La Comunità scomunicata

In Regione Lombardia, con un dibattito minimo, è stato approvato il regolamento dei collegi e dei consigli di rappresentanza nella “governance” dei distretti sanitari. Strutture delicate il cui funzionamento può garantire o meno la capacità di ascolto delle esigenze sociosanitarie del territorio. ()
comunità buferaGiorni fa in Regione Lombardia, esattamente nella Commissione Terza del Consiglio Regionale si è consumato un altro episodio di ordinaria e burocratica riduzione della democrazia. È stato approvato “il Regolamento di funzionamento della conferenza dei sindaci, del collegio dei sindaci, del consiglio di rappresentanza dei sindaci e dell’assemblea dei sindaci del distretto”.

La conferenza dei sindaci
Dopo i ripetuti convegni, inaugurazioni in cui le parole e partecipazioni scorrevano a fiumi, il vento nuovo è stato messo nell’otre vecchio e con qualche modifica, tutto continuerà come prima. In sostanza, qualche concessione è stata fatta dopo che la legge 23 aveva trasformato la conferenza dei sindaci in un’ammucchiata di decine o addirittura centinaia di primi cittadini nel territorio delle ATS (Agenzia Territorio Salute). Ora questo organismo istituzionale non avrà più sede nell’ATS ma presso la ASST (Azienda sociosanitaria Territoriale) e avrà come partecipanti i sindaci del territorio dell’ ASST stessa. Le funzioni di questa Conferenza (che avrà il Presidente ed altri organismi) dovrebbero essere ora conformi alla legge nazionale (502/97) mentre erano stati cancellati a livello di ASST.

Un’importante funzione
La Funzione più importante, a mio parere, viene così descritta: “ [n.d.r. la Conferenza ] … formula, nell’ambito della programmazione territoriale dell’ASST di competenza, proposte per l’organizzazione della rete di offerta territoriale e dell’attività sociosanitaria e socioassistenziale, con l’espressione di un parere sulle linee guida per l’integrazione sociosanitaria e sociale; partecipa inoltre alla definizione dei piani sociosanitari territoriali”.
Tanta roba, ma c’è di più dovrebbe esprimere “il proprio parere sulla finalizzazione e sulla distribuzione territoriale delle risorse finanziarie”. Un po’ vago ma, insomma, nel corso dell’audizione, i Sindaci e la loro rappresentanza Anci Lombarda si sono dichiarati contenti di questo ritorno al passato ossia prima dello sbaraccamento delle conferenze avvenuto nel 2015.
Tra le missioni e i compiti della Conferenza, però, non sono nemmeno accennati eventuali pareri o controlli sulle nuove strutture Case di Comunità e Ospedali di Comunità, né tantomeno sui temi dell’autosufficienza degli anziani e del suo potenziamento strutturale con i Fondi del PNRR.

L’Ufficio di Pubblica Tutela
La Giunta avrà pensato che troppi poteri potevano essere onerosi per i Sindaci che hanno già troppi compiti e grattacapi. Ha però assegnato un grave impegno: proporre al direttore generale dell’ASST il nominativo di persona qualificata, non dipendente dal servizio sanitario, per ricoprire il ruolo di responsabile dell'UPT. Molti non lo sanno ma nelle ASST c’è un Ufficio Pubblica Tutela che dovrebbe raccogliere le lagnanze (dette anche segnalazioni) dei cittadini utenti e sottoporle al Direttore generale. E si afferma che “L’Ufficio di Pubblica Tutela ha ruolo autonomo e indipendente di tutela e rappresentanza dei cittadini verso le strutture sanitarie e socio sanitarie milanesi; con responsabile non dipendente dal Servizio Sanitario”.

Il “nuovo” distretto
La novità della nuova legge regionale è la “resurrezione” del distretto che dovrebbe comprendere una popolazione di non meno di ottantamila abitanti. Il distretto, previsto dalla legge di riforma sanitaria del 1978 ed esistente in tutta Italia, in Lombardia era stato snaturato di fatto con la legge 23 e dopo le osservazioni del Ministero era obbligo della Regione rimetterlo in funzione. Finalmente si dirà. Calmiamo gli entusiasmi perché il Distretto in salsa lombarda dovrebbe solo occuparsi di territorio completamente staccato dagli ospedali. Dipendente da un Polo territoriale della ASST locale. Ogni distretto però avrà un’assemblea distrettuale formata dai sindaci dei comuni del proprio territorio. Assemblea molto probabilmente annuale dove i rappresentanti dei Comuni potranno esprimere il loro parere su varie materie ed in particolare sull’attività sanitaria.
Ora bisognerà vedere se la norma regionale confligge con quella nazionale recentemente approvata e due giorni fa pubblicata in Gazzetta (DECRETO 23 maggio 2022 , n. 77 . Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale).

Il Distretto nel decreto appena approvato a Roma
Per dare qualche numero degli standard relativi al Distretto:
Distretto di circa 100.000 abitanti, con variabilità secondo criteri di densità di popolazione e caratteristiche orografiche del territorio.

• La programmazione deve prevedere i seguenti standard: - Casa della Comunità hub ogni 40.000-50.000 abitanti; - Case della Comunità spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali. Tutte le aggregazioni dei MMG e PLS (AFT e UCCP) sono ricomprese nelle Case della Comunità avendone in esse la sede fisica oppure a queste collegate funzionalmente;

Infermiere di Famiglia o Comunità ogni 3.000 abitanti Tale standard è da intendersi come numero complessivo di Infermieri di Famiglia o Comunità impiegati nei diversi setting assistenziali in cui l’assistenza territoriale si articola; - Unità di Continuità Assistenziale (1 medico e 1 infermiere) ogni 100.000 abitanti;

Centrale Operativa Territoriale ogni 100.000 abitanti o comunque a valenza distrettuale, qualora il Distretto abbia un bacino di utenza maggiore;

Ospedale di Comunità dotato di 20 posti letto ogni 100.000 abitanti.

Sempre dal Decreto si legge:
….In particolare, l'organizzazione del Distretto, così come disciplinato dalla normativa vigente, deve garantire:
• l'assistenza primaria, ivi compresa la continuità assistenziale, attraverso il necessario coordinamento e l'approccio multidisciplinare, in ambulatorio e a domicilio, tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, servizi di guardia medica notturna e festiva, infermieri di famiglia o comunità e i presidi specialistici ambulatoriali;

• il coordinamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta con le strutture operative a gestione diretta, organizzate in base al modello dipartimentale, nonché con i servizi specialistici ambulatoriali e le strutture ospedaliere ed extra-ospedaliere accreditate;

• l'erogazione delle prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, connotate da specifica ed elevata integrazione, nonché delle prestazioni sociali di rilevanza sanitaria in raccordo con i servizi sociali territoriali se delegate dai comuni.

La situazione di Milano
Sono stati creati i nove distretti con territorio analogo ai nove Municipi. Un distretto dipende dall’ASST di Ospedale di Niguarda (zona 2) tutti gli altri otto dipendono dall’ASST Fatebenefratelli Sacco e ASST Santi Carlo e Paolo.

Ogni distretto, dice il Regolamento varato dalla Regione, avrà un’assemblea distrettuale in cui i comuni del distretto potranno interloquire con la rispettiva ASST. In altre parole il Sindaco potrà farsi portavoce dei propri cittadini e magari rendere concreta l’espressione della comunità.
Ma per i cittadini milanesi questo non avverrà: il regolamento dispone che non ci saranno le Assemblee distrettuali a Milano: tutto si svolgerà nella Conferenza del Comune di Milano con Sindaco, Direttore Generale ATS, Direttore Generali delle tre ASST e i nove presidenti di Municipio. Insomma come prima quando c’era un Distrettone unico per tutta Milano.

Ma tutti tacciono. Va bene così?

A questa interpretazione forzata della legge regionale il Comune non ha battuto ciglio, quasi felice di non dare voce ai vari Municipi o di creare discussioni tra i Municipi e le ASST.
Non hanno battuto ciglio i presidenti di Municipio forse ignari sia della legge regionale, sia dell’importanza dei distretti. Il Regolamento è stato dibattuto, solo per un parere, a livello della terza commissione del Consiglio Regionale.
Poche osservazioni da parte delle opposizioni (PD ecc.) e nessuna che mettesse in dubbio la formula “milanese” della partecipazione in forma ridotta.
Silenti i sindacati, le organizzazioni dei malati, forse nemmeno consultati in proposito dall’Assessore Bertolè che poteva cogliere l’occasione per iniziare un percorso di partecipazione democratica nel campo della salute.
Si lasciano le cose come stanno e neppure sembra che la cosa sia stata oggetto di una discussione all’interno del Consiglio Comunale.

Ecco. I fiumi di parole inneggianti alla Comunità e alla partecipazione democratica, i torrenti d’inchiostro usati per descrivere la salute come bene comune sembrano già rinsecchiti.
Le Comunità dove sono? A Milano chi le rappresenta? La parola Comunità rimarrà solo scritta sui cartelloni prontamente predisposti dalla Regione e utilizzati per la propaganda della Giunta Fontana Moratti?

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