Partita la fase 2 della riqualificazione di via Pacini: nasce l’isola ambientale sperimentale

Con la fase due della riqualificazione del parterre in via Pacini, da via Teodosio a via Capranica, nasce anche un’isola ambientale sperimentale: sarà realizzato un sistema di drenaggio sostenibile per la raccolta e il trattamento delle acque piovane. ()
Fase 2 bioritenzioneLa riqualificazione del parterre di via Pacini, parzialmente liberato dalle macchine parcheggiate, si è avviata a marzo, come scrivemmo in un primo articolo del 2 febbraio, e si pone, lo ricordiamo, quattro obiettivi:
- migliorare e garantire sicurezza per la percorribilità pedonale della zona;
- favorire la fruibilità del parterre centrale quale spazio di socialità urbana con arredi e aree di sosta per biciclette e pedoni;
- garantire una maggiore salvaguardia del verde esistente affiancato da nuove piantumazioni che favoriscono la biodiversità urbana e il drenaggio del terreno;
- riordinare e tutelare la sosta dei veicoli per residenti grazie al tracciamento delle strisce blu a pagamento per i non residenti. Questa ultima attività è stata già realizzata con la tracciatura delle strisce blu non solo in via Pacini ma anche nelle vie circostanti, in Piazza Gobetti e in tutta l’area delle Università.

Lo studio per la riqualificazione di via Pacini è stato realizzato da AMAT in collaborazione con le direzioni Mobilità e Verde, tenendo conto dell'analisi dei flussi di traffico e delle eventuali e successive ricadute sulla viabilità.

Con altri interventi questo era previsto nel programma elettorale 2021 della Presidente Caterina Antola ed è stato avviato approfittando della fine della temporanea, ma lunga, occupazione del parterre da parte del cantiere dei lavori di impermeabilizzazione del Metro 2. Inoltre questo intervento rappresenta l’estensione di quello realizzato a marzo, che ha già interessato la via Pacini con un incremento dello spazio pubblico dedicato alla pedonalità nel tratto in corrispondenza dell’intersezione con la via Bazzini, realizzato con un “patto di collaborazione”.

Ricordiamo che questi interventi di urbanistica tattica sui parterre vengono realizzati al fine di inibirli al parcheggio selvaggio, fino ad ora “tollerato” fino a diventare una prassi. In autunno erano stati fatti dal settore del verde interventi di nuova piantumazione e cura degli alberi i cui apparati radicali sono in grande sofferenza a causa delle ruote delle auto che comprimono il terreno. La restituzione al suo ruolo originale del parterre ha così una doppia finalità: da un lato curare gli alberi sofferenti, dall’altro come nel primo tratto da Piola a Bazzini regalare un nuovo spazio pubblico ai cittadini per passeggiare o sedersi su una panchina senza dover fare lo slalom tra le auto.

Partendo dagli interventi in programma a Città Studi e lungo i cantieri della M4, Palazzo Marino vuole eliminare il problema una volta per tutte: "Entro il 2025 o alla fine del mandato - spiega l'assessora all'Ambiente Elena Grandi - dobbiamo togliere le macchine da tutti gli spazi della città in cui abitano gli alberi, per tutelare il verde e metterli a disposizione dei cittadini". Un traguardo ambizioso e non semplice, un'operazione da accompagnare con un lavoro impegnativo di compensazione. Perché eliminare tutti quei posti auto, benché irregolari, non può prescindere dall'arrivo di nuovi parcheggi: l'idea è quella di individuare "le aree dismesse e metterle a disposizione degli automobilisti o siglare convenzioni, ad esempio, con alcuni grandi parcheggi dei supermercati".

Intervento analogo a quello di Pacini, più strutturato perché coincidente con i lavori di ripristino del parterre centrale dopo i lavori di M4, si sta realizzando in viale Argonne. Dovrebbe essere inaugurato entro la fine dell'anno. Il progetto creerà un unico asse verde e ciclopedonale che parte da corso Indipendenza per arrivare, percorrendo corso Plebisciti, oltre piazzale Susa. Le macchine, già sfrattate dal cantiere della linea Blu, lasceranno il posto a pista ciclabile e aree pedonali, nonché a un restyling dei giardini.

Allargando lo sguardo a tutta la città, l'elenco, dal centro ai quartieri più periferici, è lungo: in priorità uno è il viale di Porta Vercellina, poi c'è tutto l'asse che da piazzale Bacone arriva fino all'incrocio con corso 22 Marzo (via Eustachi, via Castel Morrone, via Bronzetti), o, ancora nel Municipio 3, l'anello più esterno che comprende via Teodosio, via Ponzio, via Aselli, via Lomellina; o ancora: viale Marche, da piazzale Maciachini a viale Zara, e un tratto di viale Jenner. Sono solo alcuni esempi.

C’è però anche chi non condivide questa strategia, come molti residenti in Via Pacini e vie limitrofe che hanno espresso il loro malcontento sui social, oppure come il presidente dell'Automobile Club Milano Geronimo La Russa che ha detto: "L'auto è una necessità, non un vezzo, bisogna trovare soluzioni sostenibili per tutti". E, in assenza di quel piano parcheggi dell'era Albertini poi naufragato, tocca trovare altre strade: "Aumentiamo gli hub di interscambio", propone La Russa e rilancia: "Il Comune individui aree idonee e ce le dia in concessione, sul modello di ciò che è stato fatto, con successo, ad esempio a Torino".

Ma anche tra i favorevoli non mancano le puntualizzazioni: qualcuno ha proposto di realizzare una pista ciclabile sul parterre, ma non sarà possibile a causa dello spazio ridotto per non danneggiare gli olmi e comunque non sarebbe realizzabile perché l’intervento sarà limitato solo al tratto centrale della via.

Torniamo alla seconda fase, che interessa il tratto tra Via Teodosio e Via Capranica. E’ partita nel mese di agosto e prevede, oltre a un percorso pedonale lastricato, all’allargamento del parterre per dare respiro alle radici degli olmi, all’installazione di panchine e alla piantumazione di cespugli sotto gli alberi, anche la realizzazione di un sistema di biodrenaggio al fine di aiutare il sistema fognario per evitare allagamenti nel caso di bombe d’acqua. Sarà sostenibile perché non sarà meccanico ma realizzato attraverso la piantumazione di una selezione di piante o arbusti con caratteristiche di bio-ritenzione. Le “aree di bioritenzione vegetate” sono leggere depressioni del terreno ricoperte da verde, finalizzate alla raccolta e al trattamento delle acque meteoriche drenate dalle superfici impermeabili circostanti mediante filtrazione e rimozione degli agenti inquinanti. Questi sistemi permettono quindi un filtraggio e una depurazione del tutto naturale dell’acqua raccolta, con ottime rimozioni dei principali inquinanti veicolati dalle acque di pioggia di dilavamento. Inoltre, le aree di bioritenzione hanno un effetto benefico anche in termini di riduzione del rischio idraulico e di aumento della biodiversità, oltre a poter essere utilizzate come elemento di arredo urbano. Le acque di dilavamento vengono convogliate tramite deflusso superficiale all’area di bioritenzione vegetata. Nell’area di ristagno si ha un accumulo temporaneo e un ulteriore deposizione di materiale trasportato. Lo strato filtrante effettua una prima filtrazione delle acque meteoriche e favorisce la crescita di microorganismi che provvedono a una degradazione della materia organica trasportata. Scendendo più in profondità, uno strato di inerti svolge la funzione di sistema di filtrazione; la vegetazione garantisce la stabilità dell’area di bioritenzione e partecipa all’azione di trattenimento degli inquinanti.

L’obiettivo dell’amministrazione, oltre che la salvaguardia degli alberi e il recupero a funzione pubblica dei parterre è dare un contributo alla riduzione delle auto in città facendo un grande passo avanti per migliorare la salute dei cittadini. A Milano sono immatricolate oltre 50 auto per cento abitanti (peggio sta Roma con circa 65 auto su cento abitanti), ma le grandi città europee, intervenute da tempo su questo tema, stanno meglio: Parigi con 45 su 100, Barcellona 40, Londra 35, Berlino 32, Madrid 30. In molte di queste città pagano la sosta su strada anche i residenti, come si paga l’occupazione su strada di un tavolino di un bar, mentre a Milano i residenti parcheggiano gratis.

E’ prevista infine una terza una terza fase che interverrà in modo definitivo sul primo tratto, tra Ampere e Teodosio con l’obiettivo di renderlo più gradevole e meglio fruibile.


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Re: Partita la fase 2 della riqualificazione di via Pacini: nasce l’isola ambientale sperimentale
22/09/2022 Pierangelo Rovelli
Infatti è fallito sig. Ricci proprio perché speculativo e
gestito malissimo anche dal punto di vista tecnico. Ricordo i problemi di stabilita causati ai condomini adiacenti e i tempi biblici.


Re: Partita la fase 2 della riqualificazione di via Pacini: nasce l’isola ambientale sperimentale
21/09/2022 Leonardo Ricci
I parcheggi e i box realizzati nel periodo Albertini non hanno portato ad un aumento di parcheggi perché sono stati un operazione speculativa assegnando fino a 5 box per residente invece di dare dei posti auto magari in affitto che avrebbero ridotto le macchine in strada


 
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