La sicurezza a Milano dal punto di vista di una Zona

Tra strumentali allarmismi della destra e problemi concreti.
Intervista a Adalberto Muzio, consigliere Pd di Zona 3
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Muzio 2Sicurezza a Milano, tra assalti alle gioiellerie in pieno centro degni di film hollywoodiani e il dramma dell’emarginazione e della follia che ha preso il volto di Mada Kabobo, il disgraziato clandestino picconatore di passanti nel quartiere Niguarda:  Milano è una città insicura, magari per colpa del buonismo della Giunta Piasapia come sostengono i giornali della destra, stretta nella morsa tra bande criminali e orde di immigrati clandestini pronti ad assassinare pacifici cittadini quando meno se l’aspettano? Archiviate come una delle tante buffonate padane la questione delle Ronde, (a quanto pare neppure ora che si sono insediati al Pirellone e chiacchierano di Macroregione i leghisti intendono riproporle) dovrebbe tornare a proteggerci l’Esercito, come faceva tanto piacere ai Larussa e a De Corato?  Ma boutades a parte, nella nostra Zona qual è concretamente la situazione? Lo chiediamo a Adalberto Muzio, Pd, vice presidente della commissione Lavoro, attività produttive e sicurezza del Consiglio di Zona 3, con cui parliamo seduti a un tavolo del bar annesso alla bella Biblioteca rionale di via Valvassori Peroni.

Allora Muzio, che si fa per la sicurezza nella nostra zona, è vero che la giunta arancione ha snobbato il problema?
Lui, un uomo sulla cinquantina vestito di nero, aria tranquilla e ampia capigliatura alla Caparezza, risponde con un sorriso garbatamente ironico: 

Ma no, niente affatto. Iniziamo a dire che la nostra è una zona abbastanza tranquilla. Non priva di problemi naturalmente, ma forse è una delle migliori di Milano, sotto questo punto di vista. Comunque lo scorso novembre c'è stato un incontro di valutazione con l’Assessore  Granelli, i Comandi dei Vigili urbani, cittadino e di zona, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e il Questore. Per inquadrare il problema, bisogna tener presente che la Zona 3 è una città di 150.000 abitanti. Da sola si collocherebbe al 23° posto delle città italiane, con lo stesso rango di Padova o di Foggia. Abbiamo valori di densità urbana simili a quelli dei centri abitati di Napoli circumvesuviana.

Paragone interessante. Ma abbiamo gli stessi problemi della Circumvesuviana?

Certo che no. La situazione è ben diversa, senza nulla voler togliere alle cittadine partenopee. Fatto sta che la nostra è una città relativamente sicura, come viene confermato anche dai dati del Consolato americano, che come è noto su tali dati orienta i propri cittadini in materia di sicurezza. Anche se naturalmente in zona i problemi non mancano. Ma sono endemici, per così dire. Come la prostituzione in via Piccinni e viale Abruzzi. O in via Porpora e Rombon. Poi c’è la presenza di varie persone senza fissa dimora, non solo rom. La Zona 3 è composta da sette quartieri e i più difficili sono Lambro/Feltre e l’Ortica. Riscontriamo anche altre criticità, come i cosiddetti reati predatori. Furti, scippi e rapine per intenderci. Non sono in grado di dare dati disaggregati ma la percezione è che il problema si presenti in modo non dissimile da molte altre zone della città. Noi abbiamo però anche dei poli di attrazione come Città Studi e Buenos Aires, un’arteria commerciale lunga due chilometri, che contribuiscono a fare della nostra una zona a densità più alta della media. E dove la densità è alta non possono mancare i problemi e le frizioni. Ma nel complesso, lo ripeto, si tratta di una zona tranquilla e qui come altrove l’allarmismo della destra mi sembra assolutamente infondato e pretestuoso. Eppure, obbedendo probabilmente a una logica ben concertata, l’opposizione in Consiglio di Zona 3 lo scorso giugno ha chiesto una seduta monotematica urgente proprio sulla sicurezza la cui data non è stata ancora fissata. Ma dovrebbe svolgersi nella prima metà di settembre.

Ti ringraziamo per l’informazione. Come rivista non ce la perderemo. Ma quali sono le linee d’azione del CdZ sulla sicurezza?

Mettiamo subito in chiaro una cosa: sulla sicurezza in particolare il Consiglio di Zona non ha poteri. Dunque può avere solo un ruolo di segnalazione e di stimolo. Per non parlare dei fondi, che sono pari a zero. Però abbiamo un rapporto con i Vigili di Quartiere, così come sono stati riprogettati da Pisapia, a proposito di misure concrete. Nella realtà, a mio parere la Polizia Locale è ancora troppo strutturata in Nuclei centrali, come quelli che si occupano di accattonaggio, di contrasto al racket dello sfruttamento della prostituzione e di lavoro nero. Non dico che non abbiano ottenuto importanti successi, ma se si riuscisse a ristrutturare la Polizia Locale in modo da costituire un diverso rapporto con i CdZ, si avrebbe un migliore controllo del territorio. E poi, lo devo dire, questi Nuclei mi sembrano scarsamente trasparenti. Ad esempio non si sa neppure il loro organico. Abbiamo chiesto di conoscerlo, non in forma ufficiale per la verità, ma ancora non abbiamo ottenuto risposta.

Ci sono dei temi, segnalati anche dai nostri lettori, che creano un certo allarme sociale. Partiamo dalla cosiddetta movida, con i vari locali notturni aperti fino a tardi e i conseguenti schiamazzi e parcheggi in doppia e tripla fila…

Non è un problema di facile soluzione, anche se come è evidente non si tratta propriamente di sicurezza. Sugli esercizi che somministrano bevande alcoliche è in corso di approvazione un nuovo regolamento. Ma secondo me bisognerebbe anche contenere le nuove aperture e andare a stabilire patti tra esercenti e istituzioni. Ancora siamo indietro però su questi temi. In zona abbiamo una sola area gialla, ossia oggetto di attenzione, che è Porta Venezia. In realtà, dato l’affollamento di esercizi dovrebbe essere già considerata rossa. Altri punti critici sono via Donatello e via Paisiello, per fare degli esempi. Ma il Comune si basa su studi del Politecnico e dell’Arpa sull’impatto dei pubblici esercizi e per la nostra zona gli studi segnalano criticità appunto solo a ridosso di Porta Venezia. La realtà è che non abbiamo strumenti per intervenire perché il Piano di Governo del Territorio (PGT), che è un lascito della giunta Moratti, considera il commercio in modo indifferenziato. Ossia chiunque può aprire qualunque esercizio dove gli pare. Qui bisognerebbe cambiare ma, ripeto, a tutt’oggi mancano gli strumenti. Anche la proposta di Pisapia di spostare la movida in via Ventura, a Lambrate, mi sembra un’idea, come dire, piuttosto estemporanea. Occorrerebbe una visione complessiva dei problemi e degli strumenti operativi a disposizione. Il contrasto ai parcheggi in doppia fila, come tutto il tema della sicurezza stradale, è un compito precipuo della vigilanza urbana e del Vigile di Quartiere. Però per quanto riguarda la movida temo, realisticamente, che per ora rimanga affidato più al buon senso e all’educazione dei cittadini che alla capacità operativa della Polizia locale.

Non è una grande notizia, specialmente per quegli infelici che abitano nei pressi dei locali. Ma parliamo ora del problema dell’abusivismo nei mercati.

Questo fenomeno esiste, e ne porta con sé anche di collaterali, come il mancato rispetto delle norme igieniche e degli spazi. E anche episodi di borseggio. Io e Zampinetti (uno dei due Comandanti dei Vigili di Zona) abbiamo fatto più volte notare che i Vigili di Quartiere non possono intervenire efficacemente, perché sono solo due per turno e dunque possono unicamente fare delle segnalazioni.

E' stata notata, forse anche per l’arrivo della bella stagione, la presenza di numerose persone senza fissa dimora che stazionano e pernottano nei parchi. Bacone, Morgagni, adesso anche piazzale Susa e Argonne.

È vero, e producono sporcizia, fenomeni di alcolismo, problemi di decenza, fastidi alla cittadinanza. Ma non sono veri e propri problemi di sicurezza, non si tratta di criminalità, per fortuna. I vigili intervengono, segnalano, invitano le persone, come nel caso in cui sorga qualche insediamento abusivo, a ricorrere alle strutture messe a disposizione dalla protezione civile.

Insediamenti abusivi hai detto. Qual è la situazione attuale?

È molto migliorata. Non vi sono attualmente campi rom nella nostra zona. L’area di Rubattino è stata bonificata e ora è tutto tranquillo. Se viene segnalata la formazione di piccoli insediamenti si interviene subito, impedendo che si consolidino e invitando le persone, come ho già detto, a recarsi in spazi organizzati. Le uniche occupazioni abusive per così dire residenziali attualmente sono quelle del cantiere all'angolo tra via Cima e via Bistolfi, che non coinvolgono solo rom o stranieri ma anche cittadini italiani. Ci stiamo lavorando, cercando di trovare soluzioni anche con l’aiuto dell’associazionismo sociale.

E la famosa Fiera dell’Est, il mercato dei paesi est europei di Cascina Gobba?

Nemmeno questo costituisce un grave problema, per adesso. Viene discretamente vigilato dalla Polizia locale e dalle Forze dell'ordine. Diciamo che per il momento è tollerato.

La proliferazione, sotto gli occhi di tutti,  di case di massaggio, agenzie di scommesse e compravendita di oro non possono nascondere la presenza della malavita organizzata e magari veicolare anche lo spaccio di stupefacenti? La domanda produce un altro sorriso piuttosto ironico nel nostro interlocutore.

Lo spaccio di stupefacenti a Milano è un fenomeno molto diffuso, lo sanno tutti. Non avviene più nelle forme degli anni 70, non è basato sull’eroina, ma non per questo è di minore entità. E la malavita organizzata è presente anche qui da noi, inutile nasconderlo. Dopo che lo Stardust, la discoteca di piazza Bernini, è stato chiuso per traffico di droga legato alla ‘ndrangheta, una volta passati di mano il locale è stato oggetto di colpi di arma da fuoco, forse proprio perchè sta per riaprire. E certamente anche i nostri commercianti si confrontano col problema del pizzo. Ma il Comune può attuare un efficace ausilio al contrasto, che compete alle forze dell’ordine, attraverso l’incrocio dei dati disponibili sulle sue banche dati. In zona ad esempio si potrebbero efficacemente e sistematicamente controllare gli esercizi sospetti. Su questi temi, per inciso, lo scorso anno il Pd di Zona 3 ha organizzato un seminario con la partecipazione di David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune, e del sindaco di Corsico. L’obbiettivo, che dovrebbe essere raggiunto a breve, è quello di organizzare un sistema di monitoraggio efficiente anche a Milano. Vorrei anche ricordare il problema delle infiltrazioni mafiose nell’edilizia: a livello locale sarebbe importante inserire nelle competenze del Vigile di Quartiere anche queste segnalazioni.

Torniamo al Vigile di Quartiere allora. (ne abbiamo parlato in un altro articolo) Era stata presentata in campagna elettorale come una specie di rivoluzione copernicana in fatto di controllo del territorio. Ma è risaputo che gli agenti sono pochi e per giunta vanno in bicicletta, a turni di due e solo di giorno. Come ai tempi dei Soliti ignoti. Non rischiano di essere irrilevanti?

Sì, sono pochi. 29 agenti, 4 per quartiere, e 4 coordinatori, che  fanno riferimento al coordinamento cittadino, ai due comandi di Zona e al CdZ. Ma irrilevanti non sono. Si fanno incontri periodici e una riunione cittadina al mese. Su impulso di Granelli si lavora per identificare le criticità e scambiarsi informazioni e proposte. In generale i VQ si occupano della segnalazione di problemi di degrado urbano, di disagio sociale e di sicurezza atradale. Vanno in bicicletta, è vero. Per adesso non è possibile dar loro dotazioni migliori, come auto o moto elettriche, per esempio. E sono anche partiti, da circa un anno, senza i necessari supporti. Fino a poco tempo fa dovevano fare i loro rapporti ancora con mezzi cartacei.  Però adesso, dal 2013, sono dotati di un sistema di rilevazione informatizzata. È bene ricordare anche che il Comune ha investito circa due milioni di euro per acquistare 274 telecamere di sicurezza, che saranno istallate entro l'anno. In questo modo isi arriverà alla copertura di 39 aree nei sette quartieri della nostra zona.

E i punti di ascolto sul territorio? I famosi Presidi dei Vigili di Quartiere ?

Non funzionano e probabilmente verranno eliminati. La gente non ci va. Ad esempio in quello presso il CdZ, in via Sansovino, non ci è mai andato nessuno. La cittadinanza non li conosce anche perché non sono stati propagandati a sufficienza per mancanza di risorse. E poi può pesare il fatto che ci si stanchi di segnalare se si vede che la propria segnalazione non produce effetti concreti.

Come dovrebbe fare allora l’Amministrazione per avere un miglior rapporto con i suoi cittadini sul tema della sicurezza?

Innanzitutto non bisogna confondere sicurezza con disagio sociale. E poi è necessario affrontare i problemi in modo sistemico, come tenta di fare la Giunta Pisapia. Faccio l’esempio di Parco Lambro. Sono stati finalmente collocati i pilomat, che inibiscono il traffico privato dentro il parco, migliorandone la sicurezza. Ma non basta, come dice l’assessore Granelli. Bisogna procedere a controlli più completi di tutti i varchi e all’interno dell’area. Ma soprattutto dialogare con le persone e le comunità ed eventualmente, quando sia opportuno, istituire aree attrezzate per le attività legali che vi si svolgono. Non è facile. Per fare un esempio di queste difficoltà, basti pensare che le comunità latinoamericane, interpellate per organizzare tornei di calcio, hanno preferito starsene per i fatti loro. Ma confidiamo, anche con l’apporto del Centro Padre Piamarta presente in zona e con altre organizzazioni del sociale, di arrivare a qualche forma di maggiore integrazione. Non si tratta dunque di mandare i soldati a pattugliare le strade, questi sono provvedimenti di facciata. Il problema è abituare tutti a tornare al dialogo e al rispetto delle regole, dopo anni in cui Milano e i suoi cittadini sono stati abbandonati a sé stessi. Le risorse sono scarse adesso e ciò non semplifica le cose, ma l’unica via è questa. Vorrei fare anche un'altra considerazione: la maggioranza del CdZ3 continua a ritenere che la politica della sicurezza sia un ‘filo rosso’ che deve attraversare l’operato di tutte le commissioni, nonostante da un anno una commissione specifica ne abbia ricevuto la delega. La ragione è che secondo noi ogni problema di sicurezza è solo la manifestazione di qualcos’altro che non funziona. Tipico esempio le aree, gli edifici e tutti gli spazi abbandonati e non messi in sicurezza che proprio per questo diventano oggetto di occupazioni abusive. E poi c’è un altro tema, forse il più importante di tutti. È necessario superare le lentezze e le inefficienze della pubblica amministrazione. Senza di ciò potremmo disporre anche di risorse ingenti senza riuscire a venire a capo di nulla.

A cura di Adalberto Belfiore




Tags:
Adalberto Muzio, CdZ, Sicurezza, Vigile di Quartiere

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Re: La sicurezza a Milano dal punto di vista di una Zona
17/07/2013 sergio
Si vede che il signore non vive nella zona di via cima o via bistolfi, perche definire quello come un piccolo problema...
incendi, furti, aggressioni, tossici...beh, si, piccolo il problema per chi non vive li. E poi, ormai sono li da piu di un anno, mica da due giorni...


Re: La sicurezza a Milano dal punto di vista di una Zona
17/07/2013
Si vede che il signore non vive nella zona di via cima o via bistolfi, perche definire quello come un piccolo problema...
incendi, furti, aggressioni, tossici...beh, si, piccolo il problema per chi non vive li.


 
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