Città della salute, davvero un volano per Sesto?

Anche a Sesto S.Giovanni il progetto Città della Salute comincia a sollevare interrogativi. Un convegno degli ambientalisti di "Salviamo il Paesaggio" tenutosi mercoledi scorso lo testimonia. Il progetto è stato dissezionato nei suoi nonsense sanitari, economici, ambientali. Dimezzare l'unico parco previsto per Sesto, per far posto a quattro torri ospedaliere, sta persino muovendo Sel fuori dalla sintonia con il Pd locale. E la prospettiva di 450 milioni di debiti aggiuntivi sugli istituti Besta e Int, nella situazione attuale, spaventa i suoi operatori.
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area falck 3

Fino a poche settimane fa sembrava che gli abitanti di Sesto San Giovanni fossero tutti compatti con il Comune sul progetto Città della Salute. Presentata più volte come un’iniziativa capace di dare prestigio e risvegliare l’economia della città.

Mercoledì 12 dicembre, però, nella Villa Visconti D’Aragona, la sala Talamucci era piena all’incontro organizzato dall’associazione “Salviamo il Paesaggio” (in pratica, gli ambientalisti sestesi) per esaminare in dettaglio l’operazione Città della Salute, fuori dalla retorica e nelle sue reali criticità.

“Ed è un evento piuttosto raro, almeno a Sesto - spiega Orazio La Corte, uno degli organizzatori del convegno - che quasi duecento persone si affollino per un convegno tenuto da medici, urbanisti, manager”.

Il problema però sta a cuore ai cittadini di Sesto S. Giovanni, area urbana con la maggiore densità abitativa del Nord Italia. Pochissimi i giardini pubblici e gli spazi verdi. In compenso una grande estensione di aree industriali dismesse e a forte inquinamento residuo (acciaierie Falck). Su queste un mega progetto edilizio(Piano Falck) che comunque fino a pochi mesi fa prevedeva un parco, 400mila metri quadri, l’unico vero polmone possibile per Sesto S. Giovanni.

Dal luglio scorso però il Comune di Sesto ha deciso di dimezzarlo, per far posto alla cosiddetta Città della Salute. Ovvero a un grande rettangolo con quattro torri ospedaliere in vetrocemento connesse. Su misura per integrarvi l’istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Neurologico Besta. Ambedue considerati, dalla Regione Lombardia (almeno nella fase Formigoni) in necessità urgente di spostamento dalle loro attuali sedi.

Il rettangolo sbarcherà quindi a Sesto S. Giovanni nelle aree Falck?  Sembrerebbe di sì. La delibera regionale dello scorso luglio (che bocciava il concorrente progetto Perrucchetti - Ospedale militare di Milano) è chiara. Ed è in corso anche l’iter dell’istruttoria Vas per valutare i risvolti ambientali dell’opera. Se tutto andrà liscio i lavori di bonifica dei terreni dovrebbero partire entro l’estate. E poi al 2015 la Città della Salute sarà operativa.

Tutto ciò ancora sulla carta. La città della Salute, ha spiegato senza mezzi termini al convegno di “Salviamo il paesaggio” Alberto Maspero (fino a pochi mesi fa direttore sanitario al Besta), “è letteralmente uno spreco di soldi pubblici, su un approccio ormai irrimediabilmente obsoleto”.

Perché? “Semplice. Quantomeno nel caso della neurochirurgia e delle neuroscienze (il cuore del Besta) la tecnologia si è mossa negli ultimi anni a grande velocità. Le macchine chirurgiche a laser e particelle permettono di operare rapidamente e in modo mirato, con tempi di degenza nell’ospedale sempre più limitati. Quindi basterebbe una palazzina piena di sale operatorie e di tecnologie e un reparto con poche decine di letti di degenza temporanea. E vicino magari un ampio residence sanitario per famiglie e pazienti in osservazione. Risultato: il blocco ospedaliero previsto per il Besta dalla Città della Salute, da 225 milioni (metà del costo previsto dell’opera) è sovradimensionato. Si potrebbe scendere, per l’edilizia, persino a 50-70 milioni. Sono invece le tecnologie e le risorse umane quelle che contano. E su cui spendere”.

Non parliamo dell’Istituto dei Tumori. Qui Paolo Crosignani, direttore dell’area di epidemiologia, attacca con durezza. I 450 milioni della Città della Salute non saranno fondi graziosamente elargiti dalla Regione ai due istituti. Al contrario: tramite il fondo rotativo ospedaliero saranno fondi messi a debito sui bilanci e i patrimoni degli istituti. Che quindi potranno fare meno investimenti sanitari, comprare meno tecnologie, strumentazioni, assumere buoni chirurghi, investire nel personale. Alla fine questa operazione si tradurrà in una ferita alla sanità. Quindi meno persone che potranno essere curate”.

“Oggi, spiega Crosignani, siamo sotto la scure dei tagli lineari, con reparti chiusi e collaboratori in meno. E noi, in queste condizioni, dovremmo indebitarci per fare edilizia?” 

E’ la domanda che ci si pone guardando il video proiettato subito dopo il suo intervento. Una semplice passeggiata dentro l’Istituto dei Tumori, più volte dato per fatiscente. Invece i saloni moderni, i corridoi puliti e luminosi, gli spazi disponibili per espansioni, ingenerano il dubbio che lo si voglia spostare ad ogni costo per qualche altro, e forse inconfessabile, motivo.

E poi l’argomento originario a favore del progetto. Le sinergie nella ricerca tra i due istituti. Per Maspero, quasi inesistenti, salvo l’uso da parte dei team del Besta di qualche spazio nella sede Int di Amadeolab. Per Corsignani, “forse la caldaia e la farmacia”. Ma nulla di più.

Invece Maspero ribadisce: “Il Besta ha sì effettivamente bisogno di muovere la sua sede attuale, ormai obsoleta, ma vicino a un grande ospedale generalista, in grado di fornirgli quei servizi specializzati (dal pronto soccorso alla cardiochirurgia d’urgenza) che l’istituto non può avere. Per questo la sua collocazione vicino all’ospedale Sacco aveva senso. Ma, con l’abbandono del progetto nel 2011, ora una scelta sensata può essere solo al Niguarda, con i suoi padiglioni vuoti. Costerebbe poco e sarebbe un trasferimento senza consumo di suolo”.

Mentre l’Istituto dei Tumori, secondo Crosignani, non ha alcuna necessità di spostarsi. Potrebbe continuare nella sua attività di espansione a Città Studi, che lo ha visto rilevare il blocco ex Siemens di via Amadeo (oggi laboratori di ricerca) e la Cascina Rosa. L’Int, inoltre, è abbastanza in sinergia con le competenze scientifiche di Città Studi (fisica per le sue attività di medicina nucleare, per esempio) e abbandonarla finirebbe per tradursi in un handicap su uno dei suoi punti di eccellenza.

Ma non è tutto. Con evidenza, al convegno di Sesto, è emerso un altro dato su cui riflettere. Si può mettere così. Il prossimo presidente della Regione Lombardia, e il suo assessore alla Sanità, si troveranno sulla scrivania almeno due dossier.

Sul primo è scritto: situazione finanziaria degli ospedali lombardi. E dentro un autentico museo degli orrori. Che va dal San Raffaele, all’ospedale di Bergamo costruito sull’acqua, al Policlinico di Milano pesantemente indebitato tramite investimenti in project financing, al Niguarda anch’esso in pessime acque economiche. 

Sul secondo dossier dovrà prendere atto dei tagli imposti dal governo centrale. “E’ il caso, in questo scenario - si chiede Maspero - che si voglia a tutti i costi procedere a un’ennesima opera edilizia a debito, per 450 milioni, su due istituti fino ad oggi relativamente sani?”. 

Perché? E perché Sesto?

La prima stranezza è che un progetto sviluppato nel 2007-2008, per l’area Vialba (Sacco) viene trasportato di peso, dopo 5 anni, all’area Falck di Sesto S. Giovanni. Non un bit del progetto su computer-Cad, è stato modificato. E’ costato 5 milioni e la Regione non vuole, abbandonandolo, evidentemente subire le reprimende della Corte dei Conti. E subire un blocco in un iter ormai fin troppo lungo. Infatti la Regione (di Formigoni) ha fretta, molta fretta di cominciare comunque i lavori e creare un fatto compiuto.

E poi, nel convegno numerose voci di lavoratori e sanitari hanno lamentato i continui tagli e le dismissioni di pezzi dell'Ospedale di Sesto. Come mai se si vuole installare nell'area questa Città della Salute non c'è alcun raccordo con le politiche sanitarie locali? Come se la città della Salute fosse un marziano.

Sono interrogativi. Resta il fatto che l’urbanista Patricio Enriquez, aggiunge anche altre stranezze. La città della Salute a Sesto in pratica si pone al centro di un colosso edilizio (da un milione di metri cubi) ancora non costruito. Un sistema di decine di condominii, grattacieli e un grande centro commerciale progettato dall’Immobiliare Sesto ma finora rimasto fermo per mancanza di domanda, in un mercato edilizio che sta crollando al 25%.

Ed ecco che la Città della Salute potrebbe essere il “volano” per l’avvio del grande progetto. Il termine è stato usato da un consigliere di maggioranza del Comune di Sesto S.Giovanni. E il “volano” dovrebbe nascere senza toccare gli interessi dell’Immobiliare Sesto (di Davide Bizzi), ma nell’unica area pubblica verde ritagliata nel progetto.

Si tratta di terreni del comune? Nemmeno. Enriquez, carte alla mano, ha mostrato che “il sito è tuttora di proprietà dell’Immobiliare Sesto, che si è solo genericamente convenzionata per la sua trasmissione al comune. Non si sa quando questa avverrà. Né sé davvero sarà a titolo gratuito”.

 In pratica: “sembra che l’amministrazione stia facendo l’operatore immobiliare per promuovere una copertura economica al piano dell’Immobiliare Sesto. Altrimenti non avrebbe sacrificato un parco, che era l’elemento centrale della riqualificazione già dal 2005”.

Per questo ha destato scalpore quando il consigliere di Sel al consiglio comunale di Sesto, Moreno Nossa, ha lanciato un mese fa la “scandalosa” idea di spostare dalla zona parco all’area del futuro centro commerciale l’insediamento della Città della Salute. Risposta: il silenzio assoluto.

Qualcosa sembra incrinarsi, però, nell’unanimità finora esibita dalle forze politiche di maggioranza al comune di Sesto S. Giovanni. Quantomeno sulla spinosa questione parco.

Sarà perché al convegno di “Salviamo il Paesaggio” la partecipazione era nutrita e gli interventi, anche dal pubblico, numerosi. Sarà perché la situazione sanitaria lombarda non è fatto florida, come voleva far credere Formigoni. E sarà perché le inchieste giudiziarie sul Sistema Sesto sono in pieno svolgimento. E infine l’incognita forse maggiore: il prossimo cambio della guardia al Pirellone.

Tutto è ancora in gioco su quell’enorme ipotetico rettangolo di 200mila metri quadrati.



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Re: Città della salute, davvero un volano per Sesto?
20/12/2012 fernanda tucci
leggo con grande preoccupazione. che cosa si può fare ,oltre che a informare facendo girare questo articolo il più possibile? ft


 
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