La rivoluzione dei GAS

Cibo biologico, consumi consapevoli, km 0, tutti ne parlano, ma per i Gruppi di Acquisto Solidale che significato hanno oggi? ()

GASQuando nacquero, alcuni decenni fa, il biologico era poco conosciuto e quasi totalmente assente dalla grande distribuzione. I gruppi di acquisto rappresentavano per alcuni l’unica maniera per consumare beni senza chimica e nel rispetto della natura.
Negli ultimi anni il comparto biologico è cresciuto in maniera significativa sino a diventare una fetta importante e non più marginale nel consumo degli italiani. Anzi, in un contesto di consumi stagnanti, è l’unico settore che continua a crescere in maniera importante. Nel 2018 il comparto bio è cresciuto del 5.3% raggiungendo un giro di affari superiore ai 4 miliardi di euro. In un decennio la crescita è stata del 171%. La sua quota di mercato è passata dallo 0,7% nel 2000 al 3.7% nel primo semestre 2019. Peraltro negli ultimi anni questa crescita è da imputare quasi esclusivamente al sempre maggior peso della grande distribuzione, dove la crescita nel triennio 2016-2018 è stata superiore al 20% annuo.

Dunque i GAS, che hanno contribuito a diffondere la sensibilità dei consumatori nei confronti di tematiche quali la sostenibilità e la salvaguarda dell’ecosistema, hanno raggiunto la loro missione ed esaurito il loro compito?
In realtà, la promozione del biologico è soltanto una parte dell’impegno dei GAS. Come suggerisce lo stesso nome, la caratteristica essenziale dei GAS è quello di essere, appunto, solidali.
E da questo punto di vista la strada da fare è ancora lunghissima. Perché “solidarietà” rischia di essere la parola più sovversiva dei tempi moderni. In una cultura dell’individuo atomizzato, dove l’ossessione per la ricchezza e il potere ci hanno portato davanti ad una crisi di civiltà senza precedenti, essere solidali significa infatti rovesciare il paradigma dominante.

Il termine solidarietà deriva dal latino in solidum e stava ad indicare un gruppo di persone che avevano un debito in comune. Sin dall’origine quindi il termine solidarietà ha avuto una connotazione economica e legava persone in difficoltà. Dunque un rapporto di reciprocità, tra pari, ben diverso ad esempio dal concetto di carità o di filantropia, atto unilaterale calato dall’alto. Ed è proprio qui che sta la sua capacità di ribaltare gli schemi della società liberistica.
Dunque, cosa significa essere solidali per un Gruppo di Acquisto?
Significa innanzitutto stipulare un patto alla pari con il produttore: dove il gruppo di acquisto si impegna a supportare il produttore, garantendogli un flusso di acquisti costante, permettendogli un minimo di pianificazione della produzione, sino ad arrivare in alcuni casi a forme di compartecipazione dei rischi d’azienda. Da parte sua il produttore si impegna a consegnare beni sani, privi dei pesticidi, all’interno di un ciclo produttivo rispettoso dell’ecosistema.
Ma essere solidali per un gruppo di acquisto deve anche significare essere consapevoli che i grandi problemi odierni sono legati tra loro in maniera indissolubile. E allora non ci si può limitare a consumare cibo sano senza dimenticare che ad esempio il caporalato nelle campagne, del meridione d’Italia e non solo, è un risultato delle logiche dell’agro-business che portano a rilanciare sempre al ribasso il prezzo dei pomodori degli agricoltori. Il suo impegno diventa quindi quello di pretendere dai suoi produttori il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori riconoscendo al contempo al produttore il giusto prezzo dei suoi prodotti.
Essere solidale per un gruppo di acquisto significa ricordare che i grandi flussi migratori sono indissolubilmente legati allo sfruttamento coloniale di quelle terre lontane da parte delle grandi multinazionali occidentali. E allora il gruppo di acquisto deve domandarsi come poter ad esempio consumare energia che sia prodotta da fonti non solo pulite ma anche eticamente sostenibili.

Significa ricordare che la stessa crisi climatica è legata ad un modello economico e produttivo capitalistico che pretende una crescita infinita all’interno di un mondo nel quale invece le risorse sono evidentemente finite. E quindi, è importante consumare in maniera sostenibile ma ancor più ridurre i consumi, soprattutto quelli dettati da un consumismo sfrenato e non necessario.
Se questo è il quadro d’insieme, allora il lavoro dei gruppi d’acquisto non solo non si è esaurito ma è appena iniziato. Tanto ancora rimane da fare, e molto rapidamente!

Di questo ed altro parleremo insieme il 7 novembre prossimo, ore 18.00, con Giuseppe De Marzo, Andrea Calori e Paola Nella Branduini nel convegno “Cibo e Cambiamenti Climatici”, che si terrà nella sala dell’Auditorium Stefano Cerri di via Valvassori Peroni 56, Milano.


Commenta

 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha