“Un viaggio per la libertà”. La presentazione del progetto CADMI per le donne migranti e richiedenti asilo violentate

Venerdì 7 settembre scorso, nella sede della Fondazione Cariplo, è stato presentato uno tra i primi progetti in Italia che intende aiutare le donne immigrate che hanno subito violenza. ()

FAVICONNella bella sede di via Romagnosi erano presenti Giuseppe Guzzetti, Presidente della Fondazione, seduto accanto al Prefetto Luciana Lamorgese, la Vicepresidente della Città Metropolitana: Arianna Censi, la Presidente del CADMI: Manuela Ulivi, l'Assessore alle politiche sociali, salute e diritti del cittadino del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino.

Ciò che rende unica questa iniziativa è la sinergia messa in campo da CADMI (Casa delle Donne Maltrattate, vedi l’articolo di fine giugno), con Prefettura, Fondazione Cariplo, dove iniziativa privata, Stato e iniziativa sociale si mettono insieme per affrontare un problema di particolare gravità e urgenza nella situazione attuale.

Il Presidente Guzzetti ha spiegato di avere accettato il suggerimento del Prefetto fornendo un contributo economico al progetto, che rientra nella serie di iniziative sociali della Fondazione rivolte a chi si trova in difficoltà, perché “...non può esserci coesione sociale dove è presente grave sofferenza: bambini che soffrono la fame, giovani senza lavoro, anziani disabili senza aiuti, donne che hanno subito inenarrabili violenze. La società che non realizza la coesione sociale, corre verso la disgregazione”.

Cariplo cerca di dare risposte con il progetto “Qu.Bì” per i bambini poveri delle periferie con il programma “La città intorno” , con il programma “Welfare” per le famiglie con disabili, anziani, malati e disagio giovanile e ora sostiene questo progetto “Un viaggio verso la libertà”.
Nella collaborazione di tutti questi enti si riconosce la generosità e la solidarietà di Milano. A questi progetti vengono dedicate risorse ingenti, oltre sessanta milioni di euro, per combattere la fame, la disoccupazione giovanile senza speranza, per il sostegno agli anziani e ai disabili e per non aggiungere al dramma di questa donne il dramma della marginalizzazione.

“ Due mesi fa è venuta da me Arianna Censi – racconta il Prefetto L. Lamorgese- , parlandomi di questo progetto che pur disponendo già di una struttura con 12 posti in comodato d'uso e di fondi privati, non aveva sufficienti risorse. Sono a Milano da due anni, ma mi sento parte di questa comunità, Milano è un'eccellenza a livello nazionale in questo campo: generosa, accogliente, mi sono subito sentita accolta e supportata. Il progetto mi piaceva molto, ma a livello istituzionale non era possibile intervenire e mettere d'accordo 134 sindaci che era necessario coinvolgere.
Ho pensato così di parlare al Presidente Guzzetti, un gentiluomo, una persona generosa e competente, che ha subito creduto a questo progetto.
Il progetto ha già una struttura che può accogliere donne in arrivo da paesi in guerra, donne soggette a tratta,vendute come schiave, donne che hanno tanto sofferto e che se non superano il trauma atroce subito, non avranno modo di inserirsi nella società. Non poteva essere che Milano a dare questa opportunità, la speranza per un futuro autonomo. La coesione di tutte le istituzioni, quando c'è un progetto comune, è un vantaggio per tutta la società”.

Manuele Ulivi presidente CADMI: “Questo è un progetto collettivo che nasce da una lunga esperienza di donne, che si sono battute fin dall'inizio per sostenere altre donne che hanno
subito violenza. Sono 30.000 le donne che abbiamo assistito fino a ora con le nostre forze e con capitali donati da donne generose, anche ipotecando le proprie case. Siamo riconosciute anche in campo internazionale e anni fa arrivavano aiuti dalle istituzioni, dai partiti partiti politici di un tempo, senza pregiudizi .
Questo attuale progetto si è formato alla fine dell'anno scorso, quando il Trust in nome delle donne ci ha messo a disposizione una palazzina ad uso gratuito e abbiamo ricevuto una consistente donazione da parte di una madre e delle sue 3 figlie.
Abbiamo pensato che oggi c'era bisogno di sostenere queste donne i cui racconti sono così pesanti e crudeli che occorre essere preparati per sopportarne la narrazione, non si può reggere così tanta sofferenza, se non si ha una specifica preparazione. Occorre saper ascoltare e non tradire mai la fiducia delle donne e soprattutto di queste donne. Abbiamo lavorato con le donne dell'UNHCR e preparato con loro dei dossier. Sono state loro che ci hanno contattate, chiedendo quale metodo di intervento potevamo offrire. Per fare superare il trauma subito non è sufficiente l'ascolto, occorre anche un supporto psicologico specifico, sostenere le donne sino a quando non avranno i mezzi per diventare autonome, rafforzarle personalmente perché non si considerino solo vittime, far acquisire loro gli strumenti di autotutela e autonomia lavorativa, abitativa, di apprendimento della lingua e di conoscenze di base delle leggi e consulenza legale.
Il piano si prolungherà per tre anni. Milano è una città dove i progetti concreti hanno la possibilità di essere realizzati e noi abbiamo il coraggio delle donne”.

Arianna. Censi vicepresidente della Città Metropolitana: “C'è 1'elemento metodologico in tutto questo lavoro, un privato composto di donne che si fidano e donano tempo, fatica, denaro. Il paradigma di questo incontro è che così si dovrebbero comportare le istituzioni: esercitare il proprio dovere e mantenere umanità. Dall'esperienza trentennale del CADMI, nei 134 comuni metropolitani sono nate altre iniziative simili.
Questo metodo, ascoltare, consentire segretezza, dare sostegno, autonomia, vuol dire misurarsi con una nuova frontiera: è un fatto culturale, che consente la percezione dei processi di ciò che avviene nella realtà. Le persone in generale sono molto distanti dalla realtà, ma Milano è altro rispetto a tante parti di questo paese, è portatrice di un'esperienza unica che viene condotta con competenza e pazienza”.

Pierfrancesco Majorino: “Questa progettualità fa parte della migliore tradizione di una città capace di proporre azioni sociali significative: lottare contro gli abusi e per la libertà delle donne. In queste caso sono le donne a promuovere e interagire la cultura dell'accoglienza , che è tra gli obiettivi istituzionali del terzo settore della cittadinanza attiva. Oggi, l'attenzione verso le persone più fragili e in maggiore difficoltà tra quante fuggono da guerre e carestie, assume quindi un ulteriore significato e ambito. L'amministrazione comunale vuole esserci in questo percorso e dare una mano per questa nuova scommessa; fa parte dell'essenza di questa città cogliere il segnale di un'emergenza che in realtà è per loro, non per noi”.


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