Il Grande Forlanini: un parco possibile

Da oltre cinquant’anni Milano sta costruendo un grande parco Metropolitano a Est della città, tra viale Argonne e L’Idroscalo, attraversato dal Lambro e che attraverso il Lambro si collega a Monza e a Melegnano.
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ForlaniniMappaPiccolaIl lavoro è lungo, come tutte le opere Milanesi, come il Duomo, il cantiere non è mai chiuso. Ma il duomo è alto e il cantiere si vede mentre qui tra le cascine, i recinti e i fossi il lento lavoro è invisibile e segue i ritmi della natura e dell’agricoltura. È un grande parco fatto di percorsi alberati, canali, boschi, spazi sportivi, con cascine didattiche, antichi mulini, campi e orti curati da agricoltori. Un parco attivo, con spazi per lo sport, canili, bar e ristoranti. Un parco da raggiungere in auto o a piedi e in bicicletta, che può essere collegato da un breve sottopassaggio ai giardini di via Mezzofanti, su cui si affacciano direttamente le future fermate della metropolitana 4 e del passante ferroviario. Un parco di Milano e di tutti i cittadini della metropoli. Un’isola di silenzio nel rumore della metropoli.


Attraverso il parco
Sembra impossibile, ma questo parco esiste già anche se pochi lo sanno, tra i cittadini e forse anche tra chi amministra la città.
Entrate in via Cavriana, a destra dopo il ponte dell’Ortica o da viale Corsica, dopo i tre ponti, attraverso via Gatto. Fatelo in bicicletta o a piedi e scoprite il Parco Agricolo sud Milano nel punto più vicino al centro della città, appena tre chilometri da Piazza Duomo. Dietro alle case si apre un brano di campagna, strade strette tra i campi, cascine diroccate, bordi di rovi, fossi, aree abbandonate e spazi recintati Oltre la massicciata ferroviaria si vede la chiesa di Viale Argonne, verso Est il viadotto dell’autostrada. I campi ancora curati sono gestiti dalle Aziende Colombo e Martini, che da secoli sono custodi dell’integrità agricola di questo piccolo miracolo a Milano e che fornivano il fieno ai cavalli della facoltà di Agraria. Nei campi del tennis Junior, tra i filari di tigli, si allenano da generazioni i tennisti milanesi. Nel prato della società Scarioni, vicino a un piccolo bosco pubblico abbandonato si allenano i piccoli calciatori.

Oltre un cancello di fianco ai vecchi gasometri una centrale di teleriscaldamento dell’AEM ci ricorda che energia pulita, tecnologia e parchi possono essere alleati.
Spostatevi lungo la ciclabile rossa di via Corelli, perché non è oggi possibile camminare lungo i sentieri ai margini dei campi e seguiamo le frecce per il nuovo canile municipale. Seguirete il perimetro di un carcere costruito in fretta tanti anni (Centro di detenzione temporanea)per trovarvi quasi sotto i ponti della tangenziale. Visti da vicino i piloni lasciano intravvedere il corso del Lambro. Proseguite verso il parcheggio del canile e guardate verso il centro della città e scoprirete uno spazio aperto straordinario, inaccessibile. Un piccolo dislivello tra i campi fa capire che siamo nella valle del Lambro. Il canile ha tolto spazio all’agricoltura, ma dove c’era un mulino abbandonato da tre anni accoglie i cani e gatti trovatelli e centinaia di appassionati e volontari.

Per proseguire occorre tornare indietro perché il CDT impedisce di passare direttamente per raggiungere i vecchio mulino e la risiera, dove esiste ancora la roggia molinaria e dove lavora Duilio Forte lo scultore che costruisce paesaggi di legno di tutte le dimensioni. Il Lambro ci separa dal Parco Forlanini che conosciamo già e che non abbiamo ancora raggiunto. Ma non c’è un ponte e tra noi e il parco vi sono prati alberi e il fiume.

Alle nostre spalle la tangenziale, sotto alla quale dobbiamo passare di nuovo per tornare in Via Corelli. E qui, sotto alla tangenziale possiamo provare a immaginare come utilizzare lo spazio tra le colonne che divide il parco: un parco attrezzato per lo skate e le bmx, uno spzio, uno specchio d’acqua come quello costruito di fianco al Lambro a poca distanza da qui, in via Rubattino, o potremmo vedere una sposa che vola come nel “tempo dei gitani”, girato nel 1988 sotto questi ponti da Kusturica e ultima palma d’oro (milanese) a Cannes. 

Oltre il Lambro, che passiamo ancora seguendo la pista ciclabile via Corelli sulla destra entriamo in via Taverna. Lungo la strada un vallo, un muro di terra, lungo un centinaio di metri delimita un immenso quadrato chiuso da filari di pioppi. È il cantiere di un golf incredibilmente concesso dalla giunta Moratti su aree di proprietà del comune di Milano: 12 ettari a poco più di 18.000 euro all’anno di affitto per costruire un piccolo golf con campo prova, 6 buche che per 20 anni sottrarranno all’agricoltura o al libero uso dei cittadini ciò che un concorso internazionale di progettazione, pochi anni fa, aveva indicato come l’ingrandimento, il raddoppio dell’attuale parco urbano Forlanini, quello che tutti conoscono e dove si va spesso in macchina, quasi fosse un luogo lontano. Che è qui a pochi metri: con la collinetta, i filari, le aree pavimentate con le lastre di granito teresiano. È il vero parco urbano costruito ormai oltre 40 anni fa, primo lotto di una grande opera dal già dai Piani regolatori dei primi anni’50 e mai completata. Nel parco, ai margini di via Corelli, il grande centro sportivo Saini. Oltre le recinzioni si gioca a baseball, a calcio, si nuota, tra poco sarà trasformata la vecchia pista di pattinaggio in uno spazio per manifestazioni pubbliche.

E se vogliamo proseguire verso l’idroscalo? Oggi non è possibile perché non esistono percorsi protetti e perché in pieno Parco Sud, vicino a una cascina di proprietà del Pio Albergo Trivulzio, su aree dell’ente è stato costruito un immenso parcheggio a basso costo per i viaggiatori di Linate, un vero scempio in aree ancor oggi destinate dalla pianificazione all’agricoltura.
Il Parco dell’Idroscalo non è lontano, l’aeroporto è oltre la strada, una barriera non superabile se non a Novegro, dopo avere fiancheggiato il centro fieristico.



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