Milano Next, cosa ci riserva il futuro?

Il trasporto pubblico va sottratto alla logica del mercato, il profitto è in conflitto con la sicurezza dell’utente e l’interesse pubblico generale non coincide con quello dell’azionista privato. Non pensa così il Comune di Milano. ()

carnetMilanoIl crollo del ponte Morandi non è servito a chiarire all’opinione pubblica, ai cittadini, che un servizio pubblico ove si mette in gioco l’incolumità dell’utente non può essere oggetto di un’attività imprenditoriale che mira al profitto.
In più se l’interesse pubblico non viene anteposto a quello del privato, come abbiamo scoperto sempre nel caso di Autostrade per l’Italia spa, società del gruppo Atlantia (Benetton), che gode di una concessione con clausole tali da non consentire allo Stato italiano di revocarla, nemmeno in caso di colpa grave a seguito di comportamenti all’origine di una catastrofe, se non pagando penali spropositate e insostenibili, siamo di fronte a scelte politiche che hanno veramente dell’incredibile e gridano vendetta.

Basterebbe far tesoro (si fa per dire) di questa tristissima e inqualificabile vicenda, di cui pare si siano già tutti dimenticati, per far desistere qualsiasi amministratore dal prendere in considerazione la possibilità del project financing aperto alla partecipazione privata per un servizio di interesse pubblico come quello del trasporto su rotaia.

Proprio in questi giorni è stato annunciato il rincaro del biglietto ATM, giustificato da esigenze di miglioramento del servizio, ma in realtà deciso da anni, quando fu fatta la scelta di realizzare in project financing le linee metropolitane M4 ed M5, raccogliendo poi i milioni di euro necessari con il futuro rincaro dei biglietti. Ciò nonostante ATM faccia utili garantendo un servizio innegabilmente efficiente entro la cerchia comunale. Gli utili di ATM vengono però devoluti al Comune per coprire altri fabbisogni e non per potenziare le infrastrutture e la rete dei trasporti milanesi in ossequio alla mentalità liberista con cui viene amministrata la “res publica” oggi, per cui si pretende di far pagare i servizi pubblici, oltre che con la tassazione corrente, con tariffe specifiche e si pretende anche di fare utili con le tariffe applicate per riempire buchi di bilancio. La conseguenza è un totale scollamento tra tariffe-servizi-imposte e un caos gestionale (ben voluto) in cui è difficile capire quanto costi realmente un servizio, quali costi sociali debba sopportare, quali siano le tariffe più congrue e sostenibili. E’ questa una situazione nazionale, non certo addebitale alle amministrazioni locali, a volte costrette a ricorrere ad espedienti che in ultima analisi denotano il mal governo con cui conviviamo..

In ogni caso la commistione pubblico-privato a proposito di servizi pubblici monopolistici (come sono i trasporti su strada e su rotaia) resta una contraddizione gravata da un conflitto di finalità e di interessi contrapposti. E’ ben comprensibile che il privato voglia mettere le mani sui servizi di trasporto pubblico (come su quelli idrici), se può accollare i possibili rischi (incertezza dei volumi di traffico) al pubblico e garantirsi le massime garanzie con la gestione del servizio a canoni e condizioni certe e sicure, al di fuori del mercato, una volta acquisito un progetto e siglata una concessione.

Desta allarme allora la notizia che il Comune di Milano sta lavorando al progetto “Milano Next”, che punta a prendere in mano tutto il trasporto pubblico da Milano a Lodi, fino alla Brianza, una proposta alla giunta milanese presentata in maggio.

Milano Next raggrupperebbe ATM e A2A, società totalmente controllate dal Comune di Milano, e altri cosiddetti player, che spaziano da FS a imprese di informatica, di marketing e pubblicità, di costruzioni ferroviarie.
Alla richiesta avanzata in commissione dal consigliere comunale Basilio Rizzo, di avere informazioni sulla proposta di convenzione, è stato comunicato che “l’ostensione della documentazione è differita”.

Si può ben comprendere come un tale progetto sia di primaria e preminente importanza pubblica e che la pretesa di gestirlo da parte dell'Amministrazione in forma si direbbe quasi privata, è allarmante, viste le esperienze e gli esiti di queste iniziative intraprese da enti che, nati come soggetti misti, si sono poi trasformati in società di diritto privato, la cui finalità unica diventa la massimizzazione del profitto e la remunerazione ai soci del capitale investito. E se non fosse così non si comprende quale interesse potrebbe avere un soggetto privato ad entrare in società col soggetto pubblico.

Non si comprende poi come mai il Comune abbia già deciso di non procedere più ad un affidamento diretto ad ATM, società storica di sua proprietà, appositamente costituita per il trasporto pubblico, con risultati del tutto positivi e anzi lusinghieri, come si conviene ad ogni buona amministrazione, ma abbia preferito indire in futuro una gara internazionale per la scelta di un nuovo soggetto a cui affidare il servizio.


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Re: Milano Next, cosa ci riserva il futuro?
26/06/2019 Giovanni Costantini
Grazie Paolo per la tua sempre lucida analisi.
Condivido pienamente le tue valutazioni.
La lotta per una gestione pubblica dei servizi essenziali è parte fondamentale per riconquistare spazi di democrazia ed equità sociale.
E preoccupa ancora una volta la poca trasparenza offerta dal Comune nella gestione di una questione essenziale per il futuro di Milano


 
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