Partecipazione 2.0

Tra poche settimane partirà il percorso della "delibera Balzani" che prevede un milione di euro di investimenti per ciascuna zona di Milano decisi dai cittadini. Un "bilancio deliberativo", di queste dimensioni, mai tentato in Italia. Però la scommessa milanese non nasce dal nulla. Negli scorsi anni, e negli ultimi mesi, il bilancio partecipativo, online e offline, è stato adottato in numerosi centri, da Canegrate a Cascina, da Faenza a Rho. E si appena conclusa con successo in una circoscrizione di Torino. Casi utili per capire cosa avverrà nei prossimi sei mesi nella città e nella nostra zona.  ()

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Di sicuro  è una bella scommessa, quella presentata lo scorso 24 ottobre da Francesca Balzani, assessore al bilancio, alla giunta comunale. Sulla delibera è contrassegnata in termini un po’ tecnici: “progetto pilota di bilancio partecipativo- sperimentazione in nove zone di Milano”. In realtà dal prossimo gennaio fino probabilmente a settembre nelle nove zone di Milano si giocherà il maggiore e più radicale percorso deliberativo dal basso su una quota significativa di bilancio comunale (un milione per zona). Da destinarsi, secondo le decisioni collettive dei cittadini, a investimenti. E mai in Italia 9 milioni pubblici sono stati messi su un bilancio partecipativo (il confronto è forse solo con Puerto Alegre, la città brasiliana culla della partecipazione). E mai con l’ultima parola affidata ai voti (quasi tutte le esperienze precedenti in Italia sono state consultive). E infine mai con un così marcato accento sulla partecipazione online, fino a prevedere (si legge nel testo della delibera Balzani) la messa a punto con una “terza parte” di un sistema informativo deliberativo riusabile in futuro per altre esperienze analoghe.

Morale: se la scommessa dell’amministrazione Pisapia sul bilancio deliberativo riuscirà, a fine anno prossimo Milano sarà la città leader in Italia nella partecipazione, e una delle prime in Europa. E potrà anche indurre un processo imitativo anche in altre metropoli.

Velleità? Oppure uno scenario possibile?

Vediamo. Il bilancio partecipativo, in Italia, nato a Puerto Alegre ,nel Brasile post-dittatura del 1989 conobbe già nei primi anni 2000 in Italia una fiammata di interesse, con centinaia di esperimenti e tentativi, quasi tutti da parte di municipalità di sinistra. Un entusiasmo spentosi però nel giro di pochi anni. Questi esperimenti, quasi tutti consultivi, su risorse di bilancio piccole e faticosi e costosi da organizzare, alla fine risultarono, in pratica, irrilevanti.

Dieci anni di vuoto e poi, a poco a poco, la rinascita. Nel frattempo si era ramificata internet, il web 2.0, i blog singoli e collettivi, i social network. L’ecosistema di comunicazione e di scambio ormai abituale, e che rende i processi di partecipazione ordini di grandezza più pervasivi e meno costosi. E insieme la nascita, dal 2005 in avanti, di interi movimenti e forze politiche a forte identità partecipativa. Esempio più evidente il 5 stelle, ma anche il Pd (e non solo per le sue primarie) e Sel.

Di qui la ripresa, però oggi in chiave mista offline-online. Un campione significativo di esperienze, il maggiore in Italia, ce lo offre la piattaforma BiPart, nata nel 2009 dal Cdsp (Centro studi sulla democrazia partecipativa) e dai suoi giovani promotori.

Il primo comune a utilizzarla è stata Canegrate nel 2010. Fu allestito in sito semplicissimo, ma capace di raccogliere informazioni e commenti sul processo partecipativo da varie fonti. Il comune mise in palio 100mila euro su un semplice percorso a tre fasi: i cittadini mettono a punto le proposte, poi raccolgono consensi, il comune ne verifica la fattibilità e infine si votano le più gettonate. A Canegrate le assemblee iniziali fisiche lasciarono poi il posto al lavoro dei gruppi di proposta in rete e infine alla votazione, in gran parte online. Un successo, che venne replicato nel comune lombardo nel 2011 e poi nel 2013. A costi contenuti, per ciascuna tornata, non superiori ai 15mila euro.

Un esempio che portò anche un altro comune vicino, Cernusco Lombardone, ad avviare, nel 2012, lo stesso esperimento.

Ma il vero rilancio, nel 2012 e 2013, si ebbe a Cascina, cittadina toscana. Qui il comune, con il finanziamento anche della Regione Toscana (autrice di una legge sulla partecipazione), mise sul piatto un milione di euro (su un bilancio di 50 milioni). Anche qui assemblee fisiche iniziali, poi aggregazioni sui progetti, supporto ai vari delegati e formazione di un comitato di selezione formato dai 20 delegati più votati e di un campione di 80 cittadini. Alla fine 16 progetti selezionati e il voto finale, sia online che presso gli uffici del comune.  La seconda edizione del bilancio partecipativo di Cascina ha visto però una drastica semplificazione. Il budget è stato ridotto a 350mila euro, la prima fase è stata accorciata senza delegati e competizione tra le proposte, ma le richieste dei cittadini sono state raccolte sia fisicamente che tramite l’area di discussioni di Bipart. Quindi un comitato di cittadini le ha analizzate e selezionate. E 14 sono andate in votazione. Con voto elettronico autenticato via Sms.

Ma non solo su Bipart è basato il ritorno in scena dei bilanci partecipativi. Come è il caso di Diròlamiadel comune di Rho, giunta ormai alla sua terza edizione. Qui il comune ha messo in gioco una somma non piccola, 500mila euro per tre anni, suddivisi però in settori (sport, giovani e scuola, solidarietà e lavoro, ambiente). Le proposte possono essere inviate al comune sia online che offline. E così i questionari con cui i cittadini possono esprimere valutazioni sulle proposte stesse.

Gli uffici tecnici ne valutano la fattibilità e le proposte con maggiori assensi sui questionari vengono selezionate per l’evento finale: una giornata della partecipazione, una festa in cui il voto sarà rigorosamente fisico in vari punti della città (la prossima è prevista nel prossimo marzo). E oggi anche Legnano prevede di ricalcare l’esperienza di Rho.

Se Rho ha dato un forte accento fisico al processo di bilancio partecipativo quasi all’opposto si colloca l’esperienza di Faenza, prevalentemente giocata sul versante online. Qui la piattaforma Bipart è stata adottata e gestita dal comune stesso, che ha messo a diposizione un budget di 100 mila euro, piuttosto limitato su un bilancio di 100 milioni. E ogni proposta, al massimo per 20mila euro, doveva essere obbligatoriamente caricata sul sito del bilancio partecipativo. Dove i cittadini potevano apporre il proprio “mi piace”. La rosa di proposte più gradite è andata infine alla fase di voto, per 16 giorni e quasi tutta online, con solo due punti elettorali fisici in città.

Aperto e senza autenticazioni, il bilancio Partecipato di Faenza, sui sette casi analizzati in un paper di Stefano Stortone e Fiorella De Cindio dell’Università di Milano, è quello che raggiunge i numeri di partecipazione più elevati: 240 supporters e 1353 votanti (di cui solo il 10% offline). Segno che l’uso della rete è piuttosto significativo e moltiplicativo, soprattutto in cittadine da 50mila abitanti in su.

Certo, vi sarebbero altri casi recenti da analizzare, come Pesaro-Urbino, Oglio Po’ e soprattutto Monza, (Partecipa e Decidi), tuttora in corso ma che ha già superato i 1200 supporters, alla vigilia della terza fase di selezione precedente al voto.

Ma l’esperienza forse più vicina, per dimensioni, a quella che si appresta a compiere Milano si è da poco compiuta in un’altra grande città del Nord. Ovvero la circoscrizione 7 di Torino, un processo partecipativo conclusosi da qualche settimana e che ha coinvolto una zona da 90mila abitanti (circa metà della Zona 3 di Milano, per intenderci).

Un po’ come a Milano, con il ruolo di spinta finora esercitato dall’assessore al bilancio Francesca Balzani anche a Torino l’iniziativa nasce dal suo collega Gianguido Passoni. E da un’interazione forte con alcuni rappresentati del Cinque stelle.

Partito a inizio d’anno, “Apriamo il bilancio” comincia con un contatto aperto dall’assessore Passoni con l’università di Torino, per la definizione di un soggetto “terzo”, il più possibile competente e indipendente per la gestione del processo.

La coordinatrice è Stefania Ravazzi ricercatrice a Scienze politiche (allieva di Luigi Bobbio). Viene poi prescelta la piattaforma BiPart per l’online. Mentre per le attività sul campo, di facilitazione nelle assemblee, il team di Avventure Urbane, azienda presieduta da Jolanda Romano (un altro nome piuttosto noto in questo campo). In campo un pacchetto non piccolo: mezzo milione di euro.

Il disegno del processo partecipativo viene “tagliato” su una forte prevalenza (non esclusiva però) degli aspetti fisici. Così le assemblee iniziali, svolte in maggio sulla base di una suddivisione della circoscrizione in più piccoli quartieri. Obiettivo: informare e rilevare le esigenze dei cittadini. E insieme promuovere la partecipazione alle fasi successive.

L’insieme delle proposte e delle idee scaturite dalle assemblee viene poi fatta confluire su una commissione di quindici cittadini. Con il supporto degli uffici tecnici del Comune, per la verifica di fattibilità. La commissione prende ad incontrarsi più volte, analizzando tutto il materiale ricevuto, fino a costruire un carnet di proposte. Su una lista, alla fine, piuttosto corta: una proposta sul verde, una sulle scuole, e una sugli spazi per i giovani. Un processo di affinamento e selezione che ha portato la commissione a sviluppare le proposte come mutuamente esclusive. Tutte e tre infatti hanno la taglia di 500mila euro. Solo la vincitrice è quindi passibile della decisione finale in consiglio comunale.

In parallelo gli organizzatori hanno svolto e stimolato una consistente attività sui social network. Per far conoscere le proposte, raccogliere ulteriori pareri per la commissione, coinvolgere i cittadini nella fase finale.

Ovvero la fase del voto. Che, a differenza dei passi precedenti, ha visto una netta prevalenza dell’online. Nei primi 10 giorni di novembre hanno votato 1800 persone, di cui 1700 online. E cento nell’unico seggio della circoscrizione. Le scommesse, prima, in consiglio comunale erano sotto i mille votanti. E qualcuno ha brindato.

La proposta sul verde e arredo urbano (anzi la serie di interventi richiesti) è risultata vincitrice. E l’assessore al bilancio di Torino Passoni ha invitato pochi giorni fa tutti i partecipanti di “Apriamo il bilancio” alla seduta del consiglio comunale in cui si deciderà dell’investimento proposto dai cittadini. Che, dati i presupposti, è molto probabile verrà approvato.



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