Un viaggio per la libertà

Dalla Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate un nuovo progetto per la vera autonomia e il concreto inserimento socio-culturale di donne migranti e richiedenti asilo. ()

Foto 5La situazione è seria e i tempi sono difficili per chi opera a favore dei più deboli; resistere è però possibile, quando c'è il sostegno di un gruppo forte e attivo. Tra i soggetti presi di mira dai social, ci sono le donne, ancor prima degli immigrati; se dunque si uniscono le due entità si ottiene un concentrato di intolleranza che risulta quasi impossibile da affrontare, per questo l'iniziativa del CADMI (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano) e delle donne che lo sostengono è ancora più degna di rispetto e di supporto.

Lunedì 25 giugno il CADMI ha presentato un nuovo progetto di accoglienza per le donne che giungono nel territorio della città metropolitana con alle spalle una storia di estrema violenza, accompagnandole in percorsi verso il superamento del trauma subito durante e prima del viaggio. Si parla di violenza coniugale o intrafamiliare, mutilazioni genitali, matrimoni precoci o forzati, stupri, sfruttamento sessuale, violenza fisica, psicologica o economica.
Questo progetto, spiega la Presidente CADMI Manuela Ulivi, sarà reso possibile grazie alle donne che credono nell'attività del Cadmi, che ha ricevuto due donazioni, fondamentali per la messa in opera del progetto.

Alla fine del 2017, l'associazione “Trust In nome della Donna” ha offerto a CADMI un immobile ad uso gratuito che ospiterà 10 donne con figli, che avranno a disposizione spazi comuni, da gestire autonomamente, con il supporto di operatori specializzati. Il CADMI - grazie a un'importante donazione economica, che una madre e le sue tre figlie hanno voluto elargire - provvederà a gestire, almeno in parte, le spese per l'ospitalità: vitto, alloggio, spese mediche, affiancamento educativo e di orientamento al lavoro, corsi di lingua italiana, supporto psicologico.
Questo percorso si concluderà con l'inserimento socio-culturale e sostegno ai percorsi di autonomia personale e lavorativa, dopo aver ottenuto lo status di rifugiata o un permesso di soggiorno regolare, favorendo l'integrazione delle donne e avviando possibili progetti di scambio e di mutuo aiuto tra le donne ospitate e le nuove ospiti.

Il programma, prosegue la coordinatrice del CADMI Cristina Carelli, prevede l'intervento di operatori esperti; per questo D.i.Re (donne in rete contro la violenza) e UNHCR hanno sviluppato un progetto per aggiornare le organizzazioni umanitarie e i centri antiviolenza sugli interventi da intraprendere verso chi ha vissuto esperienze traumatiche. Il protocollo d'intesa sottoscritto dal Comune e dalla rete delle realtà del terzo settore impegnate sul fronte del contrasto al fenomeno della violenza di genere, consente di coadiuvare gli operatori dal punto di vista istituzionale in relazione alla complessità dell'esercizio dei diritti individuali.
Un'operatrice gestirà le relazioni con le strutture di accoglienza territoriali e presenterà il progetto CADMI, facilitando l'invio delle donne da individuare, contribuendo a raccogliere i dati e segnalare richiedenti asilo o rifugiate che abbiano subito violenza e consentire l'inserimento nel programma.

Hanno partecipato alla presentazione le rappresentanti delle istituzioni municipali e comunali : Arianna Censi, Vice-sindaca della Città Metropolitana, la Vice-prefetto Alessandra Tripodio in rappresentanza del Prefetto, Diana De Marchi Consigliera del Comune e Presidente Commissione Pari Opportunità.

Giovanna Foglia si è soffermata sui principi del trust fondato da lei e da altre donne “”Nel nome della Donna”, trust di scopo, fondazione di diritto inglese che, contrariamente alla legge italiana, permette donazioni a donne singole o associazioni, e che, in 14 anni, ha elargito donazioni alle associazioni delle donne e, in questo caso, l'uso gratuito della casa. Il suo intervento si conclude lanciando la proposta a tutte le donne che non hanno eredi, di lasciare i loro beni a una fondazione che si occupi davvero delle necessità delle donne, della loro crescita e autonomia, della cultura e del loro benessere fisico e psichico, preferendo una realtà laica che aiuti quelle donne il cui tragico destino pare altrimenti irreparabile.


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