Partecipazione e rigenerazione urbana: quali rapporti?

Il ruolo dei cittadini nella rigenerazione urbana è il tema esplorato in due recenti convegni:“La città dei cittadini”, organizzata da ConnetingCultures e “Community Hub”, organizzata da Avanzi.
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Community
Nell’ultimo mese si sono tenuti a Milano due incontri il cui obiettivo, a partire da esperienze e modellazioni teoriche, è stato quello di rafforzare l’idea della rigenerazione urbana, con particolare attenzione alle porzioni di città più periferiche.
Partendo anche da esempi concreti attuati all’interno della nostra città, i due convegni hanno tratteggiato elementi di comune prospettiva, ma sollevato anche qualche perplessità.

Reti di cittadini o cordate d’imprenditori
In primo luogo emerge che la rete tra cittadini, piuttosto che le cordate di imprenditori, possono contribuire alla risoluzione di problemi di abbandono del territorio a cui l’ente pubblico, da solo, non riesce a fare fronte. 
Sono stati presentati casi di recupero e rilancio di spazi pubblici commerciali abbandonati dove, operatori commerciali e operatori culturali si sono uniti per dare a questi luoghi una veste più attrattiva, capace di evitarne la chiusura. 
Oppure l’azione degli operatori della moda che, sotto la regia di una associazione di settore,  hanno progressivamente recuperato i molti edifici industriali abbandonati spesso in aree ancora  sconosciute della città. 

Una rete tra nodi creativi delle ex periferie
Sono azioni che si sono mosse l’una indipendentemente dall’altra e che ancora oggi sembrano avere tra loro poca connessione. Ma potrebbero, come ha indicato qualche relatore, essere la base di un progetto consapevole ed “unitario” di funzionalizzazione di spazi urbani dimenticati, in una prospettiva di fruttuosa relazione finalizzata alla costruzionedi reti di “interdipendenza funzionale” tra i nodi creativi (community hub) presenti nelle ex periferie. 
Azioni che hanno aiutato gli operatori profit o no profit a dare corpo ai loro progetti e che hanno, allo stesso tempo, certo aiutato la città e la sua amministrazione a risolvere e anticipare problemi di grande portata. Un processo di riscoperta della città e di costruzione di un futuro possibile, anche perché generatore di risorse finanziarie, in cui la creatività e le forme artistiche contribuiscono, iniettando qualità formale e distorsioni percettive all’interno di percorsi altrimenti già codificati.

Le resistenze
Dagli incontri emerge come le iniziative che si muovono sulla scorta dei community hub e che mirano alla rigenerazione di tessuti urbani problematici si trovano però oggi a competere con tre idee diffuse.
Innanzitutto quella che vuol far credere che sia sufficiente un esperto professionista, magari di “grido”, per affrontare i problemi delle periferie.
Poi è diffusa una percezione profondamente sbagliata delle periferie considerate solo dei contenitori di problemi e del degrado, una descrizione “sciatta” della realtà.
E infine quella che ritiene le pratiche di partecipazione tradizionale ancora efficaci, puntando alla loro sostituzione con le pratiche di city making che valorizzino le reti di attori diversi. 

Una strada possibile
La prospettiva che può scardinare queste resistenze può essere quella di organizzare spazi e occasioni di socialità all’interno dei quali vengano valorizzate le competenze presenti nei luoghi e in cui vengano sviluppati progetti di utilità pubblica che l’amministrazione può impegnarsi ad accompagnare fino all’ottenimento di risorse per la loro realizzazione. Ribaltando la logica in cui prima viene la sistemazione dello spazio e poi la realizzazione delle azioni di rigenerazione. 

Considerazioni
I temi che direttamente o indirettamente sembrano profilarsi mi pare possano allora essere così riassunti.
Innanzitutto è di fondamentale importanza che le politiche pubbliche mantengano un ruolo di motore eccezionale delle azioni di rigenerazione urbana, in una prospettiva, però, di loro sostituzione nell’arco di breve tempo da quelle condotte altri attori, cresciuti nei contesti locali. In altre parole, devono saper innescare i processi per far maturare al loro interno nuove figure capaci di farsi carico autonomamente di queste attività.

Bisogna anche riconoscere che azioni che generano benefici effetti pubblici possono essere prodotte anche da soggetti che afferiscono alla sfera del privato. Con questi, il soggetto pubblico deve instaurare un rapporto, quando in qualche modo interdipendenti, di indirizzo e controllo della loro azione anche attraverso la ridefinizione della mission del soggetto pubblico stesso e degli strumenti a sua disposizione per dialogare con queste nuove realtà.

È essenziale comprendere appieno la centralità del tema della generazione di risorse finanziarie perché questi spazi possano essere presi in carico da realtà “professionali” che sul loro successo costruiscono la loro prospettiva di vita e sono quindi in grado di autoprodurre reddito. Realtà che, come dicono le ricerche, sono spesso pregnanti di attese di cambiamento sociale per cui frequentemente assumono atteggiamenti di “militanza”.

È altresì necessario mantenere in ogni caso il rapporto diretto con i cittadini, verificando la correlazione tra le procedure di coinvolgimento allargato (in cui si dà diritto di parola e di ascolto a soggetti non necessariamente interessati o in grado di costruire azione e che spesso hanno interesse alla riqualificazione di porzioni di città pubblica) con le procedure che portano alla costruzione di spazi con attività professionale e servizi innovativi che spesso operano all’interno di contenitori seppur riqualificati.

Infine un’ultima, non meno importante, considerazione: sarebbe auspicabile capire come proiettare all’interno di questi processi, che assolvono contemporaneamente a più finalità - lavoro-socialità-servizi -, anche le comunità straniere presenti nella città, così da evitarne un certo elitarismo. 
In tutti i molti casi presentati, al centro sono sempre dei giovani con un elevato grado di formazione che avviano con queste modalità il loro ingresso nel mondo del lavoro. Il soggetto sempre assente sono invece i nuovi cittadini che da occasioni di questo tipo potrebbero, forse, trarre benefici insperati anche nella prospettiva di una vera città multietnica e transculturale. 



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