Cittadini e Partecipazione

Per colmare il vuoto tra le istanze dei cittadini e le (non) risposte dell’amministrazione pubblica occorre e basta un regolamento comunale? ()

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Ringrazio l’assessore Lipparini per il riscontro dato su FB all’articolo “I cittadini fanno squadra”, mi permette di tornare sull’argomento e chiarire meglio i contenuti.

Le associazioni, i movimenti, i comitati di quartiere che si sono ritrovati unanimi nel constatare la mancanza di spazio concesso alla partecipazione dei cittadini da questa amministrazione hanno sentito la necessità di fare rete per opporsi a scelte e determinazioni dell’amministrazione apparse in netto contrasto con l’interesse generale, seguendo prassi e modalità che negano ai cittadini la possibilità di discutere, approfondire e dibattere pubblicamente le decisioni su grandi e piccole questioni che riguardano la comunità.

Di questo si tratta. Non tanto della mancanza di un regolamento, quanto della constatazione che manca una reale volontà per consentire ai cittadini una vera partecipazione alla vita sociale, come appare chiaro quando l’assessore Maran propone ai cittadini un tavolo per definire le modalità di compensazione per il taglio degli alberi del parco Bassini, un tavolo a cui si invita anche un rappresentante del comitato cittadino quando ormai non serve praticamente a nulla, gli alberi sono stati tagliati e amen, tanto per fare un esempio.

Questa è la sostanza delle rivendicazioni nei confronti dell’amministrazione, occorre ribaltare il criterio con cui si affronta il tema della partecipazione, la partecipazione richiamata all'articolo 3 della nostra Costituzione che recita “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La distanza che separa politica e cittadini si misura oggi sempre più dal deficit di partecipazione a cui assistiamo e penso tutti possiamo convenire che senza partecipazione non ci può essere una vera vita democratica e un buon governo capace di perseguire il bene comune.

La questione è quindi assolutamente centrale per una gestione democratica della città, il criterio della partecipazione dovrebbe essere nel DNA di ogni buon amministratore della cosa pubblica, come precondizione. Il diritto di partecipazione non è una gentile concessione del governante di turno, è una condizione irrinunciabile di democrazia e non si può finalizzare nella stesura di un regolamento. Se l’obiettivo dell’assessorato alla partecipazione è quello di definire gli strumenti stiamo confondendo i mezzi con il fine.

Intendiamoci ben venga un regolamento e offriamo tutta la collaborazione possibile da parte nostra, purché non si perda di vista che l’obiettivo non è il regolamento, ma la rimozione degli ostacoli, come dice la Costituzione, che vengono messi in atto per limitare la partecipazione effettiva.

E’ importante rilevare che i diritti di partecipazione non si affermano poi con la definizione di alcuni percorsi partecipativi proposti per raccogliere il consenso su questioni specifiche, senz’altro interessanti e utili, ma tali da non poter esaurire la richiesta di partecipazione che viene dai cittadini. Il compito e la principale funzione di un assessorato dedicato a dare una risposta a queste istanze resta quello di intervenire per far riconoscere e attuare il diritto alla partecipazione sulle questioni che riguardano la città, il territorio, l’ambiente, questioni oggi cruciali e ineludibili se quello che ci preoccupa è la sopravvivenza del pianeta.


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