Anche a Sesto c'è chi non vuole questa città della salute

Per gli ambientalisti di Sesto S. Giovanni la candidatura dell'area Falck per la città della Salute è del tutto negativa. Nessuno sa i tempi e risultati di un incerto programma di bonifiche su un'area enorme e altamente inquinata. Il rischio è di portare i malati di tumore e neurologici in un sito insalubre. L'accanimento del Comune di Sesto sull'area Falck potrebbe nascondere inconfessabili interessi immobiliari.
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C’è anche chi, a Sesto S.Giovanni, è contrario all’insediamento della Città della Salute nell’area Falk. Ne abbiamo discusso, come redazione di Z3xMI, con esponenti di Legambiente sestese, della Fiom, Unione inquilini, Rete salute e territorio, Ecologisti e Reti Civiche di Sesto S. Giovanni.

Sotto scrutinio il progetto urbanistico fortemente voluto dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che dovrebbe prevedere il trasferimento dell’istituto Neurologico Besta e dell’Istituto nazionale dei Tumori in un nuovo grande polo sanitario, costruito ex-novo.

La candidatura di Sesto S.Giovanni, spiegano gli ambientalisti, è tutta puntata sull’area Falck. Un’estensione enorme, oltre un milione e 400mila metri quadri, dove si intersecano interessi forti, dalle banche a immobiliaristi come Bizzi, all’amministrazione comunale stessa. E dove la Magistratura ha appena depositato gli atti dell’inchiesta giudiziaria su Filippo Penati e il “Sistema Sesto”.

Tutto si incrocia su quest’enorme area Falck, anche la supposta Città della Salute. Un milione di metri quadri su cui si è svolta, per oltre un secolo, una delle più importanti attività siderurgiche d’Europa. E il terreno è ancora saturo di olii e metalli pesanti – spiegano gli ambientalisti – con una prima falda idrica, affiorante anche a 20 metri di profondità, fortemente inquinata.

L’area è quindi da un lato da bonificare (la stima è di oltre 200 milioni, ma è ipotetica e conservativa) ma dall’altro lato è fortemente appetibile per un progetto immobiliare.

Ed ecco che, negli anni, questo progetto di nuovo cemento si è dilatato (sarà la Magistratura ad accertare come e perché). Dai 600mila metri cubi previsti inizialmente a oltre un milione oggi, nell’ultima versione del piano regolatore approvata  lo scorso primo maggio, dal Consiglio comunale uscente (a soli quattro giorni delle elezioni). In pratica un’autentica città da oltre 20mila abitanti, con un bel nucleo centrale di grattacieli, contornati da blocchi di grandi condominii a matrice stretta, e poi centri commerciali e palazzi uffici vari. Risultato: l’area del parco verde, frutto della bonifica, sempre più compressa. E poi la proposta della Città della Salute, avanzata guarda caso durante la campagna elettorale per le amministrative e prevista proprio nel parco, a cui sottrarrà ben un terzo della sua estensione.

Un colpo piuttosto duro per chi si batte quantomeno per un equilibrio tra grande cemento e ambiente. Ma non è tutto. La tabella di marcia del grande progetto immobiliare sull’area Falck ha solo una variabile, ma bella evidente, di incertezza: la bonifica.

Nessuno, su questo punto, si azzarda a fare previsioni o a prendere impegni vincolanti. Non il Comune né gli immobiliaristi. Le esperienze fatte in passato (area Vulcano) e presente sono eloquenti. Tempi iniziali più che raddoppiati, costi lievitati. Un secolo di discariche industriali a cielo aperto, di olii esausti, metalli pesanti e prodotti chimici non si cancellano infatti con una semplice passata di bulldozer. Alternativamente, se venisse approvato il progetto Città della Salute nell’area Falck si correrebbe il rischio di ospitare i malati di tumore nel bel mezzo di un’enorme area inquinata, con rischi seri persino per l’acqua potabile.

Perché allora prevedere ad ogni costo un polo sanitario che si vorrebbe di respiro nazionale e internazionale in un’area tanto critica, con la prospettiva di ritardi su ritardi nei tempi di costruzione, cattiva immagine e rischio di lievitamento nei costi?

Perché tanta solerzia sanitaria da parte di un’amministrazione sestese che ha consentito la chiusura del suo fiore all’occhiello sanitario, il reparto di medicina del lavoro dell’ospedale di Sesto (conosciuto in tutta Italia) e altri servizi essenziali per la città erogati dal piccolo ospedale di Sesto S. Giovanni, progressivamente prosciugato?

La città della Salute (ovvero Besta più Int) al di là del termine pubblicitario, spiegano gli ambientalisti sestesi, sarebbe in realtà una sorta di fiore all’occhiello, di specchietto per l’intero progetto immobiliare. Un modo per attrarvi insediamenti e abitanti, e quindi far ritornare i massicci investimenti previsti dal pi-Falck, lungo i suoi 14 anni di realizzazione.

Peccato però che è molto dubbio che questa strategia, usata con successo da Tronchetti Provera quando riuscì a insediare l’Università nel suo polo Bicocca, si possa replicare a Sesto.

La seconda università Statale di Milano riuscì a rivitalizzare un progetto Tecnocity in forti difficoltà. Ma era, tutto sommato, un’area piccola. E il mercato immobiliare milanese, a metà anni 90, era ancora in pieno boom.

Oggi invece gli scenari sono completamente opposti. Il settore immobiliare è in crisi profonda, i grandi building sono in gran parte vuoti, i massimi nomi del settore lottano contro il fallimento.

E allora a cosa potrà realmente servire una Città della Salute, si chiedono gli ambientalisti, messa in un’area fortemente insalubre, da bonificare radicalmente, e senza poi nemmeno un reale impatto abitativo su costruzioni gigantesche ancora tutte da fare, e soprattutto da vendere?

E’ una domanda che viene da Sesto, tra le altre, da aggiungere all’elenco nell’assemblea che l’Rsu dell’Istituto dei Tumori ha indetto nell’aula magna dell’Istituto per martedì 19 giugno alle ore 18.

Si attendono risposte sensate.



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