Scuole aperte: il progetto avanza!

Il 12 dicembre scorso è iniziata in Commissione congiunta Educazione e Sport la discussione sulla bozza di regolamento sulle Scuole Aperte, redatto Paola Bocci e Elisabetta Strada, consigliere comunali.
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scuoleaperte1Il 24 marzo scorso, come Comitato per Milano di Zona 3, abbiamo organizzato un convegno, presente anche Boeri, cui hanno partecipato dirigenti ed associazioni di genitori. Boeri ci ha parlato del suo sogno di aprire le scuole alle comunità circostanti, sogno che si sposa con quanto fanno decine di Scuole e Associazioni Genitori di tutta Milano. Quotidianamente il mondo della scuola si impegna in progetti e programmi di integrazione scolastica, approfondimento culturale, lingua, scacchi, musica, teatro che rendono la scuola più viva e partecipata. La gran parte di questi corsi si apre all'esterno in quanto le scuole sono non solo dei luoghi fisici, ma innanzitutto dei punti di riferimento per le quasi 50.000 famiglie milanesi di bambini frequentanti le scuole primarie. Esempi come la scuola di via Dolci o il Trotter sono esempi di cosa possa fare la scuola per la Zona, ad esempio, aiutando nell'integrazione in quartieri in cui è forte la presenza di extracomunitari. Lo stesso Boeri aveva ribadito che solo partendo da queste esperienze si poteva parlare di scuole aperte. Il suo sogno ci parla anche delle scuole quale sistema di penetrazione profonda delle istituzioni nel tessuto sociale della città e già i primi passi sono stati fatti portando i vigili di quartiere nelle scuole per incontrare la cittadinanza o aprendo sedi di uffici decentrati nella scuola .
Fosse la situazione  così idilliaca, non ci sarebbe bisogno di un atto regolamentativo. I Dirigenti lamentano che i tagli al personale ATA impedisce spesso di garantire pulizia e custodia dei locali; parlano di problemi derivanti da questioni di sicurezza ed igiene. Avendo i Dirigenti la responsabilità di ganatire la piena attuazione del diritto allo studio da parte degli studenti, chiedono garanzie e risorse. Spesso però queste rivendicazioni, di per se legittime e cui prestare orecchio, hanno portato a scelte di chiusura verso l'esterno, da cui la necessità di regolamentare l'accesso alle scuole in quanto edifici di proprietà pubblica.
Innanzitutto c'è l'annoso problema di mancanza di palestre quando ci sono centinaia di scuole in cui, finito l'orario scolastico, le palestre risultano chiuse. Per questo l'Amministrazione Comunale ha stanziato l'anno scorso 5mln di Euro da investire in lavori edili per la separazione delle palestre dagli edifici scolastici. Ciò permetterà l'accesso a centinaia di associazioni sportive a palestre ad un prezzo relativamente basso e quindi una maggiore diffusione dello sport di base. La separazione dei locali palestra permetterà di superare parzialmente il problema della custodia (nodo di difficile scioglimento), limitando alla sola garanzia della buona pulizia e mantenimento delle attrezzature, l'onere delle società. Però il regolamento non si ferma alle palestre, bensì considera anche i locali interni alla scuola e che sono per loro natura più difficili da gestire riguardo alla custodia. Soprattutto su questi locali ci sono le maggiori perplessità da parte dei dirigenti. Fino ad ora la prassi era che la scuola riceveva le richieste di accesso ai locali tramite il Consiglio di Zona ed al Consiglio di Istituto spettava la decisione se accogliere o meno la concessione. Siccome alla scuola da queste concessioni derivavano solo oneri e nessun beneficio, l'accettazione era subordinata ad eventuali corsi organizzati dalle associazioni genitori o direttamente dalla scuola o, in altri casi, tramite la richiesta diretta di benefici (come ad esempio l'acquisto di materiale per la pulizia o la possibilità di accettare gratuitamente uno o due bambini della scuola segnalati dalle insegnanti come meritevoli e con scarse risorse economiche). Questi comportamenti non sono da stigmatizzare ma da comprendere pensando ai tagli che ha subito la scuola primaria  negli utlimi anni e che l'hanno annicchilita. Pensate che per una delle scuole in cui sono membro del Consiglio di Circolo il fondo di funzionamento cui attingere tutte le spese di materiale di pulizia, di cancelleria, di utenze internet e di fotocopie per due plessi e complessivi 700 bambini ammonta alla incredibile cifra di 3500 € l'anno!! Assolutamente impossibile garantire con questi mezzi il funzionamento da cui il bisogno, suggerito anche dallo stesso ex-ministro Gelmini, di inventarsi modi di autofinanziamento. Anche per questo le scuole negli ultii anni si sono rese organizzatrici di corsi per cercare di fare cassa, cosa che però chiude l'accesso al mondo esterno.
Il fattore innovativo della bozza di regolamento è che la scuola riceve un compenso pari al 40% dell'uso dei locali scolastici. Sono certo che se fosse stato così anche in passato, molti Consigli di Istituto avrebbero accettato più volentieri Associazioni e Società esterne. Vi faccio un esempio: per tre anni la scuola Nolli Arquati (viale Romagna) ha ospitato la scuola russa che occupava un'intera ala della scuola il sabato pomeriggio. Il CdC, nonostante apprezzasse il progetto, dopo tre anni fu costretta a non concedere i locali in quanto, oltre a dover affrontare tramite le proprie poche risorse il ripristino dei locali, oltre a non incassare neanche un Euro da questa attività, doveva anche, ogni lunedì mattina, subire la processione di docenti e studenti che si lamentavano di quaderni e libri strappati o piccoli furti di matite e altri microdanni (impossibili da quantificare) ma che disturbavano la didattica. Avessimo percepito una cifra, probabilmente avremmo valutato la richiesta in altro modo, accettando nostro malgrado i disagi.
Ora la bozza di regolamento è in fase di ulteriore revisione tanto che la stessa Elisabetta Strada ha chiesto di rimandare la discussione nelle Zone, anche se poi in Zona 3 si è deciso comunque di procedere .
I dubbi che emergono dall'attuale bozza sono innanzitutto che regola indiscriminantamente palestre ed altri locali, quando, per loro natura, hanno problematiche molto differenti, soprattutto in merito ai problemi di custodia. Però , per me, il più grosso problema e la totale mancanza di un passaggio consultivo da parte dei Consigli di Istituto. Anche se i locali sono di proprietà comunale e quindi non avendo i CdI nessun titolo per impedire l'utilizzo pubblico di tali locali, la possibilità che possa esprimersi riguardo ad eventuali incompatibilità con la didattica o la sovrapposizione con corsi di didattica complementare che già si svolgono o fosse anche per una maggior conoscenza del tessuto sociale di riferimento e quindi aiutando le istituzioni verso una scelta più adeguata, rende per me indispensabile un tale passaggio. Non basta dire che in fase di Commissione ci sarà la rappresentanza dei dirigenti, perchè sono i Consigli di Istituto, tramite la pluralità di soggetti, ad avere una maggior capacità di giudizio. Non chiedo un passaggio vincolante ma puramente indicativo. Per compiere questo passaggio è necessario però rivedere anche i tempi ultimi di consegna delle richieste, anticipandoli al 31/5 (e non al 30/6 come adesso) onde permettere ai Consigli di Istituto di riunirsi e dare il proprio parere.
Questa richiesta è stata attaccata sia dalla maggioranza che dall'opposizione. I veri motivi non sono stati chiarissimi, spesso, nonostante continuassi a chiarire il fatto che per me il passaggio non era vincolante ma solo consultivo, hanno parlato di non volersi vincolare alle scuole, oppure che, essendo non vincolante, era inutile oppure che sarebbe stato il buon senso a portare verso questa decisione (come potrebbe essere possibile se i tempi rimanessero tali e senza che le scuole abbiano gli strumenti per conoscere le proposte?). Ho visto poi uno strano dispiegarsi di plausi da parte dell'opposizione che trovano, secondo me, la spiegazione in quanto detto dal consigliere Bissolati quando intravede una grande frattura politica nelle due visioni. Di fatto l'opposizione sta soffiando sul fuoco sperando che l'attuale amministrazione si scontri con il mondo della scuola, eppure le voci più autorevoli che hanno spinto verso questo piano hanno sempre insistito sul fatto che senza le scuole, il piano non sarebbe mai partito.
Comunque aspettiamo una prossima versione del regolamento per capire cosa aspettarci.

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boeri, scuole aperte

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Re: Scuole aperte: il progetto avanza!
25/04/2013 luisa ferronato


Re: Scuole aperte: il progetto avanza!
10/01/2013 Sara Rossin
Riflessioni sulla BOZZA REGOLAMENTO USO LOCALI SCOLASTICI

Di “Scuole Aperte” si parla fin dai tempi della riforma del Ministro Luigi Berlinguer.
Eravamo alla metà degli anni ‘90 e si sentiva l’esigenza che le scuole (soprattutto si pensava alle superiori) mettessero a disposizione i propri spazi ai propri studenti e alle realtà sociali del territorio perché fossero, oltre che luoghi di educazione e istruzione, anche luoghi di aggregazione, di incontro/confronto, di formazione e promozione della cultura.

In tutti questi anni le scuole hanno fatto il possibile e l’impossibile per “aprirsi” al territorio e per ampliare l’offerta formativa ai propri alunni/studenti e alle loro famiglie. Sono nate e si sono consolidate, così, numerose esperienze positive in questa direzione.
Ci sono, a Milano, moltissime scuole primarie e molte scuole secondarie di primo grado che, in collaborazione con associazioni sportive, formative e culturali e grazie all’impegno delle associazioni genitori e degli insegnanti, offrono tante e diverse opportunità ai propri alunni/studenti: attività sportive di varie discipline, corsi di scacchi, di lingue, di musica, gruppi teatrali, laboratori creativi. Costruiscono importanti iniziative di integrazione nei quartieri in cui è forte la presenza di immigrati e avviano azioni concrete di contrasto alla dispersione scolastica. Offrono anche ai loro genitori occasioni di riflessione, di confronto, di approfondimento, momenti di aggregazione e possibilità di partecipazione attiva e concreta alla vita scolastica.

Ma le scuole stanno vivendo momenti di gravissime difficoltà: i tagli pesantissimi sia alle disponibilità economiche sia agli organici del personale docente e non docente, operati dagli ultimi Governi, rendono arduo e quasi impossibile procedere in questa direzione e rischiano di costringere le scuole a scelte di chiusura verso l’esterno oppure all’utilizzo anche dei locali scolastici per reperire i fondi, le collaborazioni e le attrezzature necessarie a sostenerne persino il normale funzionamento.

Qui entra in gioco il Comune di Milano guidato dalla Giunta di centrosinistra che riprende il progetto delle “Scuole Aperte”, almeno per quanto riguarda le scuole cui fornisce i locali: le scuole primarie e secondarie di primo grado.

La finalità è sempre la stessa:
“… coniugare le risposte del sistema scolastico alle esigenze formative sociali, alle esigenze di conciliazione dei tempi e degli orari, bisogni sempre più complessi, con le istanze espresse dalle cittadine, dai cittadini e dal territorio milanese di promuovere lo svolgimento di attività a carattere culturale, sportivo ricreativo e civico all’interno degli spazi delle sedi scolastiche di proprietà del Comune stesso.
Per conseguire tale finalità, nel totale rispetto dell’autonomia scolastica, ed ai sensi della normativa vigente inerente la facoltà degli Enti Locali di utilizzare i locali delle scuole di proprietà fuori dell’orario scolastico, il Comune di Milano vuole rendere sempre più agevole al territorio e alla città l’accesso e l’utilizzo di tali spazi per le finalità sopra ricordate, fermo restando il principio che gli spazi all’interno dei plessi scolastici sono prioritariamente utilizzati dalla scuola stessa.

Per questo è oggi in fase di elaborazione e discussione la bozza del “Regolamento d’uso dei locali scolastici”.

Con questo strumento, il Comune vuole far sì che
• le scuole possano, con assoluta priorità, utilizzare i locali scolastici anche oltre il normale orario delle lezioni per allargare la propria offerta formativa agli alunni/studenti e alle loro famiglie, dando vita alle numerose iniziative culturali, formative e sportive che già svolgono e avviandone di nuove, anche con la collaborazione di associazioni del territorio, comprese le proprie Associazioni Genitori,
• l’Istituzione cittadina, attraverso i Consigli di Zona, possa mettere a disposizione i locali scolastici (che sono locali pubblici) alle associazioni del territorio che, anch’esse, svolgendo attività culturali, sportive ricreative e civiche, sono realtà formativo/educative.

Per questo, la bozza di Regolamento in discussione prevede
• la priorità delle Scuole nell’uso degli spazi scolastici e nella decisione su quali, oltre alle palestre/piscine, auditori/aule magne, biblioteche e cortili, possano essere dati in concessione a terzi
• l’affidamento alle Zone del compito di concedere i locali scolastici così definiti, in orari diversi da quelli utilizzati dalle Scuole
• la ripartizione tra le Scuole e le Zone delle somme che entreranno da tali concessioni; alle prime perché possano fruire di fondi, aggiuntivi a quelli scarsissimi che hanno, da “reinvestire su progettualità coerenti con le finalità della scuola stessa”; alle seconde perché possano provvedere al pagamento delle spese di pulizia e di custodia (e non è detto che basteranno neanche per questo) nonché valorizzare e sostenere, nell’ambito del progetto “Scuole Aperte”, progetti in corso e lo sviluppo di nuovi progetti.

Che cosa succederà, dunque? Secondo questa bozza di Regolamento, succederà che
• una volta approvato il Regolamento, ogni Consiglio di Zona definirà, sulla base di un approfondito confronto con le Scuole e in collaborazione con esse, le linee di indirizzo delle concessioni di locali e le eventuali riduzioni o gratuità, in funzione delle esigenze zonali e degli obiettivi di promozione del benessere urbano della comunità locale
• entro il il 31 maggio di ogni anno, ogni Scuola invierà al Consiglio di Zona una comunicazione scritta circa
- gli spazi e orari utilizzati per attività scolastiche ed extra-scolastiche di ogni plesso per l’anno scolastico successivo, includendo anche utilizzi straordinari occasionali
- l’elenco degli spazi che, oltre alle palestre/piscine, auditori/aule magne, biblioteche e cortili, il Consiglio di Istituto mette a disposizione delle concessioni a terzi
- le opportune considerazioni/raccomandazioni circa le modalità d’uso degli spazi stessi
• entro il 30 giugno di ogni anno le domande di utilizzo per le attività a carattere continuativo devono pervenire per iscritto alla Zona competente
• entro il 30 luglio di ogni anno la Zona (qui si fa riferimento agli Uffici) deve rispondere ai richiedenti, fatta eccezione per le concessioni di gratuità che necessitano di delibera del Consiglio di Zona, che possono essere adottate entro il 2 settembre

Certamente esistono delle questioni che pongono problemi.

Il ruolo delle Scuole
Finora le scuole sono state le uniche protagoniste dell’utilizzo dei locali scolastici, sia perché, ovviamente, vi svolgono la loro azione educativa, sia perché le domande di utilizzo in orari extrascolastici erano rivolte a loro e solo a loro competeva la decisione.
Hanno potuto concedere i locali a terzi solo in presenza di un custode o un commesso disponibile a svolgere ore straordinarie oppure (spesso nel caso delle palestre) se ritenevano affidabile l’associazione richiedente. In caso contrario, i locali restavano inutilizzati.
Il Regolamento propone modalità del tutto diverse: le scuole avranno la priorità nell’utilizzo dei locali sia per le attività curricolari sia per quelle aggiuntive, che ampliano l’offerta formativa di ciascuna, ma oltre quelle sarà il Comune, attraverso i Consigli di Zona, a ricevere le domande e a decidere sulle concessioni.
A questo cambiamento, che è rilevante, si oppongono alcune obiezioni, prima fra tutte la affermata necessità di un passaggio consultivo dai Consigli di Istituto in modo che questi possano considerare le domande presentate ed esprimersi riguardo ad eventuali incompatibilità con la didattica o la sovrapposizione con corsi di didattica complementare che già si svolgono o anche per una maggior conoscenza del tessuto sociale di riferimento.
Va detto subito che il Comune/Consiglio di Zona non può e non deve avere alcun atteggiamento discriminatorio a posteriori: una volta stabiliti i criteri di concessione/linee guida, questi vanno applicati rigorosamente dagli Uffici zonali, senza alcun ulteriore passaggio in Consiglio, tranne che per le richieste di gratuità.
La chiave è tutta lì, nei criteri di concessione.
Questi vanno definiti con chiarezza e precisione, in collaborazione con le scuole e tenendo conto delle loro considerazioni/raccomandazioni circa le modalità d’uso degli spazi che esse mettono a disposizione. È qui, nella fase di definizione dei criteri, che deve realizzarsi l’intervento dei Consigli di Istituto per aiutare le istituzioni ad operare la scelta più adeguata.

La custodia dei locali.
Il Regolamento prevede che questa funzione possa essere svolta mediante l’impiego di personale già operante nelle scuole oppure mediante l’impiego di personale dipendente dal Comune di Milano, appositamente reperito al suo interno oppure mediante affidamento dei servizi a cooperative di tipo B oppure direttamente dal concessionario.
Che non sia possibile ricorrere solo al personale delle scuole o del Comune è evidente, perché è la situazione attuale, quella in cui molti locali (anche palestre) rimangono inutilizzati per mancanza di personale di custodia disponibile, visto che nessuno può essere obbligato a prestazioni straordinarie.
Credo sia altrettanto evidente che non sarebbe giusto né etico né ammissibile “convincere” qualcuno a svolgere ore straordinarie a fronte di qualche incentivo economico aggiuntivo.
Quindi è inevitabile assegnare questo incarico direttamente a chi utilizza i locali oppure reperire personale aggiuntivo con opportuni contratti con cooperative di tipo B.
Non si dica che chi è all’ingresso della scuola non può vigilare nei corridoi, perché questo è vero comunque, qualunque sia la tipologia di personale cui è affidato l’incarico. Si consideri, invece, che la bozza di Regolamento prevede che l’utilizzatore dei locali costituisca un deposito cauzionale e provveda entro cinque giorni alla riparazione di qualsiasi danno arrecato alle strutture, attrezzature e impianti dei locali scolastici

I tempi
Finora le Scuole hanno ricevuto le domande di concessione degli spazi entro il 31 maggio di ogni anno. Avevano poi il tempo, fino al 30 giugno (anche se spesso questa scadenza veniva “autoprorogata”), per riunire i Consigli di Istituto, esaminare le domande e decidere le concessioni.
Il nuovo Regolamento prevede altre scansioni temporali, richiamate sopra, che qui si ricordano:
• il Consiglio di Zona definisce le linee di indirizzo delle concessioni di locali e le eventuali riduzioni o gratuità
• entro il 31 maggio le Scuole comunicano gli spazi e orari utilizzati per le proprie attività scolastiche ed extra-scolastiche, l’elenco degli spazi messi a disposizione delle concessioni a terzi, le opportune considerazioni/raccomandazioni circa le modalità d’uso degli spazi stessi
• entro il 30 giugno presentazione alla Zona delle domande di utilizzo per le attività a carattere continuativo
• entro il 30 luglio la Zona risponde ai richiedenti assegnando o negando le concessioni
Ci si chiede se alla data del 31 maggio le Scuole siano in grado di pianificare le proprie attività per l’anno scolastico successivo. Probabilmente sarebbe più opportuna una scadenza successiva, ma crediamo sia evidente l’opportunità di conoscere gli spazi a disposizione prima di presentare le domande.
Ci si chiede di anticipare al 31 maggio la scadenza di presentazione delle domande, in modo che anche i Consigli di Istituto possano esaminarle ed esprimere il proprio parere. Ma a questo si oppone il ragionamento svolto sopra circa il ruolo delle Scuole.

Le risorse
Da più parti si chiede con quali risorse il Comune garantirà l’attuazione del nuovo Regolamento d’uso dei locali scolastici.
Nella bozza in discussione è chiaramente detto che:
- il Comune di Milano si fa carico dei costi del riscaldamento e delle utenze strettamente connesse all’uso dei locali scolastici. (art. 8)
- la quota parte del 50% versata al Consiglio di Zona dovrà essere utilizzata per la copertura delle spese di pulizia e custodia dei locali (e non è detto che basteranno neanche per questo, occorreranno probabilmente fondi appositi dal Comune) e per valorizzare e sostenere, nell’ambito del progetto “Scuole Aperte”, progetti in corso e lo sviluppo di nuovi progetti (art. 10)
- la quota parte del 10% versata al Comune dovrà essere utilizzata per interventi straordinari di pulizia degli spazi scolastici (art. 10)

Conclusioni
In Consiglio di Zona 3 si sono riunite due volte in sedute congiunte le commissioni “Educazione e Istruzione Pubblica” e “Sport e Benessere” per una prima riflessione sulla bozza di Regolamento presentata il 6 dicembre alla Commissione Consiliare.
Nel corso di queste commissioni sono emerse alcune osservazioni e proposte che, alla luce di quanto detto fin qui, vengono riassunte in un apposito documento, allegato al presente, che i presidenti delle due commissioni zonali presenteranno alle Consigliere Comunali relatrici della bozza in discussione.

Sara Rossin


Re: Scuole aperte: il progetto avanza!
10/01/2013 Sara Rossin


 
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