La povertà è un reato per gran parte dell’opinione pubblica, non per il Tribunale di Milano.

Assolti i rom sgomberati dalle baracche di via Cima nel 2015 dall’accusa di occupazione di terreni ed edifici. Eppure per molti gli emarginati sono un disturbo “sociale” intollerabile. ()

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Da un recente comunicato stampa della comunità di S. Egidio si apprende che 7 rom incriminati e processati, dopo lo sgombero avvenuto nel 2015 dalle baracche in cui vivevano in via Cima, sono stati assolti dal Tribunale di Milano per “non aver commesso il fatto”. La notizia non è apparsa sulla stampa, per cui la riprendiamo.

Il reato commesso era quello di “invasione di terreni ed edifici insediandosi all’interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale”. L’assoluzione è motivata dal riconoscimento dello stato di “necessità” derivante dal diritto fondamentale ad un’abitazione per riparare sé stessi e la proprio famiglia in assenza di effettive alternative possibili e senza causare danni ad alcuno (il terreno occupato era, ed è tuttora, inutilizzato).

Le baracche erano occupate da otto famiglie rom, nonostante le difficoltà i bambini frequentavano regolarmente le scuole, e oggi con l’assistenza e l’accompagnamento sociale della comunità di S.Egidio hanno casa, i figli frequentano le scuole, e almeno un membro in ogni famiglia lavora.

Mentre un tribunale sancisce che la povertà non è un reato e che non si può essere perseguiti in quanto “poveri”, una gran parte dell’opinione pubblica rifiuta di riconoscere questa semplice verità. Anzi si convince del contrario, come se fosse una colpa dell’individuo ritrovarsi in questa condizione e non, nella maggioranza dei casi, una conseguenza delle scelte e delle decisioni prese da chi determina la politica e lo stato “sociale”. Nessuno sceglie consapevolmente di essere emarginato e l’attribuire a fattori del tutto “privati” la vera origine delle condizioni di indigenza di molti è fuorviante, ma è del tutto normale che lo si faccia.

Assistiamo così ad un corto circuito che innesca il degrado politico e sociale in cui viviamo; dato che la povertà altrui infastidisce è facile fare leva sull’egoismo di massa e ha buon gioco chi sfrutta per calcolo politico il rifiuto a considerare il problema come un male “sociale”, da curare cercando creando le condizioni “esterne” che consentano di affrontarlo e, semmai, di porvi rimedio.

L'opinione corrente che ha chiesto gli sgomberi di via Cima e oggi alimenta l’insofferenza e il rifiuto dei migranti, rappresenta un problema enorme e di difficile soluzione.Intanto bisognerebbe però riconoscere che ha origine non dalle scelte dei singoli, ma innanzitutto dalla politica. Eppure non si fa nulla in questo senso, anzi si fa in modo dinon destinare risorse a quelli che ne hanno necessità.

Quelli che cavalcano questa politica sono poi anche quelli che impegnano il denaro pubblico per la realizzazione di opere di cui non abbiamo alcun bisogno, e lo fanno senza nemmeno fornire qualche valida e plausibile giustificazione. E’ di qualche giorno fa la notizia che è imminente la firma del contratto per la realizzazione della Città della Salute, dove dovrà venir trasferito l’Istituto Nazionale dei Tumori.

Tutte le volte che mi capita di passare dalle parti di via Venezian mi domando, ma per quale motivo, su quali basi e valutazioni si è scelto di spendere centinaia di milioni di euro e chiudere un ospedale moderno, in piena efficienza e del tutto adeguato alle esigenze dei malati per costruirne un altro in un sito che tutti sanno essere stato per decenni e decenni massicciamente inquinato, dove nessuno può garantire che le bonifiche effettuate abbiano eliminato con buoni margini di sicurezza i pericoli per la salute dei cittadini?

Se poi considero che quelli che agitano il risentimento popolare contro la povertà e il bisogno, fatte percepire come causa di degrado sociale, sono gli stessi che compiono scelte a danno della collettività, beh..lo sconcerto è totale! E intorno nessuno protesta!



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