Case Mediche, tra sogno e realtà!

Se ne parla dalle Officine per Milano di Pisapia, poi nel 2015 è nata la prima, e per adesso unica, casa medica a Milano e in Lombardia. Cosa sono le case nediche e cosa non ha funzionato nell'unico esempio a Milano. Intervistiamo Mietta Venzi, uno dei medici che operano in quella di via dei Cinquecento. ()

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Mi racconti in poche parole in cosa consiste una casa medica?
Le case mediche nascono come idea nelle Officine per la Città che hanno gettato le basi per il programma di Pisapia nel 2011.
Grazie a un gruppo di medici, tra cui Gigi Campolo cui è intitolata la struttura di via dei Cinquecento, e alla loro passione, dopo un lungo e difficile percorso hanno finalmente avuto una prima (e unica) realizzazione con la struttura di via dei Cinquecento in zona Corvetto.
Eppure le case mediche sono una realtà consolidata in Emilia Romagna in cui sono organicamente inserite tra le strutture di medicina territoriale facenti capo all'ASST.
Si differenziano da normali raggruppamenti di medici di base per il fatto che sono integrate con servizi sociali (quindi di competenza comunale) e con specialità. Vogliono risolvere in una visione a 360° il primo e secondo accesso alla medicina, delegando alle strutture ospedaliere e di specialità solo i casi più gravi.
Data la diversa visione nella gestione della sanità da parte della Regione Lombardia, imperniata sui centri ospedalieri e non sulla medicina di base territoriale, il progetto delle case mediche nasce a Milano su altri auspici e modalità: gruppi di medici di base, magari con specialità differenti, che si riuniscono in una medesima struttura su cui se ne appoggia anche un'altra di assistenza sociale gestita dal Comune.

Cosa dovrebbe fare l'amministrazione per supportare le case mediche e perché, visto che il Comune non ha deleghe sulla sanità?
Il Comune, nella visione di cui sopra, avrebbe il compito di trovare strutture comunali o demaniali distribuite sul territorio, da mettere a bando a prezzi calmierati per gruppi di medici di base e appoggiando a quelle strutture anche personale per l'assistenza sociale. Poi sarebbe tutto nel modo in cui il bando viene scritto e alle caratteristiche richieste ai medici partecipanti. Il Comune avrebbe come vantaggio un'integrazione nel primo approccio di pazienti complessi, appoggiandosi a figure professionali non pagate direttamente e per questo dovrebbe essere un progetto sostenuto dal Comune, in assenza di un'integrazione da parte della Regione di queste strutture all'interno della sua assistenza territoriale, in considerazione anche della decisione da parte di ASST di procedere al taglio degli sportello socio-sanitari in zona. Poi, se consideriamo il documento del Comune "Milano 2020" in cui si auspica una presenza territoriale maggiore, allora sarebbe evidente l'interesse comunale a supportare nuove iniziative del genere.

Quando è nata la Casa medica di via dei Cinquecento, quanti medici, con quali specialità e con quali caratteristiche?
È nata nel 2015 all'interno di una RSA. Il bando metteva a disposizione 500 metri quadri ed era rivolto ai medici della zona con già una propria utenza e che operassero in gruppo, ma, non essendo le medicine di gruppo organizzazioni giuridicamente riconosciute, come singoli medici non potevano partecipare, quindi abbiamo chiesto di partecipare al bando alla CMMC (Cooperativa Medici Milano Centro), di cui siamo soci. La commistione tra la RSA e la casa medica è stata sin dall'inizio uno dei problemi più grossi, per la difficoltà nel separare i servizi tra i due organismi.
La nostra Casa medica è nata con 4 medici mentre attualmente siamo 4 di medicina generale e 1 pediatra. Le specialità, che per la natura stessa della medicina di base non possono essere praticate, ma sono di fatto un bagaglio di conoscenza dei singoli medici e quindi mutuati nel gruppo in modo da poter rispondere tramite un parere a una prima istanza di richieste, sono pneumologia, gastroenterologia, dietologia e pediatria.

Quali sono gli obbiettivi che vi siete prefissati?
Innanzitutto un ambulatorio pediatrico durante il weekend che per adesso è, anche se non siamo i soli ad averla in struttura, l'unica distinzione da un qualsiasi altro gruppo di medici di base. Il problema è che da noi ad oggi, dopo due anni, la loro presenza non è regolamentata da un contratto che ne definisca gli aspetti economici e assicurativi. Questo per le solite lentezze burocratiche e per la scarsa volontà tra le parti, Comune e ATS, di stipulare tale contratto.
Nella struttura di via dei Cinquecento era previsto anche un mini-reparto di 10 letti di ricovero per una specie di assistenza domiciliare protetta e cioè un'assistenza che sarebbe da fare a domicilio, ma in cui il paziente ha difficoltà e quindi, per non appoggiarsi agli ospedali, utilizzerebbe uno di questi 10 letti.
Avremmo pure voluto creare un punto-prelievo, ma anche in questo caso gli iter burocratici sono troppo complessi.
Poi, in accordo con una ONLUS che si occupa di riabilitazione, abbiamo ospitato, a prezzi modici, ma comunque a pagamento, servizi di riabilitazione di pazienti anziani, durati, purtroppo, una sola estate, anche se con un discreto successo.
Poi i problemi burocratici hanno bloccato tutti i progetti che avevamo pensato.

In cosa non ha funzionato?
La parte di servizio alla persona, gestito dal Comune, non è mai partito. L'obbiettivo era di avere almeno un assistente sociale in loco, ma, nonostante le molteplici riunioni, dopo 5 anni, non è ancora avvenuto.
L'altro pezzo mancante è quello relativo alla presenza di specialisti. Questo perché l'interlocutore della nostra Cooperativa per questa componente era ATS e, ad oggi, non si è riusciti ad ottenerli, nonostante abbiano ottenuto il via libera per altri due PREST gestiti dalla Cooperativa .
Anche la struttura dei 10 letti per il ricovero non è mai partita. Il riconoscimento amministrativo di questa struttura è complesso e, mancando la volontà da parte della Regione, non è stato possibile attivarlo.
Le responsabilità sono duplici, sia dell'Amministrazione, ma anche della Cooperativa cui aderiamo, che doveva, ad esempio, garantirci un'assistenza infermieristica, cosa mai attivata (solo io ho una mia infermiera) e le prestazioni in telemedicina più volte richieste (ECG e spirometria) .

L'elezione al parlamento europeo di Majorino ha influito nel progetto?
Non abbiamo mai conosciuto il nuovo Assessore e sembra quasi che non sappia neanche dell'esistenza del progetto ed anche i funzionari con cui ci riunivamo periodicamente sono scomparsi. Poi c'è da considerare anche il fatto che il nostro referente in ASST, il dott. Casazza, è diventato il responsabile di ATS Monza e Brianza, e quindi è venuto anche meno il colloquio aperto con ASST.

Dovesse nascere oggi una casa medica, che caratteristiche dovrebbe avere ?
Innanzitutto per far nascere un nuovo progetto di case mediche devono esserci messe delle risorse! Che siano risorse economiche e/o di personale, vedi ad esempio gli operatori sociali, comunque non puoi pensare che sia il solo gruppo di medici a risolvere il tutto, anche perché, altrimenti, non si distinguerebbe da un qualsiasi gruppo di medici di base.
C'è poi il problema dei locali. Nel nostro caso, la commistione tra RSA e casa medica è stato un problema, quindi sarebbe meglio che prima del bando nascesse già nei progetti urbanistici la volontà di far nascere in loco un servizio socio-sanitario e quindi poi assegnarlo tramite bando calmierato e con tempi molto lunghi. Tieni conto che l'aspetto economico può essere da traino per l'adesione di medici al progetto, perché, altrimenti, è difficile coinvolgerli (così è stato anche per noi all'inizio). Altro punto sarebbe di aprire i bandi anche a reti d medici non giuridicamente costituite, così da togliere un ulteriore elemento nella già difficile gestione di una proposta così complessa ed articolata.

Nell'emergenza COVID siete stati coinvolti?
Totalmente ignorati. Anche i presidi individuali, all'inizio, come tutti gli altri medici di base, ce li siamo dovuti procurare da soli. C'è poi un punto dolente e cioè che la nostra cooperativa ha siglato un accordo per il Day Service COVID con l'Ospedale Bassini però limitandolo a due sole strutture e non allargandola alla nostra.


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