La terra promessa

Presentate dall’assessora Moratti le attese “Linee di sviluppo della legge regionale n. 23/2015”. Reale ripensamento del Servizio Sanitario Regionale o semplice riassetto del sistema attuale? Che cosa ne penseranno le opposizioni, il Sindaco, i Municipi? I cittadini? Vogliamo parlarne? ()

Moratti FontanaPNRR, linee di sviluppo della Legge 23… È difficile orientarsi in questo ingorgo di programmi di rinnovo e di miglioramento prospettati in questi giorni per il nuovo assetto del Servizio Sanitario Nazionale e regionale. Ogni sera si annunciano miracoli e sereni orizzonti..

Mi proponevo di proseguire la descrizione della Missione 6 (M6C1) del PNRR che, ricordo, si occupa di Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: gli interventi di questa componente intendono rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità ecc.), in parallelo con altri contenuti di carattere sociale Missione 5, ma devo rinviare ad altro momento per il sopraggiungere di novità a livello regionale: l’assessora Moratti lunedì 1 giugno ha presentato le “Linee di sviluppo della legge regionale n. 23/2015” deliberate la mattina stessa dalla Giunta Regionale, dopo - sembra - un vivace confronto intestino tra i partiti della maggioranza.

Questo documento (allegato alla delibera DGR4811) è l’attesa e annunciata proposta della Giunta per mettere mano alla Legge 23 del 2015, notoriamente definita Legge Maroni e fiore all’occhiello della Giunta Fontana. Propagandata da Gallera come terra promessa per i lombardi e tra questi i cittadini con patologie ad andamento cronico. Ogni lombardo si è reso conto di come l’assetto organizzativo definito in base a questa legge regionale non ha retto alla pandemia e alle sue ondate.

La legge, ormai lo sanno in molti, era completamente non conforme alla legge nazionale applicata in tutte le altre Regioni. Grazie ad un compromesso tra Maroni e la Lorenzin (allora Ministro della Salute) venne autorizzata una sperimentazione organizzativa da verificarsi dopo 5 anni. In questo periodo doveva esserne monitorato il funzionamento e da Palazzo Lombardia vennero mandati rapporti formali (solo recentemente resi pubblici) con scarse o nulle informazioni sulla reale situazione.
Per anni, molti hanno creduto agli tsunami pubblicitari di Gallera. Nella sua Terra Promessa sarebbero svaniti gli affanni degli anziani, dei fragili, di coloro che devono ricorrere più spesso alle cure mediche. Come non scordarsi le sue lettere indirizzate ai tre milioni di cittadini incluse in queste categorie dove si spingeva a sottoscrivere un patto privato con i gestori (cooperative di medici, ambulatori e strutture private, ospedali pubblici ecc.) per avere diritto ad una assistenza extra a cui avevano già diritto per legge!

Intanto il Servizio Sanitario Regionale veniva sempre meno programmato e diretto da chi è fortemente convinto, allora ed ora, che basta la libertà di scelta del cittadino a garantire il funzionamento automatico dell’incontro tra domanda e offerta assistenziale. Nel mondo, forse, solo la truppa della destra nostrana crede che i meccanismi di mercato e l’incontro casuale tra domanda e offerta di cura, funzioni, come se si trattasse del commercio delle zucchine. Fedelissimi a questo principio hanno peggiorato quanto creato da Formigoni che pur dando spazio al privato, e avere desertificato l’assistenza territoriale pubblica separandola completamente dagli Ospedali, aveva capito che il sistema andava governato con alcune finalità diciamo sociali.

La sperimentazione, a detta di Maroni e sostenuta in coro da una Commissione di Saggi (Veronesi ecc.), doveva determinare una crescita dell’assistenza a livello territoriale, più accessibile ai cittadini non più costretti a rivolgersi ai pronto soccorso ospedalieri. Invece… grazie ad un accreditamento svincolato dalla programmazione il numero degli ambulatori, consultori, centri di prelievo privati si moltiplicarono, mentre i servizi pubblici vennero gradualmente smantellati. Risultato: i tempi di attesa per accedere, senza costi, alle visite e agli esami si allungarono anche prima dello scoppio pandemico.

A dicembre del 2020, in piena pandemia, la sperimentazione quinquennale era giunta a scadenza e il Governo (anche spinto a raccolte di migliaia di firme che chiedevano il commissariamento della sanità regionale per i numerosissimi decessi della prima ondata) affidò all’Agenzia Agenas il compito di verificare l’allineamento della legge 23 alle normative nazionale. Agenas, all’inizio del 2021 produsse una dettagliata relazione con una parziale bocciatura e indicazioni per riallineare la Lombardia al resto d’Italia entro 120 giorni (scaduti a fine aprile).

La Giunta ha lasciato passare mesi e solo adesso ha disvelato in parte la sua strategia per bocca dell’affabile Signora Moratti. Gli obiettivi principali: 1) limare i punti più abnormi segnalati da AGENAS, modificando di poco lo scheletro organizzativo e gestionale e i suoi pilastri ideologici 2) fare un maquillage al governo e alla gestione del Servizio Sanitario Regionale in modo di avere pieno titolo nel prossimo autunno per gestire la promettente implementazione dei progetti finanziati dal PNRR.

Sul fronte opposto (le opposizioni) molti hanno dovuto ridimensionare le loro illusioni di poter influenzare il fortino dei piani alti di Palazzo Lombardia, tetragono e non certo autocritico di fronte al disastro che le loro politiche avevano causato o perlomeno aggravato. Di questo non c’è nemmeno menzione nelle “linee di sviluppo” quale primo segnale che non si vogliono mettere in discussione i pilastri ideologici e politici. Primo tra tutti la “libertà di scelta” ossia la possibilità del cittadino/consumatore di optare tra i vari presidi sanitari dove ottenere la prestazione prescritta e consigliata dal medico di medicina generale.

Nel documento si dichiara: “Il principio della libertà di scelta del Cittadino è da sempre patrimonio del Sistema socio sanitario Lombardo e tale dovrà rimanere anche nel futuro assetto organizzativo. Il Sistema continuerà, pertanto, a riconoscere e garantire la libera scelta del cittadino nell’identificare e intraprendere il proprio percorso di diagnosi e cura, sia nella scelta delle strutture sanitarie e sociosanitarie che nella scelta del personale sanitario. L’esercizio della libertà di scelta sarà assicurato anche con riferimento ai percorsi legati alla cura delle patologie croniche, che in relazione all’andamento demografico ed epidemiologico rappresenterà sempre più un ambito di cura e assistenza centrale nel Sistema.”
Come se fosse un supermercato all’assistito si dà la capacità di vagliare dove, come e quando rimediare i propri problemi sanitari. Solo che il “mercato” in sanità non funziona così: in realtà, senza una programmazione ed un governo preventivo delle risorse in rapporto alla domanda di salute succede che gli erogatori privati decidono chi e cosa erogare, naturalmente, per il raggiungimento di un risultato economico. Nella Lombardia sempre di più non si sceglie ma si viene scelti in base alla capacità di spesa e alla possibilità di muoversi autonomamente. Altro che prossimità della cura e integrazione delle cure che appunto non si limitano ad un’unica prestazione alla fruizione di una merce. Non è un caso che usano la parola “Sistema” e non Servizio Sanitario Regionale come distanziarsi anche nominalmente dai diritti universali riconosciuti dalla Legge 833/78.

Gemello del primo quasi sacrosanto principio ne accompagnano un altro che afferma: (Il Sistema) è rappresentato dalla convivenza di strutture pubbliche e private che ha permesso nel tempo l’innalzamento della qualità delle cure e l’accesso. L’equivalenza, l’integrazione e la sussidiarietà all’interno del Sistema Sanitario Regionale dell’offerta sanitaria e sociosanitaria delle Strutture Pubbliche e delle Strutture Private accreditate rappresentano, pertanto, valori da salvaguardare e rafforzare nel percorso volto alla ricerca della sempre maggior appropriatezza e qualità.
Non solo, senza nessuna evidenza scientifica di queste definizioni e di cosa ha prodotto la cosiddetta parità pubblico privato, nel documento si prospettano ulteriori parificazioni e riconoscimenti giuridici a favore dei grandi Gruppi Privati e di finanziamenti suppletivi strutturali (Partecipazione del privato all’innovazione tecnologica e organizzativa del SSR anche nella sua componente territoriale, per il miglioramento e la continuità delle cure).

Riguardo l’assetto organizzativo e la “governance” si accolgono in parte le indicazioni di Agenas ma s’intende lasciare le otto Agenzie territoriali quali Enti intermedi territoriali per la programmazione e il controllo del funzionamento delle attività sanitarie e socio-sanitarie. Il governo della Medicina territoriale dovrebbe passare dalle ATS (Agenzie di Tutela della Salute, le vecchie ASL sul territorio) alle Aziende ASST (Aziende Socio Sanitarie Territoriali ovvero le aziende ospedaliere) all’interno delle quali verrebbe istituito un dipartimento territoriale. Alcune attuali ASST non avrebbero più responsabilità territoriali e ritornerebbero Aziende Ospedaliere come erano prima del 2015. Altra importante “ritorno al passato” la restaurazione del Distretto quale centrale di coordinamento e di governo delle strutture del territorio. Di questo avremo tempo di parlare più dettagliatamente.

Le “linee di sviluppo” presentate non sono un progetto di legge, non sono nemmeno supportate da una serie di ricerche riguardo alla situazione della salute della popolazione e da una programmazione rapportata all’evoluzione demografica ed epidemiologica, non sono nemmeno precedute da un bilancio degli effetti passati e futuri della pandemia. Sono solo frutto di un compromesso tra la Regione e l’Agenas per restaurare la Legge 23 con qualche pennellata che invece che riformarla, ne accentua molte sue carenze strutturali. Non tutto è reso esplicito e molti aspetti devono essere chiariti.

Lunedì 7 giugno cominceranno le Audizioni in terza Commissione del Consiglio Regionale che dovrebbero durare fino a fine agosto. Saranno sentiti i rappresentanti di molti gruppi d’interesse professionali, sindacali e privati. Penso anche molti Sindaci o loro rappresentanze. Non so se il nostro Sindaco vorrà proporre la sua “terra promessa” sanitaria. Intanto, perché nei Municipi non si organizzano momenti informativi e di dibattito? La pandemia, se ce n’era bisogno, ha dimostrato che la Salute si difende tutti assieme non solo a livello personale.


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