Il TTIP mette a rischio la nostra sovranità alimentare, e non solo quella

Allarmismo ingiustificato o minaccia reale per una sana alimentazione? Vogliamo capire quali siano le principali ragioni che hanno spinto tante organizzazioni della società civile a lanciare la campagna STOP TTIP, iniziando dal cibo e dall'agricoltura. ()

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Il problema del cibo è di grande attualità in questo periodo, non solo perché tra poco si aprirà a Milano l'Expo, che lo pone come tema centrale, ma anche perché nei prossimi mesi si entrerà nella fase cruciale delle trattative per il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il negoziato di cui abbiamo riferito in un precedente articolo, cercando di dare qualche informazione sulla sigla e sul suo contenuto, ancora sconosciuto alla maggior parte della cittadinanza, trattato che, rispetto al tema dell'alimentazione e ad altri temi altrettanto importanti, sarebbe assai grave sottovalutare.

Tra le tante associazioni che hanno aderito alla campagna STOP TTIP in prima linea ci sono i GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale, fatto ben comprensibile questo, se si considera che i GAS rispondono all'esigenza di promuovere una nuova consapevolezza alimentare, di nutrirsi con alimenti genuini, prodotti da coltivazioni biologiche secondo standard di qualità, dove sono banditi fertilizzanti e trattamenti nocivi all'ambiente, cibo di cui sia nota e verificabile la provenienza perché prodotti localmente, instaurando rapporti di stima e fiducia tra chi produce e chi consuma. Ed è un fenomeno cin continua crescita.

Sul fronte dell'alimentazione il TTIP solleva enormi preoccupazioni poiché prevede clausole di reciprocità tra i paesi firmatari e impone l'abbattimento di quelle barriere normative che potrebbero impedire la libera circolazione dei prodotti. Esiste una notevole e sostanziale disparità tra le normative statunitensi e le nostre e questo fatto può stravolgere completamente le caratteristiche di genuinità e gli standard qualitativi che oggi proteggono il consumatore italiano, introdotte a salvaguardia la qualità del nostro sistema agro-alimentare.

Facciamo alcuni esempi.

I semi OGM (Organismi Geneticamente Modificati) non possono essere impiegati in Italia, se non per scopi di sperimentazione scientifica, mentre sono massicciamente utilizzati negli Stati Uniti; chi potrà impedire alla multinazionale Monsanto, uno dei principali produttori di OGM, di erbicidi e pesticidi, di pretendere che questa legge venga abrogata o se non fosse abrogata di intentare allo stato italiano una causa di risarcimento per miliardi di euro, a causa della barriera normativa che impedisce alla multinazionale di vendere i semi da lei prodotti con conseguenti perdite di ingenti profitti? Se la legge venisse abrogata e i semi OGM venissero utilizzati estensivamente, come si potrebbe ostacolare la contaminazione delle coltivazioni non OGM, garantire la biodiversità delle colture e contraddistinguere il patrimonio agricolturale italiano, che tutti ci invidiano? Patrimonio su cui bisognerebbe invece puntare per proporre ai giovani, come ha fatto di recente Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, un modello di sviluppo in grado di nutrire il pianeta dando lavoro alle moltitudini di contadini, pastori, pescatori che hanno sfamato il mondo secondo natura, anziché assecondare gli interessi di pochissimi. Questo modello di sviluppo è già in atto e fa parte dell'esperienza quotidiana, in scala certo ridotta, ma crescente, di molti piccoli produttori locali in tutte le zone d'Italia. Dovremmo avere come primo impegno quello di salvaguardare questo patrimonio di eccellenza, che il mondo ci invidia e che un accordo come il TTIP vanificherebbe.

Basti poi pensare alle regole vigenti da noi sulle etichettature, sulle indicazioni geografiche di provenienza (IGP), sulle documentazioni di origine controllata (DOC,DOP), che verrebbero disconosciute nella quasi totalità se il TTIP entrasse in vigore, dato che sono praticamente inesistenti negli Stati Uniti, dove vengono venduti il formaggio tipo “Asiago”, il Parma Ham, il Parmisan Italian Style e dove le etichette riportano esclusivamente gli ingredienti. Sembra che i negoziatori americani siano disposti a riconoscere un ristrettissimo numero di IGP italiani, sei o sette, quelli più rinomati, che rappresentano sì una buona percentuale delle nostre esportazioni del settore, ma tutto il resto che fine farebbe quando dovesse competere sul mercato senza potersi distinguere da prodotti di infima qualità, dall'aspetto e dal sapore assai simile, a costi di gran lunga inferiori?

Sul fronte delle garanzie sanitarie e fitosanitarie le cose non vanno meglio. Negli USA non vige il principio di precauzione che viene applicato nei paesi europei, per cui ogni fase della lavorazione di un prodotto alimentare viene monitorato e controllato, dovendo rispettare precisi requisiti di igiene. In Europa non è ammesso l'impiego degli ormoni per la crescita dei bovini, non è ammesso l'uso di farmaci come le rectropamine per accrescere la massa muscolare di maiali, tacchini e bovini, non è ammesso il trattamento di “igienizzazione” a cui viene sottoposto il pollame utilizzando cloro e acidi organici, non sono ammesse concentrazioni residue di pesticidi e altre sostanze tossiche nella frutta e negli alimenti come quelle molto più alte consentite in USA, dove non spetta alle aziende garantire la innocuità del prodotto, ma al consumatore dimostrare che è nocivo alla salute.

Tutte le normative più restrittive in vigore in Europa dovrebbero quindi adeguarsi, a quelle più favorevoli (al produttore) in vigore negli USA.

Basterebbero alcune di queste preoccupazioni a far accantonare un trattato che viene definito “Free Trade”, di “libero scambio”, ma che in effetti ha altri obiettivi, come si può ben comprendere da quanto sopra detto.I dazi doganali sulle merci hanno un'incidenza assai limitata sui prezzi, in media intorno al 3 %, mentre le ripercussioni che si potranno avere sulla nostra salute e sulla nostra economia nel settore agro-alimentare potranno avere ben altra portata.

E non si tratta solo di questo, poiché anche in tema di sanità, educazione, lavoro, ambiente, servizi pubblici, proprietà intellettuale, le conseguenze dell'accordo potrebbero essere devastanti (ce ne occuperemo in altri articoli).

I sostenitori del TTIP, in prima linea l'attuale governo italiano, sono comunque intenzionati a concludere in fretta l'accordo, nonostante pregiudichi la sovranità nazionale su questioni fondamentali che ci riguardano direttamente come cittadini e che in un sistema democratico dovrebbero essere discusse e regolate secondo metodi e regole, appunto, democratiche.

Se un accordo come il TTIP venisse sottoscritto cancellerebbe di fatto le basi della democrazia, perché un trattato una volta siglato non è più negoziabile e potrebbe essere modificato solo tramite accordo tra le parti, anche qualora avesse conseguenze tali da annullare il diritto di autodeterminazione e la libertà di scelta di una popolazione. Gli interessi che hanno manovrato per concludere un tale trattato diventano intoccabili e superiori a quelli pubblici. E si capisce come la clausola dell'arbitrato sia essenziale per raggiungere questa finalità, in mancanza della quale l'investitore privato non avrebbe modo di far prevalere i propri interessi rispetto a quelli generali. Perciò si sta cercando di aggirare la difficile questione dell'arbitrato da una parte cercando di rinviarne la discussione ad una fase successiva, dall'altra proponendo di introdurre un apposito tribunale sovranazionale, soluzione che non risolve il problema, come mette in evidenza questo articolo pubblicato da Ante Wessel della FFII (Foundation for a Free Information Infrasctructure).

Segnaliamo che le notizie circolate nei giorni scorsi, riprese da un articolo del Financial Times, in cui si affermava che le trattative sul TTIP si sono arenate, vanno decisamente rettificate.

Non è così poiché i negoziatori vorrebbero annunciare entro il prossimo maggio di aver concluso una prima stesura relativa ai punti su cui si sono raggiunti sostanziali accordi. La scadenza di maggio è legata all'avvicinarsi del semestre bianco per il presidente Obama, durante il quale non avrà la facoltà di sottoscrive trattati ed accordi internazionali, dato che alla fine del 2015 si terranno le elezioni per il nuovo presidente.

Come ha chiaramente detto Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia, durante una conferenza tenuta al parlamento italiano, questo accordo non va firmato, è contrario agli interessi della gente.


STOP TTIP




Tags:
democrazia, Expo, TTIP

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Re: Il TTIP mette a rischio la nostra sovranità alimentare, e non solo quella
26/03/2015 elena pellegrini
ho girato l'articolo agli amici che conosco, spero si riesca davvero a bloccare una simile trattativa


 
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