La partecipazione nel Parco Agricolo Sud Milano

Report dell’incontro organizzato dal Laboratorio di Democrazia Partecipata per un Nuovo Spazio Pubblico, sul tema: “Il Parco Agricolo Sud Milano - Quale partecipazione in un’esperienza di agricoltura periurbana?”
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Parco SudSi è svolto sabato 2 marzo, presso il Circolo Acli Lambrate ed è stato il secondo dibattito pubblico, organizzato da un gruppo di cittadini attivi indipendenti sui temi della "nuova democrazia".
Con l’intento di esplorare casi virtuosi di partecipazione, il Laboratorio, a novembre, aveva già dato vita ad un momento di informazione e confronto sull’interessante e positiva esperienza della Casa Quartiere di San Salvario, a Torino. Questa volta l’attenzione si è, invece, focalizzata sul Parco Agricolo Sud Milano.

L’introduzione di Franco Sala, esponente del Laboratorio, ha messo in luce come l’istituzione del Parco Agricolo Sud Milano abbia segnato – nel 1990 – un’inversione di tendenza riguardo alla pianificazione del territorio, mettendo al centro la salvaguardia del verde agricolo. L’istituzione del parco è la risposta a una domanda espressa da cittadini e pubbliche amministrazioni - il parco riguarda 61 comuni - che si è sviluppata e definita negli anni ’80, a fronte di una costante erosione del territorio a causa dello sviluppo edilizio.
Ora, ha sottolineato Franco Sala, la domanda è molto più complessa e articolata, e rimanda alla multifunzionalità dell’agricoltura e al nuovo rapporto tra città e campagna.

Il primo contributo è stato portato da Dario Olivero, imprenditore agricolo e vicepresidente della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Milano, Lodi e Brianza, che ha ricordato come il Parco sia stato istituito con una Legge di Iniziativa Popolare, quindi su una spinta dal basso di cittadini e associazioni. Successivamente, il forte movimento di partecipazione ha conosciuto una crisi: ci sono state iniziative isolate, ma è venuta a mancare una progettualità comune.
All’inizio il parco è stato vissuto dagli agricoltori come elemento di vincolo e non di protezione. Solo recentemente è stato visto come un’opportunità.
Molte le iniziative: si è sviluppato il Progetto Marcite, per la protezione di una tecnica di coltura avviata nel 1300 dai monaci benedettini. Poi il Progetto di valorizzazione delle imprese agricole, molte delle quali hanno adottato un modello multifunzionale: fattorie didattiche, agriturismo… Ed è stato istituito anche il Marchio del Parco, che premia aziende che sviluppano azioni positive.
Dal 1990 al 2010, ricorda Olivero, si è assistito a un consumo del territorio di circa il 30%, mentre parallelamente è cresciuto un movimento che tende a vedere lo spazio verde come un bene comune, importante sia per gli agricoltori che per gli abitanti della città: il Parco come polmone verde.
Il 47% delle aziende agricole hanno chiuso, ma le aziende restanti hanno sviluppato una forte relazione con la città, rifornendo i Gruppi di Acquisto Solidale, che all’inizio si approvvigionavano altrove, anche in altre regioni. I GAS, che vogliono acquistare biologico, hanno stretto accordi con le aziende che erano disponibili ad attivare nuove forme di coltivazione. E le aziende hanno trovato finanziamenti per la riconversione nella Banca Etica.
La relazione tra consumatori e produttori, normalmente di tipo antagonistico, è stata il volano di un cambiamento condiviso. È così nato il DES, Distretto di Economia Solidale, che vede al proprio interno diversi attori, dalle cascine alla Facoltà di agraria, dai cittadini ai GAS.
Il link al sito della sua attività www.isolamaria.com/

È poi intervenuto Giorgio Ferraresi, urbanista del Politecnico di Milano, che ha sottolineato come sia necessario correlare i processi di partecipazione con i programmi di governo del territorio. Il modello dell’agricoltura industriale, ancora presente nel parco, deve lasciare lo spazio a un nuovo modello, basato sulla biodiversità, sul rispetto dei cicli delle colture, sull’agricoltura contadina, in grado di intercettare la nuova domanda dei  cittadini.

Sara Roncaglia, ricercatrice dell’Associazione “A Voce – Etnografia e storia del lavoro, dell’impresa e del territorio”, ha sviluppato nel Parco agricolo Sud Milano una ricerca finanziata dalla Regione Lombardia, Direzione Cultura. Nel corso del progetto sono state realizzate videointerviste agli agricoltori, nuovi contadini e imprenditori agricoli. La ricerca ha indagato e valorizzato la nuova identità degli agricoltori del parco, mostrando le diversità esistenti, ma anche le potenzialità di sviluppo del settore agricolo.
Le videointerviste sono disponibili a questo link.

Ha concluso l’incontro il racconto di Dario Gianoli, del Comitato di Quartiere Basmetto. La Cascina Basmetto è situata lungo il Naviglio, con oltre 50 ettari coltivati a riso. La Cascina e il suo territorio erano un tempo nei confini del parco, ma più di recente ne sono statti estromessi. Gli abitanti del nucleo in prossimità della Cascina, che hanno costituito il Comitato, sono ora in lotta contro nuove lottizzazioni, approvate dal Comune di Milano (Giunta Moratti) per ottenere – con gli oneri di urbanizzazione - i fondi per la ristrutturazione della Cascina, ormai fatiscente. La situazione è estremamente complessa, anche perché il Comune rinnova il contratto alla famiglia di agricoltori della Cascina di anno in anno. Questo non consente una programmazione di investimenti a lungo termine, così le stalle e l’attività di allevamento sono state abbandonate. Il Comitato nasce dopo un processo di partecipazione che ha visto protagonisti i cittadini delle case esistenti, oltre 450 famiglie. Il Comitato prima ha sviluppato una lotta contro l’insediamento del campo Rom nelle risaie, in una situazione di assoluto degrado, poi contro una ditta di movimento terra. E più di recente contro le nuove lottizzazioni. La nuova giunta ha mostrato delle aperture per trovare una soluzione al problema, spostando i diritti di edificazione dell’impresa costruttrice su altre zone, ma la situazione è ancora molto incerta e fluida.

L’incontro si è chiuso con l’intervento di Marina Pilotta, che ha ricordato come a Milano si sia costituito il Tavolo Verde, promosso dai ComitatixMilano, ma aperto a tutti. L’obiettivo è la difesa del verde pubblico, in ogni sua forma.


Attilia Cozzaglio 

Tags:
agricoltura periurbana, democrazia partecipativa, laboratorio, parco sud Milano

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