La Turchia invade il Rojava e combatte i curdi con il tacito consenso USA, l’Europa è timida, l’Isis torna a essere un pericolo.

“Sorgente di pace” si chiama la terza operazione militare turca nel nord della Siria in tre anni. Perché i curdi fanno paura ?

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rojava donne al fronte

A seguito di un accordo più o meno segreto con la Turchia, un mese fa l’esercito USA ha lasciato il nord della Siria dove aveva combattuto a sostegno dei guerriglieri curdi nella guerra vittoriosa contro l’ISIS che aveva liberato il Kurdistan occidentale, il Rojava. Il tradimento di Trump del popolo curdo, ha di fatto dato il via libera al governo turco per entrare nel nord della Siria iniziando uno sterminio dei guerriglieri curdi,considerati terroristi. Da allora fino alla tregua negoziata qualche giorno fa e poi più volte infranta dalle truppe turche, Erdogan ha dichiarato di avere sterminato più di 3.000 curdi, inclusi donne e bambini ovviamente.

Ma qual’è la storia recente di questo popolo eroico e martoriato, che pur avendo praticamente da solo sconfitto i terroristi di Daesh (nome arabo dell’Isis), è ancora una volta oggetto di aggressione e sterminio ?

Il popolo curdo, tra i più antichi tra le popolazioni mediorientali, vive diviso tra cinque paesi: Turchia (sud est), Iraq (nord), Iran (nord ovest), Siria (nord est) e Armenia (sud), nel vasto altopiano del Kurdistan, che racchiude i confini dei cinque paesi. Essi non hanno mai ottenuto uno Stato nazionale permanente. E’ bene ricordare che i curdi sono solo all’80% musulmani sunniti, per il resto sono alauiti (una variante dell’Islam sciita), yazidi, ecc..

Dopo la prima guerra mondiale e la sconfitta dell'Impero ottomano, i vincitori alleati occidentali avevano previsto la creazione di uno Stato curdo nel Trattato di Sevres del 1920. Una promessa che venne disattesa 3 anni dopo, quando il Trattato di Losanna ha fissato i confini della moderna Turchia senza definire confini geopolitici per il Kurdistan. Così i curdi sono rimasti una minoranza nei diversi Paesi in cui si sono ritrovati a vivere. Finora qualsiasi azione dei curdi per creare uno Stato indipendente è stata sempre repressa.

I curdi turchi, i curdi siriani e i curdi iracheni, che insieme hanno combattuto contro l’Isis, sono i gruppi finiti nel mirino di Erdogan. I curdi iracheni hanno da tempo una loro regione autonoma all'interno dell’Iraq (il Kurdistan iracheno), mente i curdi siriani soltanto di recente hanno ottenuto il controllo della regione che abitano, il Rojava.

E proprio del Rojava e della sua straordinaria esperienza voglio parlare in questo articolo.

Rojava è la versione più breve di Rojava Kurdistan (Kurdistan occidentale). Il governo del Rojava è controllato dal PYD, un partito che si potrebbe definire di ispirazione “socialista libertaria”, ma una grande importanza viene data all’autogoverno delle comunità locali.

E’ necessario ricordare che circa il 60% delle risorse petrolifere della Siria si trova nel Rojava, unica fonte di guadagno per il governo locale. Il PYD non impone tasse ai cittadini.

Il Rojava ottenne l’indipendenza nel 2011.

Il Partito dell’Unione Democratica (PYD), assicura il governo dei territori sotto il controllo curdo attraverso l'ala militare dell'YPG, unità di protezione popolare. Il PYD ha espresso un’idea di società socialista-libertaria, un modello raro e innovativo rispetto alle tradizioni islamiche, un modo di pensare vicino a quello espresso dal PKK, partito dei lavoratori del Kurdistan, di Abdullah Öcalan. Ed è anche per questa sintonia fra PYD e PKK che la Turchia ha fatto partire l’offensiva nel Nord-Est della Siria. Ankara considera infatti il PKK un’organizzazione terroristica e il leader del partito Öcalan è in carcere in Turchia dal 1990 in isolamento. Già prima di essere incarcerato Öcalan aveva cominciato a rivedere la sua posizione politica generale, sia, cioè, la sua idea di socialismo che il rapporto dei curdi con gli stati nei quali vivevano. Elaborerà progressivamente, e poi definirà in carcere, una sua idea di socialismo, che chiamò “confederalismo democratico”, ispirata alle teorie del municipalismo libertario e dell’ecologia sociale teorizzate dal filosofo socialista libertario americano Murray Bookchin. Il confederalismo democratico, definito da Ocalan una democrazia senza stato, è .basato sulla gestione diretta popolare dell’economia, del territorio, delle istituzioni, sull’armamento popolare, in forma di milizie territoriali, sulla parità di genere nella gestione delle organizzazioni politiche e sociali, nelle associazioni di mutuo soccorso e per i diritti umani, nelle strutture di autodifesa, nelle milizie impegnate in guerriglie. Inoltre, senza un ruolo primario nel Kurdistan e in tutto il Medio Oriente delle donne, vittime millenarie della massima oppressione, era una mistificazione parlare di democrazia e di socialismo. Già prima dell’incarcerazione, infine, Ocalan aveva dichiarato la rinuncia all’obiettivo dell’indipendenza dei territori curdi e posto invece l’obiettivo di una loro partecipazione agli stati mediorientali di loro insediamento orientata a battersi per la loro democratizzazione e per i diritti di tutte le minoranze etniche e religiose. Nel carcere Öcalan è riuscito a scrivere libri importanti, buona parte dei quali è stata tradotta anche in Italiano.

Il mondo è stato emotivamente sconvolto ed entusiasmato dalle milizie curde combattenti in Siria, caratterizzate dall’alta partecipazione femminile e da comandi misti donne-uomini e da una straordinaria combattività.

Queste milizie hanno difeso dallo Stato Islamico per due anni la città di Kobane, che l’intero Occidente considerava persa, riuscendo, benché poco e male armate, a vincere. Più recentemente in alleanza a milizie arabe sunnite hanno conquistato Raqqa, “capitale” dello Stato Islamico, e ripulito integralmente la parte nord-orientale della Siria.

I curdi siriani sono stati quindi negli ultimi anni i principali artefici della battaglia e della vittoria della battaglia contro l’Isis (Daesh). L'YPG ha combattuto sul terreno riconquistandolo palmo a palmo e ricevendo supporto degli Stati Uniti in particolare con l’aviazione.Nel corso del 2015 i guerriglieri curdi, con il sostegno Usa, riuscirono a riconquistare i propri territori (il Rojava appunto) che erano stati occupati dall’Isis e riuscirono anche ad espandersi in aree abitate da popolazioni arabe. Negli anni successivi, 2016 e 2017, i curdi-siriani rafforzarono il proprio controllo sul Rojava e contribuirono in modo determinante alla sconfitta finale del califfato.

La causa curda dell’YPG ha suscitato così grandi simpatie presso l’opinione pubblica occidentale non solo per il contrasto all’Isis, ma anche per l'ideologia espressa dal movimento. Abbiamo accennato al “confederalismo democratico” di Ocalan, di cui uno dei principi è il riconoscimento alle donne degli stessi diritti degli uomini. Esistono quindi milizie curdo-siriane composte da donne, come ad esempio l’YPJ, unità di protezione delle donne, che combattono spesso a capo scoperto contro gli estremisti islamici del Daesh. Nell’esperimento politico del Rojava, che ha adottato una Costituzione di stampo democratico, pluralista e liberale, un ruolo fondamentale ha assunto l’ambientalismo. In tal senso Abdullah Ocalanscrive: “Una politica che promette la salvezza dalla crisi attuale può portare a un sistema sociale giusto solo se è ecologica”.

Se dieci anni fa avessimo pensato che nel nella parte del Kurdistan in Siria settentrionale potesse nascere qualcosa come Rojava, questo ci sarebbe sembrato impossibile. Eppure è successo dimostrando che una vita diversa è possibile. E in questo è fondamentale l’aspetto dell’ecologia. La difesa militare naturalmente è centrale, così come il movimento delle donne, altro punto di grande innovazione in Rojava, ma l’ecologia è un tema essenziale e non può essere trattata come una lotta separata: le questioni ecologiche riguardano anche problemi economici. Se teniamo conto dei danni che le monocolture hanno fatto in questa regione, non sono solo danni che riguardano la natura.

Attraverso le monocolture, imposte dal regime di Assad, le persone vengono messe in una condizione di forte dipendenza. In questo modo la coltivazione di ortaggi e frutta è stata vietata. Invece si è forzato solo sulla coltivazione di frumento. Questo ha creato un problema economico: gli ortaggi dovevano essere importati da un’altra regione.

Decentralizzazione, autonomia, ecologia… in che modo le teorie di Abdullah Öcalan e Murray Bookchin si rispecchiano nel Rojava ? Proprio per quanto riguarda la svolta ecologica in Rojava, c’è molto di Bookchin che era molto bravo nel mostrare i nessi tra problemi sociali e problemi ecologici. Ocalan a sua volta ha adottato molte di queste idee e quindi ora in Rojava, a tutti i livelli del sistema consiliare vengono costituite commissioni per l’ecologia.

Anche lacqua viene usata come arma.Il Presidente turco Erdogan progetta enormi dighe sull’Eufrate e sul Tigri, fiumi che nascono nella parte turca del Kurdistan. e scorrono attraverso il Rojava. Con le dighe ha in mano uno strumento di pressione su Siria, Iraq e in particolare sul Rojava. Perché chiudendo il rubinetto, lì la vita diventa semplicemente impossibile. Ma la Turchia non ha usato le dighe contro Daesh. Quando il calffato dominava quella zona, l’acqua dalla Turchia arrivava in quantità. Quando la regione alla fine del 2015 è stata liberata dalle YPG/YPJ, Erdogan ha chiuso il flusso e l’acqua è diventata scarsa, dimostrando anche in questo modo da che parte sta veramente la Turchia nella lotta contro Daesh.

Costruire un sistema così richiede un’ampia consapevolezza da parte della gente e una organizzazione complessa. Per prima cosa sono stati creati rapidamente associazioni e comitati e istituzioni amministrative del sistema.

Il progetto consiste nella formazione di una mentalità comune in settori come istruzione, cultura, salute, economia e autodifesa ed è a lungo termine. Il confederalismo democratico non è un modello rigido, ma si evolve sulla base delle esperienze acquisite, richiede una mentalità flessibile che deve essere formata sull’educazione comune.

Era importante rappresentare equamente le donne e farle partecipare ai meccanismi decisionali. E’ sempre una donna insieme a un uomo a ricoprire una carica istituzionale in Rojava. Questo processo ha reso più consapevole la donna della propria forza e capacità di agire. Anche i giovanissimi possono fare un’ analisi politica e fare una proposta.

Per il Rojava è quasi impossibile immaginare il futuro geopolitico, tanto rapidamente cambia la situazione.Nessuno avrebbe messo in conto un ritiro così rapido delle truppe USA e nessuno avrebbe pensato che questo appena due giorni dopo sarebbe stato implicitamente revocato.

Resta però da sperare che il Rojava possa mantenere la sua relativa indipendenza. Attraverso la collaborazione militare gli USA naturalmente cercano di continuo di esercitare influenza sul progetto e di separarlo dalle sue radici ideologiche. Il Pentagono si augura una sorta di stato curdo sotto influenza statunitense, analogo alla regione curda in Iraq. Lo stesso pericolo viene dal regime di Assad. Infatti l’intervento della Turchia ha costretto i curdi a chiedere il sostegno militare di Assad, che certamente chiederà delle contropartite.

La trasformazione ecologica della regione sarà possibile solo se questa continuerà ad essere amministrata in modo autonomo. Appena scoppierà di nuovo la guerra, ne soffrirà anche lo sviluppo ecologico. E allora sta anche a noi in Europa mobilitarci contro l’incombente offensiva da parte della Turchia e evidenziare e criticare sempre il ruolo degli Stati europei – per esempio rispetto alla fornitura di armi o altri tipi di collaborazioni.

Oggi i curdi siriani si sentono traditi. Attaccati dalla Turchia e abbandonati dagli Stati Uniti, si sentono traditi proprio da quel mondo occidentale che aveva espresso sostegno e stima negli ultimi anni. Ilham Ahmed, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio democratico siriano, da Bruxelles ha chiesto alle istituzioni europee di "non abbandonare i siriani" e di non chiudere gli occhi su Erdogan."Gli Stati dell’UE

devono ritirare al più presto i loro ambasciatori dalla Turchia perché sta violando troppe leggi internazionali e continua a danneggiare la Siria. Questo crimine va fermato e la Turchia deve essere sanzionata per quello che ha fatto".



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