Quer pasticciaccio brutto del palazzetto di via Mangiagalli 3

Breve storia di un bene pubblico, con funzioni pubbliche, in via di “liquidazione” ad opera di un ente privato. ()

mangiagalli 3Giustamente un gruppo di cittadini della zona 3, vedendo uno stabile, già occupato da enti sanitari pubblici, svuotato e vuoto, ha ritenuto promuovere una raccolta di firme per farlo ritornare sede di servizi sanitari e sociali.
Questi 4.000 mq, già attrezzati ad ambulatori ed uffici, non sono compresi tra gli spazi da destinare per le future Case di Comunità previste nella zona tre. Allora è logico chiedersi: “Ma chi è il proprietario del palazzetto?”
La risposta è facilmente recuperabile dal web.

Nel depliant illustrativo della Società proprietaria LIGESTRA DUE Srl (www.Ligestradue.it) si legge, ”L’immobile si articola su sette piani fuori terra e un piano interrato. È destinato ad uffici dal piano terra al quinto piano mentre il sesto piano ha destinazione residenziale. Al piano interrato sono ubicati spazi per archivi, depositi, locali tecnici e autorimessa. L’immobile ha una conformazione planimetrica a “T”, confina su un lato con strada pubblica e per i restanti tre lati con altre proprietà, la tipologia edilizia è a palazzina, ha caratteristiche estetiche tipiche dell’epoca di costruzione, (anni ’60-70 del secolo scorso) e finiture di medio livello, classificabili come edilizia economica. La superficie utile per gli uffici è di 4560 mq.”

Di chi è la palazzina?
Dunque l’immobile non è abbandonato, bensì è stato svuotato dalla presenza “inopportuna” dell’ultimo affittuario (Istituto Neurologico Besta) ed è messo in vendita dalla citata società per conto del vero proprietario ovvero di FINTECNA S.p.A. Società controllata da Cassa Depositi e Prestiti S.P.A. (istituzione finanziaria di diritto privato le cui azioni sono di proprietà del Ministero dell’economia e Finanza per l’82%).
La Cassa Depositi e Prestiti è di fatto una Banca di Stato che ha come correntisti milioni di cittadini italiani (buoni postali) e ha investito in parecchie partecipazioni azionarie in numerose Società d’interesse nazionale. LIGESTRA DUE (proprietaria dell’immobile in questione) ha il compito di gestire e valorizzare i patrimoni degli Enti pubblici disciolti e costituiti in forza di legge in gestione separata, attività in un primo tempo gestita direttamente da Fintecna su mandato del Ministero dell’economia e finanza.

Storia di un edificio con funzioni pubbliche
Di chi era in origine il patrimonio di cui fa parte il palazzetto di via Mangiagalli? Era dell’ISPESL ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZADEL LAVORO organo del Ministero della Sanità. Con un decreto legge del 2010 (Ministero Berlusconi con Ministro Lavoro Sacconi). L’Ente fu sciolto perché ritenuto doppione dell’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro) e in questo ente fu incorporato il patrimonio (valore circa 200 milioni). L’ISPESL allora aveva dato in comodato gratuito spazi per l’ASL di Milano e per la ricerca congiunta con l’Istituto neurologico Carlo Besta.
Precisamente nel 2008 tra ISPESL e Besta era stata stipulata una convenzione per la collaborazione scientifica. Il decreto legge citato poi interruppe la convenzione che sarebbe scaduta nel 2013. Già nel 2011 la Società Ligestra due, ente liquidatore delle proprietà ex ISPESL poi INAIL, chiese l’interruzione del comodato d’uso e propose un contratto di affitto per € 120.000 annui per una durata di 6 anni.

Prima riflessione

Un ente pubblico ISPESL rende disponibili spazi per una attività di ricerca comune con un Istituto di Ricerca finanziato dallo Stato, che a sua volta li utilizza anche per garantire la continuità assistenziale specialistica ambulatoriale rivolta in larga parte a minori con gravi malattie neurologiche. E questo accordo viene ricusato da una società privata. Perché Ligestra 2, come abbiamo visto, è una società “di diritto privato”, ancorché controllata da Fintecna, a sua volta controllata da Cassa Depositi e Prestiti a sua volta di proprietà del Ministero. In altre parole un bene pubblico, con funzioni pubbliche viene ceduto con lo scopo di “rendere efficienti le procedure di liquidazione”, senza tenere in considerazione la sua funzione sociale e sanitaria e senza che la comunità, il municipio, il comune intervengano in alcun modo.

Seconda riflessione
Il Centro Studi ISPESL-Besta ebbe fine grazie allo scioglimento di un Ente che presidiava la ricerca in campo della prevenzione, funzione utilissima, forse poi assunta dall’INAIL, e con esso cessarono anche tutti i progetti di ricerca già finanziati e in cantiere. Era un bene pubblico, patrimonio immateriale di conoscenza, disperso in base a leggi che hanno privatizzato uno spazio utilizzato a fini di pubblica utilità.

Che è successo al Besta?
Come si sa, il Besta era “affamato” di spazi perché, per le note vicende sfociate nel progetto della Città della Salute, la Regione aveva bloccato il trasferimento nella sede della Bicocca.
L’Amministrazione del Besta non sottoscrisse il contratto di affitto, ma iniziò a pagare un’indennità di occupazione e la quota delle spese relative agli 800 mq occupati, promettendo di “sgombrare” per la fine del 2016. Ligestra due nel 2015 diede praticamente lo sfratto all’Istituto minacciando di tagliare le utenze. Ogni tentativo di mediazione extragiudiziaria fallì e dopo tre anni fu raggiunto l’accordo in sede di giudizio.
In sostanza il Besta s’impegnava a pagare la somma mensile di più di 10.000 euro e di lasciare libero il palazzetto entro il settembre 2019, con la contestuale penale del pagamento di 500 euro al giorno passato quel termine.

Terza riflessione
Chi solleva la questione di un bene pubblico con funzioni pubbliche che viene messo sul mercato?
Chi può intervenire a difesa dell’interesse pubblico? Il Municipio? Il Comune ? La Regione?
L’ambulatorio del Besta non poteva essere ospitato in spazi di altri Istituti Scientifici Pubblici come ad esempio l’Ospedale Maggiore proprietario di interi palazzi a Milano, oppure essere ospitato in altri stabili di proprietà comunale di altri Enti pubblici.
Pressato dalla minaccia della penale e di essere costretto al pagamento di un forte indennizzo, alla fine l’Ambulatorio e il centro di ricerca hanno trovato posto in un ambulatorio in Via Puecher di proprietà della società “Benessere” contro pagamento sempre di 10.000 euro mensili.

La dismissione
Ora il palazzetto è svuotato e messo in vendita e il ricavo aumenterà il patrimonio delle varie società interessate ma controllate da un altro Ente Pubblico: il Ministero Economia Finanza che vuole valorizzare il patrimonio assegnatogli dalla legge e dallo Stato. Ma è davvero valorizzazione questa?
Non sarebbe stato logico (e anche giusto) che questo spazio pubblico continuasse ad essere utilizzato per la ricerca delle malattie neurologiche e la prevenzione, invece che essere reso solo un’anonima voce di bilancio o oggetto di una operazione finanziaria con beneficio del privato di turno.
La Cassa Depositi e Prestiti, controllata da un organo dello Stato, si sta prestando alla dismissione di un bene del patrimonio pubblico sanitario di Milano.

Un esempio recente, poco edificante
È fresca la sentenza della Corte dei Conti che ha condannato i dirigenti dell’ASL di Milano e dell’Assessorato Welfare per danno erariale occorso in occasione della vendita della Sede ATS di Corso Italia 19 (13.000 mq calpestabili) per 30 milioni alla Cassa Depositi e Prestiti e da questa rivenduta per 38 dopo sei giorni a privati. Così il patrimonio pubblico viene “dismesso” per lasciare spazio all’intervento privato.

Tornando in Via Mangiagalli 3
Il palazzetto non può essere restituito alla sua funzione originaria cioè sede di un servizio pubblico?
Alcuni cittadini hanno avviato una raccolta di firme perché Via Mangiagalli 3 possa diventare una delle Case della Comunità della zona 3. Ma il rischio è che siano grida al vento se non sappiamo a chi stiamo chiedendo che cosa. Che cosa intende fare il Municipio? Che cosa intende fare il Comune di Milano? Hanno voce in capitolo?


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Re: Quer pasticciaccio brutto del palazzetto di via Mangiagalli 3
04/11/2021 Bruno Eugenio Ambrosi
Ligestra a me ricorda anagramma di Ligresti...
boh.
saluti
bruno


 
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