La lotta al cambiamento climatico parte a Milano con il Piano Aria Clima

Transizione ambientale. Milano investe sul Piano Aria Clima: un grande progetto, ma ancora una volta è trascurato il ruolo dei Municipi e l’importanza del decentramento. ()

volta pagina 2Il Governo Draghi ha posto tra le questioni centrali la questione climatica istituendo anche un Ministero per la transizione ecologica. Ma per Milano questa attenzione non è una novità. A gennaio è stata pubblicata sull’ Albo pretorio la delibera di adozione del Piano Aria Clima approvata lo scorso 21 dicembre dal Consiglio comunale. Fino a fine febbraio sarà possibile per tutti i cittadini presentare osservazioni al Piano. Successivamente il documento dovrà essere nuovamente inviato al Consiglio comunale che potrà approvarlo in forma definitiva.

Prosegue quindi la sperimentazione del percorso partecipativo di tipo consultivo già avviato nei mesi scorsi in occasione di nove incontri organizzati in ogni Municipio. Osservazioni aggiuntive potranno essere presentate tramite il portale Milano Partecipa.

La delibera è consultabile e scaricabile all'indirizzo web comune.milano.it/piano-aria-clima.

Tutti i criteri e le regole di partecipazione sono consultabili sul sito partecipazione.comune.milano.it.

Il cambiamento climatico riguarda tutti, non solo le terre lontane e i drammatici racconti dei disastri ambientali, ma sta impattando anche i nostri territori e le nostre città: anche Milano.

I danni potranno essere ingenti: piogge intense, esondazioni, ondate di calore e gravi danni per persone e strutture. Nell’ultimo ventennio, dal 2000 al 2020 a livello mondiale gli eventi classificati gravi rispetto al ventennio precedente sono raddoppiati: da 4.000 a a oltre 7.000. Inoltre i danni alla biodiversità sono irreparabili: barriera corallina e foresta amazzonica non possono essere riparate.

Ma anche le città contribuiscono al degrado ambientale e l’UE ha fissato gli obiettivi sulla neutralità carbonica, cioè il percorso verso una città libera da CO2.

I sindaci hanno così un ruolo cruciale e il PAC è lo strumento che consentirà alla città di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea e cioè come arrivare a una città libera dalla CO2. Si tratta di un piano articolato in 49 azioni concrete di trasformazione e Milano è il primo Comune italiano a dotarsi di questo strumento programmatico, definito su fasi temporali a medio e lungo termine con scadenze precise al 2025, 2030 e 2050.

Il Piano tiene conto di un percorso avviato da tempo e tuttora in corso per rispondere all’emergenza climatica e i cui effetti sono già evidenti; ma risponde anche all’esigenza di una sempre maggiore attenzione alla salute dei cittadini, come testimoniato dalla attuale crisi pandemica.

Il Piano è diviso in cinque ambiti – salute, connessione e accessibilità, energia, temperatura e consapevolezza – e per ciascun ambito vengono pianificate azioni tese a una maggiore qualità della vita in città, all’abbattimento delle emissioni inquinanti, al raggiungimento della neutralità carbonica, al contenimento del surriscaldamento terrestre, all’economia circolare.

Tra i principali obiettivi il dimezzamento del traffico veicolare (riferito solo alle automobili) grazie alla realizzazione – sul fronte del trasporto pubblico – del 55% di chilometri in più rispetto a oggi di metropolitana e metro-tramvie entro il 2030 (ovvero passando dagli attuali 127 chilometri a 195 chilometri) e di altri 60 chilometri nei 15 anni successivi; per quanto riguarda la mobilità alternativa e sostenibile, potenziamento della ciclabilità attraverso nuovi percorsi (100 chilometri in realizzazione in 12 mesi tra il 2020 e il 2021) e diffusione delle zone 30 (più che raddoppiate in un anno); sul fronte degli spazi per le auto è previsto un piano parcheggi per residenti in strutture verticali sotto o sopra terra e potenziamento dei parcheggi di interscambio, così da restituire alla collettività ampie porzioni di strada con maggiore sicurezza, vivibilità, distanza dalle fonti di inquinamento e verde; infine, un piano per la logistica merci, su approvvigionamento e spostamenti in città.

La mobilità sarà sempre più in condivisione, on demand o su micro veicoli. Ma il Boston Consulting Group avverte: “Serve una chiara direzione sistemica”. Serve avere, nel 2035 una mobilità che preveda che uno spostamento su cinque avvenga su mezzi non tradizionali

Uno dei principali obiettivi è trasformare entro il 2050 la mobilità personale in mobilità attiva (ciclopedonale), riducendo del 50 per cento il flusso di quella motorizzata. Ciò potrà avvenire grazie alla riduzione dei parcheggi in strada, all’istituzione di una “Zero emission zone” e al potenziamento di metropolitane e metro-tramvie. L’idea di fondo che emerge dal primo ambito di azione – intitolato “Slow Milano, una città che si muove in modo fluido, flessibile e sostenibile” – è quella di dissuadere i cittadini dall’uso di veicoli privati, togliendo spazio pubblico alle auto per consegnarlo a pedoni e ciclisti. Una strada già seguita da Barcellona con la strategia dei “superblocchi” (**) e da Firenze con lo scudo verde a protezione del centro abitato. Nel Piano aria clima non si escludono inoltre nuove tasse per le vetture più potenti e ingombranti, ulteriori agevolazioni per i veicoli a zero emissioni e “una soglia chilometrica massima” annua, in relazione alla classe di appartenenza, contabilizzata mediante apparati di monitoraggio satellitare

Per quanto riguarda i rifiuti, si punta ad azzerare lo smaltimento in discarica. Viene posto l’obiettivo del raggiungimento del 75% al 2028 per quanto riguarda la porzione di rifiuti riciclata (oggi Milano è al 62%, tra le cinque migliori grandi città al mondo), la produzione di calore per riscaldamento sulla quota restante e la trasparenza della filiera nelle linee della gara per il servizio rifiuti. I rifiuti sono una risorsa da gestire attraverso la raccolta differenziata per avere effetti benefici sull’ambiente e sulla comunità

Mobilità a parte, un intero capitolo del progetto è dedicato all’efficientamento energetico di edifici pubblici e privati, dai tetti verdi agli incentivi per la sostituzione delle vecchie e inquinanti caldaie, fino a 60 mila metri quadrati di nuovi pannelli solari. In tema di rifiuti, l’obiettivo è quello di azzerare lo smaltimento in discarica, arrivando nel 2028 al 75 per cento di raccolta differenziata e utilizzando il restante 25 per cento per la produzione di calore domestico. Al contempo prosegue il grande piano di piantumazione della città, che nel 2030 avrà 220.000 nuovi alberi, passando da 480.000 a 700.000.

Per quanto riguarda l’efficientamento energetico degli edifici di edilizia popolare comunale l’obiettivo è l’abbattimento al 50% dei consumi di combustibile e un piano di manutenzione che riduca le spese per gli inquilini e dall’edilizia scolastica. Anche qui realizzazione di tetti verdi, che passeranno dagli attuali mille metri quadri a 10mila sugli edifici comunali. Per quanto riguarda l’edilizia privata, il PAC prevede incentivi per incentivare il cambio di caldaie e la coibentazione degli edifici.

In merito all’aumento di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, l’obiettivo è l’installazione di nuovi pannelli solari per 60mila metri quadri e azioni condivise tra Comune e A2A per incrementare la produzione di energia pulita.

Fra gli obiettivi del Piano anche la forestazione urbana per passare da 480.000 a 700.000 alberi con 220.000 nuovi alberi al 2030.

I contenuti del Piano Aria e Clima vengono raccontati in questo video da Caterina Padovani, referente della Unità Aria e Clima del Comune di Milano.

Ma al di là dei progetti è opportuno confrontarsi con la realtà, quindi per concludere è bene fornire un quadro “politico” completo. A tale scopo riporto una parte dell’articolo della consigliera del Municipio 3 Valeria Borgese tratto dal suo blog, la quale, pur condividendo l’importanza del progetto propone anche il punto di vista dei Municipi, che, come troppo spesso è accaduto in questa consiliatura, sono stati esclusi dai processi decisionali.

Il Piano – dice Borgese - prevede una governance molto articolata; esso si raccorderà con i livelli e i programmi Metropolitani, Regionali e nazionali, rafforzando le connessioni e le relazioni istituzionali fra le diverse amministrazioni; inoltre promuoverà partenariati pubblico-privato per gli aspetti più innovativi e sperimentali delle azioni del piano.

Infine è previsto il coinvolgimento dei cittadini che potranno partecipare attivamente nel costruire una Milano “a zero emissioni di Co2" . E qui arriviamo all’aspetto critico del Piano Aria e Clima: esso nella formulazione attuale non prevede un ruolo per i 9 Municipi. Eppure molte azioni del piano possono essere realizzate in modo adeguato solo se governance, programmazione delle azioni e loro attuazione sono gestite in una stretta collaborazione con il Decentramento amministrativo. Essi sono infatti gli organi rappresentativi più vicini alle esigenze di territorio e cittadini, con una rete di relazioni e di contatti diffusi in tutti i quartieri della città, punto di riferimento per gli abitanti, per le associazioni e la cittadinanza attiva del territorio di riferimento.

Non c’è Ambito di azione del Piano nel quale il coinvolgimento attivo dei Municipi non abbia un ruolo fondamentale: per citare alcune azioni a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: l’incremento dei percorsi ciclopedonali, che devono essere realizzati anche sulla base delle indicazioni dei Municipi, l’individuazione delle aree più sensibili da tutelare dall’inquinamento da traffico, l’individuazione delle aree da trasformare in “Carbon neutral”, le azioni per l’attuazione della città a 15 minuti, il programma pluriennale di piantumazione. E prima fra tutti l’Ambito 5, relativo alla sensibilizzazione, formazione e promozione della partecipazione della cittadinanza.

Mi auguro che nella stesura definitiva del Piano Aria e Clima questa mancanza sia superata, perché l’attivazione e il raccordo con i Municipi può svolgere un ruolo cruciale nel Piano e sarà certamente una delle chiavi del suo successo.

Ancora una volta dunque l’aspetto del “decentramento”, appena sfiorato nella gestione Pisapia, nonostante fosse uno dei punti qualificanti del programma, è completamente ignorato dall’amministrazione Sala, anche in occasione di questo straordinario progetto.


(**) A Barcellona i pedoni si stanno prendendo la rivincita sulle auto. Sei blocchi della sua famosa urbanizzazione a griglia sono stati già pedonalizzati, liberando dalle macchine le strade interne a nove isolati. Nei “superblocchi” i bambini sono tornati a giocare per strada. Il Progetto, partito dal distretto di Poblenou, punta alla pedonalizzazione di 503 superblocchi per liberare dalle macchine il 60% delle strade ora invase dal traffico, anche grazie alla promozione della mobilità dolce con l’apertura di 300 km di piste ciclabili e alla limitazione dei tempi di attesa nel trasporto pubblico.



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