Scuola. Il sasso è lanciato. I CPIA, questi sconosciuti

Completamento della scuola dell'obbligo e nodo dell’istruzione secondaria degli adulti in un possibile percorso verso il futuro
di Xavier Vigorelli
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manzi (1)Milano è una città cosmopolita dove tutti gli anni arrivano migliaia di persone.
Molte di queste hanno intenzione di stabilirsi e, come è giusto, desiderano un titolo di studio per meglio inserirsi nel tessuto sociale e lavorativo.

Il sistema di istruzione degli adulti è molto cambiato negli ultimi anni. E’ cambiata l’utenza. Sono quasi scomparsi i lavoratori italiani che non hanno terminato il percorso di studi e che vogliono completarlo in età adulta; a fronte di ciò nuove categorie di persone sono cresciute: tutti quei giovani sopra i 16 anni che vengono per raggiungere la famiglia, ma non hanno le competenze linguistiche per essere inseriti nelle classi dei coetanei, e svariate tipologie di adulti tra cui le donne arabe, che hanno la mattina libera mentre i figli sono a scuola.

Per questi, e per tante altre storie personali ognuna diversa dall’altra, esiste una scuola chiamata CPIA (ex CTP) istituita con il decreto 263 del Presidente della Repubblica del 2012. La sigla sta per Centro Provinciale di Istruzione degli Adulti. Dal CPIA di Milano passano svariate centinaia di persone ogni anno, distribuite su sette plessi.

Qui vengono offerti principalmente corsi di lingua italiana e corsi per ottenere la licenza media distribuiti tra la mattina e il tardo pomeriggio.
Per chi volesse, però, ottenere un diploma di scuola superiore la strada è spesso di fatto impossibile per la fascia oraria dell’offerta.

I CPIA lavorano in rete con un numero di scuole superiori1 che a Milano si conta sulle dita di una mano e che ad oggi offrono dei corsi solo alla sera in quartieri periferici.
Da insegnante di CPIA ho potuto osservare un campione rappresentativo di studenti che, ottenuta la terza media, si è trovata davanti alla scelta se proseguire il percorso nelle scuole superiori. Alcuni hanno dovuto rinunciare a proseguire gli studi, perché l’unica fascia oraria disponibile è di sera, per loro impossibile da frequentare, e la maggioranza di coloro che si sono comunque iscritti avrebbe preferito la mattina.
Il problema riguarda molti ragazzi che proprio la sera possono trovare un lavoro nella ristorazione o nelle consegne, ragazze che non se la sentono di tornare a casa da sole la sera tardi, madri di famiglia che possono solo la mattina. Sarebbe bene svolgere un sondaggio accurato per capire i reali bisogni ed eventualmente rivedere la fascia oraria dell’offerta.

Ci sono state stagioni politiche in cui lo studio e l’integrazione di tutte le persone erano più considerati e che hanno previsto risorse, giustamente, per garantire il diritto allo studio di altre categorie, come chi si trova in carcere o in ospedale.

Di fatto i corsi serali oggi riescono a intercettare solo una parte di chi vorrebbe proseguire gli studi.
Il motivo diretto di questa mancanza è che le scuole superiori la mattina hanno le aule occupate dai corsi diurni. La causa vera però è che c’è disattenzione verso queste persone.

Qualche anno fa si poteva giustificare la mancanza di offerta con la novità della domanda. Ora sono vari anni che questo diritto viene negato. Inoltre il numero di chi si vorrebbe iscrivere aumenterebbe certamente a fronte di un’offerta formativa ben strutturata e pubblicizzata. Quanti sono infatti oggi i giovani che non studiano e non lavorano, proprio negli anni della vita di massime energie mentali e fisiche? Non sarebbe un buon investimento per il futuro offrire un percorso di studi calibrato su di loro? Il costo sarebbe molto contenuto perché le scuole a Milano ci sono già e prevedono già i corsi, ma in una fascia oraria che spesso non risponde alle esigenze di chi vorrebbe frequentarli.

Il problema degli spazi posto recentemente dal COVID è riuscito a smuovere in fretta risorse per le scuole, anche del Comune. Si spera che anche questa istanza trovi presto ascolto, per rendere Milano sempre di più la città dell’integrazione e del benessere di tutti i suoi abitanti.


1) Gli studenti possono scegliere di frequentare presso i CPIA le materie del primo biennio delle superiori (escluse quelle di indirizzo) per poi iscriversi l’anno dopo, se raggiungono le competenze necessarie, direttamente al terzo anno presso gli istituti superiori.


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