Fili sospesi (seconda parte)

Ci eravamo fermati alla fine del giro di presentazione ed erano già emersi diversi notevoli spunti per potenziali proposte dei rappresentanti delle comunità straniere, poi discusse e arricchite dal dibattito con cittadini e politici milanesi. Dall’incontro "Comunità, Cura & Coesione Sociale", nell'ambito di SocialMi3, sbocchi concreti a straordinari esempi di impegno personale e civile, individuale e associativo. E l'inizio di un percorso comune. ()
IMG 20220603 WA0002.bis(...) Il primo giro si conclude già con importanti spunti per potenziali proposte concrete.

È il segno che cerchiamo, sintetizza Rahel Sereke, quello della concretezza. Ma certo non va dimenticato che c’è stato un grave deterioramento della coesione sociale negli ultimi vent’anni a livello politico nazionale. Ci muoviamo quindi in un contesto non ideale, dove lo stesso status giuridico delle persone migranti e degli “stranieri” e la solidarietà nei loro confronti è stato messo a dura prova da leggi inique.

E per la rimozione degli ostacoli, la strada è ardua: basti pensare al fatto che il 60% degli abbandoni scolastici avviene da famiglie con genitori immigrati. Una cosa è chiara, le migrazioni non sono un’emergenza, bensì una questione strutturale, e le fragilità dell’inclusione sociale su Scuola, Lavoro e Casa vanno affrontate insieme.

La prima risposta, sovente, arriva da associazioni piccole, capaci ancora di azioni informali, ma tempestive… è il Quarto Settore, una realtà non trascurabile a Milano.
E allora, per ottenere cambiamento servono politiche di orientamento, come spesso sono quelle dell’Unione Europea, benché sul tema anch’esse non sempre coerenti, basti pensare al doppio standard: la piena e rapida ai profughi ucraini contraddetta dai respingimenti riservati a persone di altre provenienze e che ancora avvengono su molte frontiere della UE.

È quindi calzante l’intervento di Pierfrancesco Majorino, reso autorevole sia dal suo incarico attuale di europarlamentare, sia quello rivestito nella giunta Pisapia di assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano. Denuncia la necessità di un cambiamento radicale delle politiche sull’immigrazione in UE come in Italia. Ma anche a livello locale, serve un ripensamento forte: il primo rapporto della persona migrante non deve essere con la Questura, ma con il Comune e il Municipio. Serve uno sconfinamento dagli argini da parte delle istituzioni, gestire efficientemente le emergenze come Milano ha fatto nel 2015, ma senza che questo divori ogni energia per un lavoro a medio termine.

Mettere a fuoco gli strumenti e i problemi. Sottolinea che dopo crisi economica e pandemica certe questioni, come autonomia e indipendenza economica, non sono un problema per gli “stranieri” ma di tutte le fasce vulnerabili. Il dibattito su formazione, inserimento lavorativo e reddito di cittadinanza a livello nazionale è di estrema rilevanza. E rimarca la particolare attenzione alle donne, alla condizione femminile, centrale all’incrocio delle questioni scuola, lavoro, casa.

Superare le discriminazioni all’accesso con misure di accompagnamento. Sulla casa… rivedere totalmente le politiche dell’Abitare.
E insiste ancora sul dialogo… è cruciale sostenerlo con tutte le comunità straniere e le associazioni, con chi è fuori dalle istituzioni ma ha occhi, orecchie e mani più pronte all’accoglienza, come è stato sin dal 2014 con Cambio Passo, appunto, con il suo assessorato. Lavorare di concerto pubblico e privato, avere cura di garantire una mediazione culturale di qualità, non inserire il ruolo solo come requisito dei bandi di gara.

Il livello degli interventi degli ospiti - davvero alto e ricco di stimoli - prepara il terreno al dibattito con la platea di attenti ascoltatori. Obiettivo dichiarato individuare concrete azioni che il Municipio potrebbe favorire e attivare.

Marina Olivieri, consigliera del Municipio, propone la riflessione sul fatto che i servizi sociali carenti sono problemi per tutti i cittadini, migranti e non. Il diritto allo studio, forse il Municipio potrebbe finanziare borse di studio.

Caterina Antola ammette la difficoltà burocratica, le lungaggini, il mancato decentramento di competenze che non permettono autonomia decisionale. Ma è nelle possibilità del Municipio dare sostegno a iniziative del terzo settore.

Riprende ancora Rahel Sereke. Ci sono strumenti rivelatisi efficaci come la residenza fittizia per i senza fissa dimora, al momento sospesa. Andrebbe ripristinata perché è vitale.
E pone la centralità del problema degli spazi di interlocuzione dedicati alla coesione sociale.
C’è il tavolo della Sicurezza dove siedono anche Questura e Prefettura, ma non basta.
Sulla scuola, ancora rimarca la necessità di uno sguardo completo… la discriminazione è dentro e fuori, l’azione è inefficace se ci si concentra solo all’interno delle mura scolastiche.
Elenca altre attenzioni, altre criticità: il concetto di mediazione culturale non può limitarsi alla lingua, è un ambito ben più articolato. Mancano dati aggiornati sui mediatori, non esiste un albo.

Marina Casazza, medico, porta al dibattito ulteriori aspetti, la trasversalità delle problematiche.
Agire per la rimozione degli ostacoli che colpiscono categorie come disabili e anziani.

Si prosegue ancora sugli spazi di incontro, pungolati dalla semplice domanda: esiste una Casa delle Associazioni?
La presidente Antola lamenta carenza di spazi pubblici adeguati, ma accoglie lo stimolo a chiederne al Comune, a individuarne di nuovi.

Conferma Ainom Maricos, portando l’esempio della propria associazione Movimenti Cittadini del Mondo che riunisce 120 realtà, lo spazio per loro era stato trovato al Mudec per delibera dell’allora consiglio di zona, ma è poi stato tolto dall’assessorato alla cultura del Comune.

Più in generale, in chiusura, diversi interventi degli ascoltatori tornano sull’ottimo livello dell’incontro, il calibro delle rappresentanti presenti, e sul significato che è emerso chiaramente nel corso dell’incontro come l’obiettivo chiave da perseguire: generare prossimità e fare rete.

Ne coglie il senso di urgenza la presidente di commissione Polo che manifesta l’intenzione del Municipio di avviare un Tavolo della coesione sociale che possa davvero essere luogo e tempo dove mettere in rete le esperienze e le associazioni. Si vedrà presto, promette, con l’impegno congiunto di Rahel Sereke, dell’assessore Rossi e della Presidente Antola.

E le prime azioni concrete sono già in elenco, lo propone Yessica Avelar e lo completa l’assessore Rossi: realizzare un Albo dei mediatori, ampliare la guida multilingue di Cambio Passo, sostenere esperienze già positive (come il corso di italiano per le donne ucraine al centro di Milano Donna di via Nardi, esemplifica Rossi) e avviare il Tavolo della coesione sociale di Municipio come luogo della “rete”, del dialogo.

E Ainom Maricos ne rinforza l’importanza, pur nella consapevolezza dei limiti di bilancio sempre presenti: il Tavolo può essere la fucina di idee, le associazioni possono trovare finanziatori e se sono in rete è più facile.

Quei fili sospesi – allora – possono trovare nel Tavolo la dimensione per intrecciarsi, collegare in rete, costruire ponti e dare un contributo concreto a sorpassare barriere, superare gli ostacoli e le discriminazioni, generare prossimità, difendere la dignità di tutte e tutti.
È uno scopo elevato e ambizioso ma la disponibilità del Municipio 3 c’è tutta!



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