Sempre più vicini. Intervista a Soraya

Continuiamo le nostra interviste alle persone con cui sempre più spesso siamo a contatto. Persone che provengono da Paesi stranieri, da culture lontane, persone che, di primo acchito, possiamo percepire come “diverse”. Ma, conoscendole nel loro quotidiano, ci accorgiamo che la realtà è un'altra.

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DSC 0008Gli spazi lasciati hanno la vastità del deserto, colori caldi di sabbia e sole, di blu infinito di mare, profumi di artemisia nascosta nelle pighe del terreno aspro.
Il viso luminoso, sorridente, mostra le fossette, gli occhi chiari esprimono felicità.
Con Soraya ci confrontiamo sui figli, che cercano la loro strada.


Da dove vieni e da quanto tempo sei qui.

Vengo dall'Algeria e sono venuta a Milano nel dicembre del 1995, quindi sono qui da 23 anni.

Quali motivi ti hanno spinta a venire in Italia?
Terminato gli studi e laureata, mi sono sposata con mio marito e siamo venuti in Italia, dove mio marito aveva trovato casa e lavoro.

Quali difficoltà hai incontrato giungendo qui?
La lingua, naturalmente, che all'inizio ha ritardato l'inserimento e la ricerca di un lavoro. Mi sono iscritta a un corso d'italiano ho continuato i corsi, superando i diversi livelli. Mio marito mi ha aiutata tanto, mi ha spinta a uscire da sola e girare per la città. Ero autonoma nel muovermi.

Hai dovuto affrontare situazioni problematiche nel tuo percorso d'inserimento?
Solo qualche episodio in tutti questi anni. Sui mezzi pubblici persone che mi dicevano di togliermi il velo, perché ero sottomessa. Allora non sapevo abbastanza l'italiano, ma poi rispondevo che era una mia scelta, che mio marito non mi obbligava a farlo.
Con gli italiani ho sempre avuto un buon rapporto, anche con i vicini, i miei figli alle otto di sera erano a letto, per non disturbare i vicini. Per me è importante il rispetto verso l'altro, il rispetto reciproco.

Hai nostalgia o sei contenta di essere qui?
I primi anni la nostalgia era molto forte, specialmente il primo anno, perché non avevo niente da fare oltre a studiare l'italiano; ma poi mi sono inserita, ho fatto amicizie, ho dato tempo al volontariato insegnando l'arabo, accompagnando tante persone a titolo gratuito. Dopo la nascita dei figli ho continuato a fare del mio meglio per la comunità. Sono felice e sento di avere fatto qualcosa per la città in cui vivo e in cui ho vissuto i miei anni migliori.

Quale lavoro svolgi?
Seguire i miei quattro figli è un lavoro enorme, ma sono felice perché sono equilibrati e responsabili. Questo mi permette di impegnarmi nel volontariato nella biblioteca della scuola di mia figlia, tenere corsi di lingua araba, partecipare a progetti culturali e religiosi, scambi culturali, conferenze, incontri di sensibilizzazione delle donne . Quest'anno sto facendo un corso, con un tirocinio: 5 giorni alla settimana, per 4 ore al giorno. E' un po' pesante, perchè devo anche gestire la casa e i miei 4 figli.

Com'è il tuo rapporto con i figli?
I figli sono arrivati dopo 3 anni.Il primo figlio è stato un esperimento, perché io portavo le mie esperienze nel campo dello studio, che però risalivano a 30 anni prima; ero rigida con lui. Il caso ha voluto che anche la sua maestra fosse rigida e così ho faticato a gestire la situazione. Con gli altri figli è stato più facile, imparavano dal primo, le maestre mi rassicuravano e non ho avuto più problemi. Vanno bene a scuola. Ora il primo figlio frequenta l'università, due il liceo e l'ultima la scuola primaria. Ognuno ha la sua personalità e sono molto orgogliosa di loro.

E' stato facile inserirti e fare amicizia?
Sì, ma la difficoltà è la mia convivenza in questa città. Mi si chiede sempre di più, sempre un passo in più di adeguamento. Se per esempio c'è una festa o devo uscire e stare fuori fino a tardi, io rifiuto perché non amo fare tardi, sono riservata, è il mio carattere. Ma il rifiuto viene sempre frainteso.

Hai amici italiani?
Sì, tra gli italiani e anche tra gli altri stranieri. I miei figli hanno amici di tutte le culture e religioni.

Com'è il rapporto con i tuoi figli?
So che loro si trovano tra due culture. All'inizio non è stato facile dover cambiare il mio modo di giudicare, per esempio: accettare che andassero al cinema. Non ero abituata, perché ad Algeri non c'erano film adatti alle famiglie, ai nostri valori; ma qui ci sono film e cartoni animati adatti ai bambini e ora vado anch'io al cinema. So che mi devo preparare, può essere che trovino una moglie, un marito di un altro paese o un'altra religione. O che scelgano diversamente da come farei io. So che i miei figli avranno un'altra cultura. Io ho fatto scelte diverse rispetto alle tradizioni e quindi penso che sarà così anche per i miei figli, ma i valori della vita devono restare fermi.

Hai mai incontrato problemi di razzismo ?

No, non ho mai percepito differenze di questo tipo, solo in alcuni rari casi, ma dipende dall'educazione e dall'istruzione delle persone. Quello che conta è la relazione tra le persone, la convivenza. La religione non si fa vedere, uno prega a casa.

Riesci a mantenere le tradizioni culinarie in casa tua?
Sì, a volte preparo piatti tipici algerini, che sono laboriosi; ma i miei figli mangiano alla mensa scolastica e sono abituati a mangiare di tutto e a casa cucino spesso all'italiana.

Che cosa ti manca della tua vita di prima?
I valori della vita. Ci sono valori che sono punti fermi, importanti, che restano. Ma so che il tempo che passa porta cambiamenti. Bisogna saper accettare i cambiamenti, non essere egoisti e lasciare che i figli abbiano un modo di pensare diverso e vivere diversamente. Tutto il mondo è in una evoluzione continua.

Ti senti a tuo agio con i ritmi di Milano?

Mi sono abituata, perché la vita e molto più veloce, rispetto a quella più calma dei paesi del sud. La mia convivenza con questa città è che devo dare sempre di più.

Ti piace Milano?
Milano mi piace. Mi manca il tempo di conoscerla di più, di girare altri quartieri. I Navigli, Porta Ticinese, corso Garibaldi, il Duomo me li hanno fatti conoscere i miei figli. Quando uscivo, lo facevo per motivi di lavoro, di scuola o di uffici, non per guardarmi in giro e studiare la città. Da poco tempo ci siamo trasferiti, ma sono sempre qui in città, ho sempre molto da fare qui.

E i milanesi ?
Ho sempre avuto buoni rapporti con i miei vicini di casa; amici conosciuti tramite la scuola e le varie mie attività; i rapporti con gli italiani del sud, però, sono più facili, perché sono più socievoli. Non ho trovato grandi problemi, solo alcuni episodi di singole persone, che non hanno avuto il coraggio di trattarmi male, ma che hanno evitato anche di guardarmi in viso.

Cosa trovi di diverso rispetto all'Algeria?
Ora molto meno rispetto al '95. Per 10 anni, dal 1991 al 2001 in Algeria c'è stato terrorismo. Ho perso amiche e familiari. L'Algeria, peraltro, è un paese mediterraneo, non ci sono grandi differenze con l'Italia. La differenza religiosa e culturale per me è stata una ricchezza, una nuova interessante esperienza nella mia vita.

Com'è essere donna qui?

Quando torno in vacanza in Algeria, mi dicono che sono cambiata, prima rispondevo che non era così. Eppure in effetti sono cambiata, perché vedo le cose in modo diverso. Questo è il contagio della cultura e dell'ambiente.

Che cosa noti di diverso nell'educazioni dei bambini?
Il diverso è educare i figli in una società nuova per me, la sfida è trovare l'ingranaggio e l'equilibrio giusto. Ai miei figli chiedo che rispettino sempre gli altri. Ci sono valori che devono essere trasmessi dalla famiglia. I bambini oggi hanno troppo, ma non solo in Italia, anche in Algeria. Si pensa di dover dargli tutto, ma è sbagliato, più dai, più vogliono e non sono mai soddisfatti.
In Algeria ora i bambini studiano tantissimo, la famiglia è coinvolta, si stressa e i bambini vanno a ripetizione. Da dieci anni è cominciato questo ritmo.

Pensi che Milano offra possibilità a te e ai tuoi figli ?
Milano è grande e accoglie tutti, ha istruito i miei figli, loro sono milanesi. Si troveranno bene, anche se, ormai, ci sono più difficoltà in tutto il mondo.

Pensa a un regalo da dedicare a Milano, cosa ti fa venire in mente questa città?
Milano per me è grande, è il centro del mondo, perché vivo qui. E' una città di arte e di moda. Io la vedo come un quadro con le case, un po' di nebbia, grigia, con poco verde. Ma ora il verde è miglorato. Una gran Milano che sorride e abbraccia tutti.


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