condizionato e sta sempre condizionando incontrastato da decenni le sorti del globo e che in momenti come quelli attuali si rivela del tutto insostenibile e irrazionale.
L’unico interesse da perseguire sarebbe quello del singolo, dell’individuo che non fa parte di un gregge, di colui che in caso di pericolo pensa a badare a sé stesso, isolato invece che in gruppo, ma che in caso di necessità non potrebbe far a meno della solidarietà altrui per sopravvivere. Salvo reclamare l'intervento dello Stato quando non si può farne a meno.
Un sistema basato su questi presupposti non può garantire salute e sicurezza a tutti, né perseguire l’interesse della comunità. Dovrebbe risultare logico che il dogma neo-liberista è da rifiutare se l'interesse individuale viene prima di quello comune, il privato prima del pubblico. se non siamo tenuti a rivendicare l’esigenza sociale della solidarietà verso chi è più debole, chi si trova in difficoltà, se lasciamo ammorbare il gregge e morire chi non ce la fa.

Questa mentalità conservatrice di destra sta cancellando le maggiori conquiste sociali ottenute dopo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale, dopo che il tempo ne ha fatto dimenticare l’orrore.
Questa emergenza dimostra che la sanità, se si fa parte di un consesso civile, deve essere gestita nella logica del servizio pubblico, la cura del malato non è conciliabile con il criterio del profitto, la salvaguardia della salute di tutti non può dipendere dal buon risultato di un bilancio aziendale.
Il modello della sanità regionale, in Lombarda e altrove, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, non tanto per l’incapacità di fronteggiare un’epidemia di tal portata, quanto per le scelte che hanno visto da anni depauperare la sanità pubblica, eliminare servizi essenziali per sostenere le pur prevedibili emergenze e privilegiare la sanità privata.

I cittadini potranno ritenersi ancora al sicuro se le politiche di riduzione del personale, la chiusura delle strutture ospedaliere pubbliche, la dismissione dei presidi sanitari non verranno radicalmente riviste?
E chi potrà rimettere in sesto un sistema compromesso da decenni di tagli e sine cura, gli stessi che l’hanno gestito? Passata la crisi sarà bene cambiare pagina.


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Re: Nulla sarà come prima dopo il Coronavirus?
28/03/2020 Redazione
Proprio per affermare i principi di equità e giustizia occorre che servizi pubblici essenziali quali sanità, educazione, mobilità siano a gestione pubblica per garantire a tutti in egual misura il diritto alla salute, all’educazione, alla sicurezza. E’ finita di certo la stagione dello Stato padrone delle ferriere e imprenditore che opera in attività da lasciare alla libera iniziativa privata, nessuno si augura di tornare a questo tipo di intervento statale. Quanto alla legalità e ai controlli sta alla magistratura da una parte e alla (buona) politica dall’altra fare in modo che vengano rispettata e attuati.


Re: Nulla sarà come prima dopo il Coronavirus?
28/03/2020 antonella
Sono d'accordo con voi,ma credo che l'interesse comune vada assolutamente temperato dai principi di equità e giustizia.La storia del nostro Paese ci insegna che si arrivò alla privatizzazione delle aziende in mano pubblica perchè quessta gestione "pubblica" non era nè equa nè giusta. E' verò che l'interesse comune deve venire prima di quello privato, ma perchè ciò possa accadere occorre che vi siano seri controlli finalizzati al rispetto dell'equità e della giustizia. Penso anche all'attuale situazione dell'Italia in Europa, dovremmo esigere in quella sede il rispetto dell'eguaglianza e le nostre forze politiche farsi garanti della legalità. Ma ne saranno all'altezza?


Re: Nulla sarà come prima dopo il Coronavirus?
26/03/2020 xavier
Mi viene in mente una frase dell'ex-presidente della Repubblica Sandro Pertini:
“Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.”


 
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