Pisello

25 aprile 1945: Per molti fascisti e tedeschi che si macchiarono di crimini ci fu la resa dei conti. Quando una dittatura ha termine c’è chi paga un prezzo alto con la vita per i crimini che ha commesso. Infatti c’è chi pagò per responsabilità dirette, chi per altri e chi per pura casualità. Né mancarono spontanei atti di violenza e di vendetta.

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aereonautica piazza novelli
Quella tra partigiani e repubblichini non fu una guerra fratricida, ma un conflitto dai caratteri molto chiari tra chi si batteva per la libertà e chi della libertà aveva fatto scempio per vent’anni. La differenza non è di poco conto.
Chi aveva seminato terrore, chi aveva fatto deportare ebrei e oppositori, chi aveva assassinato, chi aveva torturato, chi aveva fatto la spia e chi aveva condiviso le crudeltà nazifasciste doveva pagare il suo debito verso gli uomini liberi
e la storia. Così fu per alcuni, ma non per tutti.
La scia di lutti che lasciarono dietro di sé tedeschi e repubblichini tra omicidi, rappresaglie e stragi è stata documentata in modo incontrovertibile. Ma per molti dei responsabili, giustizia non è stata compiuta, lo testimonia l’«armadio della vergogna» dove per cinquant’anni sono stati occultati documenti fondamentali per perseguire gli assassini. Come nel caso del capitano delle SS Saevecke, uno dei responsabili dell’esecuzione dei Quindici Martiri di piazzale Loreto.
I morti, affermano alcuni revisori della storia, sono tutti uguali, ma non si dice che le ragioni di queste morti non sono uguali. Bisogna sempre chiedersi perché si è giunti a quel punto. Non voler riconoscere la colpa storica, culturale e politica del nazifascismo e dei suoi sostenitori vuol dire negare l’evidenza del male che questi hanno esercitato su milioni e milioni di persone.
Anche nella Zona 3 all’indomani della insurrezione alcuni sono quelli passati per le armi in base al decreto “arrendersi o perire”, ma si cercano soprattutto coloro che durante il ventennio e la guerra depredavano, rastrellavano, deportavano e uccidevano. La caccia è aperta, e quando vengono snidati, li aspetta il Tribunale di guerra.
L’Istituto Caterina da Siena di viale Lombardia, la Casa dello Studente di viale Romagna, gli uffici della Questura di via Poma, il Politecnico in piazza Leonardo da Vinci e il deposito dell’Atm di via Teodosio si trasformano in quei giorni in sede giudiziarie. Quando vengono accertate gravi responsabilità dei prigionieri le sentenze sono esemplari: il muro e la fucilazione.
E così piazza Piola, piazza Cinque Giornate, piazza Guardi, i tunnel ferroviari e i prati di Lambrate e dell’Ortica, i giardinetti di piazza Durante, il campo sportivo Giuriati, che aveva visto tra gennaio e febbraio del 1945 l’assassinio di quattordici giovani patrioti partigiani, diventano, a loro volta, i luoghi delle esecuzioni capitali di repubblichini e tedeschi.
Non sempre tra i fucilati fascisti e tedeschi si trovano figure di primo piano.
A volte sono figure minori, ma non meno responsabili di crimini come ci raccontano Giovanni Pesce, Franco Loi e Lidia Tebaldi, nelle loro memorie.

Scegliamo la memoria di Lidia Tebaldi (all’epoca dei fatti solo tredicenne) in cui racconta con vivacità e dovizia di particolari tre episodi accaduti in Città Studi: l’assassinio, a pochi giorni dal 25 aprile, di un “povero” ragazzo con ritardo mentale da parte della ronda fascista azzurra che operava nella caserma dell’Aeronautica di piazza Novelli.

“A Città Studi viveva un povero ragazzo, con grossi problemi di testa, dell’età di 15-16 anni, soprannominato Pisello, che abitava nelle case popolari di via Beato Angelico 3. Girava per le vie della zona con una fascia della Croce Rossa perché diceva
che, in questo modo, nel caso di un bombardamento, gli aerei alleati non lo avrebbero colpito. Molti, purtroppo erano i cattivi che si prendevano gioco di lui e lo canzonavano. Gente senza umanità. Tra questi c’era la ronda azzurra della caserma dell’aeronautica di Piazza Novelli un luogo pieno di balordi neri e tedeschi della SS. Quando quelli della ronda erano di turno e facevano il giro della zona, gli gridavano «Alt!» per spaventarlo. Il povero Pisello allora scappava e si nascondeva nel portone di casa sua. I tre della ronda ridevano come tanti cretini. Erano proprio delle bestie a prenderlo in giro.
Un bel giorno, ricordo che era il 13 aprile 1945, questi balordi stanchi di questi scherzi, hanno voluto cambiare registro con quel ragazzo: prima gli hanno intimato l’alt poi gli hanno sparato alla schiena.
Pisello, anche se ferito gravemente, era riuscito a nascondersi nel portone, ma poco dopo il poverino è morto.
Quando è finita la guerra io incrociavo spesso uno che non mi piaceva per niente e lo chiamavo ‘faccia di Muti’, senza sapere che rischio stavo correndo. Poi ho scoperto che questa persona era proprio uno di quelli che avevano sparato a quel povero ragazzo. E forse sai quelli della squadra azzurra di piazza Novelli erano quelli che avevano fucilato i quattro giovani di via Botticelli. E pensare che i partigiani, dopo il 25 aprile hanno preso il fascista della ronda e lo hanno messo al muro, ma è stato però salvato all’ultimo momento da un suo zio che aveva fatto anche lui il partigiano.
Vedi che scherzi fa il destino? Quella ‘faccia di Muti’ meritava d’essere fucilato perché vigliaccamente assassino di un ragazzo con problemi e invece se l’è cavata.
Così come è andata bene a quelli della Todt, quei tedeschi che dovevano rastrellare i giovani da mandare a lavorare in Germania. In piazza Ferravilla in un bel villone dove adesso ci sono le suore c’erano appunto i tedeschi della Todt, con tutt’intorno il filo spinato per proteggerli dagli attacchi partigiani. Mi dispiace di doverlo dire, ma per quello che è stata la mia esperienza e di tante altre persone del quartiere che conoscevo, erano soldati e persone educate. Venivano lì, ti salutavano, ti chiedevano se gli attaccavi un bottone, gli sistemavi la giubba. Venivano in negozio ti facevano vedere le foto della moglie, della figlia, della mamma; ma mai un gesto violento, mai una parola cattiva, mai una cosa scortese. Quando arrivò il 25 aprile e la guarnigione della Todt fu catturata dopo una breve sparatoria, i partigiani dell’Armando li volevano fucilare, ma gli abitanti e soprattutto le donne del quartiere si sono opposte a questa decisione, perché avevano dei tedeschi un buon ricordo.
Pensa un po’! Con questo intervento i cittadini della zona, che si misero addirittura in contatto con l’Arcivescovado, riuscirono a salvare quei soldati tedeschi.
Come vedi le storie sono tante come tanti sono i finali.

Tratto da
OLTRE IL PONTE
(Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3)
Porta Venezia, Città Studi, Ortica-Lambrate
A cura di
Roberto Cenati e Antonio Quatela


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Re: Pisello
24/04/2014 angela
ciao puoi stampare l'articolo che voglio farlo leggere ai ragazzi domani per il 25 aprile
grazie
claudio


 
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