Alla ricerca della sanità perduta (2)

Il giallo delle Coccarde Gialle e dei medici di base in estinzione. In piazza, in camice bianco e mascherine gialle, hanno manifestato contro la sanità di Regione Lombardia rivendicando la centralità della loro figura professionale nella difesa del servizio sanitario pubblico. ()
giallo MMGNon so perché alcuni Medici di Medicina Generale (MMG) abbiano scelto il colore giallo come bandiera della loro protesta ma per me, semplice utente di una di loro, non è facile comprendere appieno i motivi della loro protesta. Sicuramente è un segnale del loro malessere, della crisi della loro funzione ed anche del rapporto con i propri assistiti.

Vogliamo fare i medici!
Il grido di dolore che è sorto sabato scorso dalla manifestazione delle CG (Coccarde Gialle) è stato oltre che vocale scritto sui vistosi cartelli: “Vogliamo fare i Medici non i videoterminalisti”, “La sanità non è business, vero Moratti”, “Stop burocrazia”, “il Medico lavora poco, vero Moratti?”.

Una sanità "ospedale-centrica"
In verità la miccia era già accesa da tempo e a febbraio Andrea Mangiagalli, tra i promotori della rivolta, dichiarò in una intervista “ «Negli ultimi anni la sanità è diventata ospedale-centrica …. si è puntato molto sulle eccellenze ospedaliere, dimenticando il territorio. Molto di più di quanto è stato fatto dalle regioni vicine come Veneto o Emilia-Romagna o anche lo stesso Piemonte. Non solo, anche la burocrazia è diventata una zavorra per i medici creando una serie di orpelli e incombenze che di clinico e medico hanno poco. I tagli del personale amministrativo hanno costretto i medici di medicina generale a svolgere compiti impiegatizi, snaturando la loro natura di clinici, creando un danno per i pazienti.” “Qualcuno pensa che noi possiamo fare tutto: esami, visite, telemedicina, amministrazione e pulizie comprese. Non può funzionare, senza dimenticare le telefonate che sono in media più di cento al giorno e dunque è impossibile riuscire a rispondere a tutti. Per questo siamo stati anche attaccati».

Orari massacranti e aggressioni di pazienti
«Nel giro di cinque anni andranno in pensione molti medici e questo è un altro grave problema al momento non risolvibile … perché non c’è un numero di laureati sufficiente a coprire il fabbisogno, senza dimenticare che sempre meno laureati scelgono di fare questo percorso professionale perché non è remunerativo (arrivato al tetto dei 1500/1800 pazienti non si va oltre) e non genera avanzamenti di carriera per cui rischia di avere sempre meno adepti. Oggi poi chi fa il medico di medicina generale ha a che fare con gli ultimi, i più fragili, spesso di etnie differenti con problemi di lingua e in aree difficili dove il rischio di subire aggressioni è all’ordine del giorno».

Pesanti disagi e nessuna risposta
Se ho bene inteso, questa è la sintesi delle “rivendicazioni” e la denuncia delle cause. È innegabile il sovraccarico di lavoro determinato dalla pandemia e dall’aumento della popolazione anziana. In questi due anni parte dell’assistenza prestata ai cronici negli ambulatori ospedalieri si è fortemente ridimensionata per l’utilizzo delle strutture per l’emergenza. Il mancato coordinamento organizzativo, avvenuto soprattutto in Lombardia, l’aumento del numero medio degli assistiti, il disagio sociale e l’impoverimento sicuramente hanno fatto emergere disagi e limiti della Medicina Generale. Solo un esempio di quanto è avvenuto nei primi mesi dello tsunami pandemico: alle richieste dei Medici di essere dotati almeno dei guanti e delle mascherine; nulla è stato fornito loro, nulla era stato programmato e preordinato. Molte morti e contagi evitabili anche fra loro.

L’esercito dei MMG (circa 6500 in Lombardia, più di mille a Milano città, uno ogni 1400/1500 abitanti) è composito. Ci sono i single ossia liberi professionisti convenzionati che hanno lo studio proprio, i gruppi di 4 o 5 con studi singoli ma organizzati in un ambulatorio con personale comune di supporto (soprattutto amministrativo). In teoria poi dovrebbero esserci raggruppamenti più vasti istituzionalizzati chiamate AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali).

Le cooperative di medici
In Lombardia poi, caldeggiate dalle varie giunte, sono sorte cooperative di medici, che in origine dovevano limitarsi a fornire servizi di supporto ai medici singoli o raggruppati. Questa forma organizzativa, nella nostra Regione, vede esempi macroscopici composti da centinaia di medici con personale amministrativo e infermieristico.
La cooperativa maggiore (IML) associa 700 medici e con un'altra decina di simili in regione ne raggruppa altri 2000. Quasi la metà del totale.
Queste Cooperative ricevono ogni anno circa 120 milioni per la presa in carico degli ammalati cronici. Sono organizzate come imprese, hanno personale e gli associati svolgono la loro attività in propri ambulatori o in strutture condivise. Hanno attivato servizi di telemedicina forse gratuitamente. Ogni Medico dovrebbe assicurare una apertura del proprio ambulatorio di 18 ore oltre ad essere contattabile via telefono.
Questo è previsto dagli Accordi Nazionali. L’ultimo dei quali (sigla ACN recentemente firmato in ritardo) per il 2016-2018.

I “diritti” degli assistiti
Sarebbe arduo sintetizzare le decine degli articoli di questo accordo tra le rappresentanze sindacali e la controparte nazionale. Da utente curioso ho visto il puntuale elenco dei diritti e dei doveri del singolo medico ma ho cercato invano qualche accenno ai diritti degli assistibili ovvero al dettaglio delle tipologie assistenziali di cui avrebbero diritto.
Qualcuno obietterà che la Medicina Generale e la sua organizzazione è regolamentata da leggi nazionali e regionali. Il tiramolla tra Stato e Regioni su come organizzare l’assistenza sanitaria ha determinato un ulteriore mosaico.
Sulla carta, nel 2012 la “famosa” legge Balduzzi aveva istituito le (già citate) AFT che dovevano garantire un’assistenza continuativa per gli assistiti. In Lombardia anche la legge regionale vigente, aggiornata nel 2021 (legge Moratti) prevede (art 10 legge 33/2009):

La Regione promuove nelle competenti sedi, compresa la contrattazione decentrata, il perseguimento dei seguenti obiettivi riferiti all’assistenza sanitaria primaria che:
a) è erogata negli studi di MMG e anche al domicilio del paziente, garantendo l’accesso diretto e illimitato; b) assicura un accesso appropriato alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie attraverso la personalizzazione del percorso assistenziale, il coordinamento delle cure, il lavoro con altri professionisti sanitari presenti nel contesto organizzativo delle cure primarie e l’interazione con le cure di alta specialità;
c) concorre al contrasto dell’inappropriatezza dell’erogazione delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie;
d) concorre alle campagne di educazione alle terapie e di prevenzione delle malattie e delle loro complicanze secondo le indicazioni stabilite dalle ATS;
d bis) siano finalizzati alla semplificazione delle procedure regionali per l’accesso e per lo svolgimento dell’attività dei MMG, dei PLS e dei medici di continuità assistenziale anche attraverso sistemi informativi che garantiscono facilità d’uso e celerità nella trasmissione dei dati.

Medico-paziente un rapporto ormai incrinato
Gli accesi slogan delle Coccarde Gialle sono state precedute dal lamento da parte del presidente dell'Ordine dei medici, Roberto Rossi, che in un intervista al Giornale.it ha denunciato la condizione attuale dei sanitari territoriali: "Troppa burocrazia, orari massacranti e aggressioni di pazienti". Ha detto, pochi giorni fa: «No, da un lato per la campagna mediatica sfavorevole che stiamo subendo e, dall'altro perché arrivano in studio cittadini con informazioni sbagliate in ambito burocratico o sanitaria, ovvero quello che concerne il green pass o le vaccinazioni. Si creano delle false aspettative o idee sbagliate, su quelle che sono le nostre competenze, che ci portano ad avere attriti con i pazienti. In sostanza veniamo trattati come se fossimo dei punti informazione. A Milano e provincia si registrano almeno due casi a settimana di aggressioni: fisiche e atti di vandalismo agli studi. Così anche gli esposti sono triplicati negli ultimi due anni arrivando alla cifra di 30 al giorno per 27mila medici tra Milano e provincia: si tratta di richieste di sanzioni disciplinari contro gli iscritti (mmg) da parte dei pazienti. Due anni di pandemia hanno incrinato il rapporto medico-paziente».

Ma di chi è la colpa?
La disinformazione alla fine sarebbe colpa dei cittadini, non di chi fa le leggi e poi non si preoccupa di applicarle. L’Assessora Moratti ha già dato la sua soluzione, sgridando i MMG per lo scarso impegno. Alla fine di fronte alla montante protesta anche dei cittadini sempre più numerosi che perdono il loro medico di base (per raggiunti limiti di età) la risposta è stata l’aumento del numero degli assistibili da 1500 a 1800.
È difficile individuare le vittime di questa disastrosa situazione con origini lontane. Sono i MMG trovatisi in una tempesta perfetta tra ondate pandemiche, diktat burocratici regionali e sgridate della Assessora Moratti che li giudica fannulloni?
Sono i cittadini che sono continuamente frustati dalle loro richieste di assistenza e spesso non possono nemmeno scegliere e cambiare il proprio MMG? Sono le Regioni che addossano tutte le responsabilità al governo ma poi vogliono organizzare e regolamentare i servizi secondo in nome dell’autonomia differenziata?

Ci sono differenze fra Regione e Regione
I colpevoli? Ancora sconosciuti a parte la burocrazia, che è un mostro con tante facce e nessun padrone. Questa distoglierebbe gran parte delle risorse umane dedicate all’assistenza. Si chiama anche in causa il farraginoso sistema informativo della Regione che dopo anni non ha raggiunto velocità e funzionalità (nonostante le centinaia di milioni spesi).
Forse il Governo che non darebbe risorse sufficienti per attrarre alla professione un numero sufficiente alla professione ecc.? Forse gli ammalati stessi che esigono cose “impossibili”.
In teoria le colpe dovrebbero essere in rapporto alle responsabilità. L’assistenza territoriale sembra meglio organizzata e regolamentata in altre Regioni. In poche forse non si ride, ma non si piange come in Lombardia.

Giuste le proteste. Ma le proposte?
Tutto il fronte dei Medici guarda con sospetto le novità delle Case di Comunità. Ora ci sarebbero i soldi per la costruzione/creazione delle case di comunità in cui è richiesta la presenza di qualche ora settimanale dei singoli MMG. Apriti cielo! Molte sigle sindacali hanno alzato gli scudi rigettando solo l’ipotesi avanzata dal Governo. Reclamano per gli MMG l’autonomia e il rapporto fiduciario con il paziente. Alla fine forse per mantenere lo status quo del medico singolo nel proprio ambulatorio. La realtà dimostra che non è più possibile un’attività organizzata in questo modo. Care Coccarde Gialle quali sono le proposte oltre le proteste?

L’idea del Santagostino
Mentre protestate giustamente, appare all’orizzonte la geniale soluzione che forse non dispiace a chi governa la Regione (ricordate Giorgetti).
Foresti, direttore della catena di ambulatori low cost (a pagamento) Santagostino, dalle colonne del Sole 24 ore, suggerisce di affidare la Medicina di base (organizzata in team) ad altri soggetti (privati) senza costi aggiuntivi per lo Stato e con il supporto forte della tecnologia. Aggiunge che la modalità è applicata con successo a Londra e in Filandia con l’ottanta per cento via chat e il 20% tramite visita fisica.
Sarebbe un altro colpo mortale alla traballante sanità pubblica. Suppongo che il MMG verrebbe pagato a singola visita o televisita.

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