Vivere in tempo di Covid. Intervista a Susanna

Quattro chiacchiere con chi, durante tutto il tempo del lockdown, ha continuato a lavorare nei negozi garantendo la continuità delle nostre abitudini alimentari e fornendoci una scusa per una capatina fuori dall’uscio. ()

spesaSusanna, come Anna, Giovanna, Marianna… le tante signore che abitano, lavorano, vivono nei nostri quartieri. Le incontriamo frettolosamente nei negozi. A volte ne conosciamo solo il nome, spesso neanche quello. Oggi incontriamo “Susanna” commessa in un uno dei tanti supermercati che, in tempo di blocco, sono stati importanti punti d'incontro per il tessuto sociale e... una scusa per uscire di casa.
Lei è una persona sempre disponibile per darci una mano o un consiglio.

Buongiorno, Susanna, in queste settimane siamo diventati un po’ più attenti alle persone che incontriamo. La vedo ogni volta che entro in negozio, talvolta le ho chiesto consigli d’acquisto, ma la conosco solo di vista, posso farle qualche domanda per conoscerla meglio?

Ho più di quarant’anni, da cinque lavoro in questo supermercato, ma ho un'esperienza quindicennale di contatti con il pubblico. Abito nell'hinterland e devo prendere due mezzi pubblici sia per raggiungere il lavoro e ritornare a casa.

È stato difficile viaggiare sui mezzi durante il lockdown? Mantenere le distanze, con il pericolo di contagio?

Il servizio è sempre stato garantito. Forse i tempi d'attesa erano un po' dilatati, ma accettabili. È con la fase due appena iniziata che ho riscontrato qualche difficoltà. Molte persone sono indisciplinate, non hanno capito o non accettano che potersi muovere con maggior libertà non vuol dire che siamo fuori dalla possibilità di contagio e non rispettano le indicazioni. Molti sono stufi di stare attenti a dove sedere, di indossare guanti e mascherina. E creano disagio a chi vuole obbedire e a chi ne sa forse di più.
Mi ha colpito inoltre l'aumento della sporcizia nelle strade. Meno gente in giro, strade più pulite. Ora si cominciano a vedere anche guanti e mascherine per terra...

Come ha vissuto questo periodo sul luogo di lavoro, ci sono stati problemi con i colleghi? E coi clienti com’è andata?

Stranamente definirei questa esperienza assolutamente positiva. Tra noi colleghi e la dirigenza c'è stata subito sintonia e collaborazione. Comprensione per chi ha dovuto impostare in modo diverso il suo approccio al lavoro. Non definirei di 'crisi' la situazione del nostro tipo di attività.
Per altri è ben diverso. Il mio compagno è a casa in cassa integrazione e non sa se avrà la possibilità di ritrovare il suo lavoro, nel tessile.
L'alimentare non ha subito flessioni. Le merci sono state sempre reintegrate e dopo i primissimi giorni di panico gli scaffali sono sempre stati ben forniti. Il lavoro non è calato anzi. Potendo uscire praticamente solo per fare la spesa abbiamo visto clienti diventare più costanti. Molti figli che facevano gli acquisti per i genitori anziani, qualche signora matura o con qualche problema di deambulazione che cercava indicazioni per la consegna a domicilio.
La parola che mi sembra più indicata in questo periodo è 'collaborazione'. Tutti hanno accettato mascherine, guanti e gel disinfettante come i minori dei mali. Ci si abitua a tutto.

Ha percepito timori, paura del contagio? Quali reazioni avevano le persone?

Non c'era una sensazione di paura, più di rabbia, direi. Non si capiva perché non ci si fosse mossi prima. Perché si fosse dovuti arrivare a soluzioni così estreme, oltre l'immaginazione. Ma credo che la gente abbia accettato le indicazioni del governo con buon spirito di adattamento.
Certo avrebbero dovuto muoversi prima, ma è inutile recriminare e spero che le loro decisioni, che rispetto, ci portino in fretta fuori da questo faticoso periodo.

Ha conosciuto da vicino casi o situazioni di contagio?

Un conoscente molto anziano che abitava nella nostra scala è stato ricoverato e hanno sanificato tutto l'edificio. Credo sia morto, poveretto. Di anziani ne sono morti così tanti. È stata proprio una tragedia.

Poi, abbiamo continuato a chiacchierare con Susanna, ma anche con altri che come lei hanno lavorato per tutto il tempo del lockdown nei pochi negozi rimasti aperti.
Quasi tutti erano concordi nel descrivere le code davanti ai supermercati come ordinate e rispettose delle distanze “si vedono le persone attendere ordinatamente in fila l'uscita di un cliente, per poi entrare, anche in mancanza dei controllori che dirigono gli ingressi”. “Forse ci stiamo avvicinando alla disciplina del nord Europa”!

E parlando abbiamo raccolto anche qualche dato sui prodotti più cercati e quelli meno venduti. Be’, tutti sappiamo quanto siano andati a ruba farine e zucchero, e tutti abbiamo pensato che la clausura delle famiglie, e dei bambini, deve aver incrementato la produzione di biscotti e torte casalinghe. Ma forse non immaginavamo che il prodotto in forte decrescita sono state le merendine confezionate. Sia mai che in questi mesi si sia imparato a mangiar più sano!


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