Dal 2019 finalmente negozi di prossimità e poliambulatori medici nel quartiere Rizzoli

Incontro in zona Crescenzago- Rizzoli con il Muncipio 3 e gli operatori che lavorano sui progetti di sviluppo del quartiere: nuove residenze, nuovi servizi e un corridoio ecologico lungo il Lambro.

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Forse finalmente ci siamo ! Dopo anni di richieste dei cittadini e di lavoro e delibere del CdZ 3 prima e del Municipio 3 ora alcuni dei problemi del quartiere Crescenzago-Rizzoli, periferia est milanese, stanno per essere avviati a soluzione. Il tema dell’isolamento non solo fisico ma anche dovuto alla mancanza di servizi del territorio che sta a sud della linea M2 Udine-Gobba è noto ed è uno dei disagi più grandi che ormai da anni devono affrontare i cittadini di questa periferia potenzialmente molto bella per la sua collocazione accanto al Parco Lambro e lungo il fiume omonimo. Nel quartiere mancano negozi di prossimità, ambulatori medici, scuole.

Lunedì  18 dicembre nella sala della parrocchia di San Gerolamo Emiliani sono stati presentati, su iniziativa del Municipio 3, tre progetti che cambieranno il volto del quartiere e indirizzeranno i tre temi problematici che più stanno a cuore ai cittadini della zona: la mancanza di negozi di prossimità per alimentari e consumi primari, la mancanza di servizi medici e sanitari e il degrado del territorio intorno al fiume Lambro.

La Presidente del Municipio 3 Caterina Antola e l’assessore all’urbanistica Antonella Bruzzese, introducendo l’incontro, hanno sottolineato come appunto si stiano concretizzando alcuni dei progetti che riguardano questo territorio:  la ristrutturazione della ultima parte dell’edificio ex Rizzoli-RCS ancora abbandonata, gli edifici di edilizia convenzionata di Rizzoli 47 e il progetto ReLambro di riqualificazione dell’area verde intorno al fiume Lambro nel tratto tra l’edificio Rizzoli e la Gobba. L’amministrazione municipale, che ha insistito perché il quartiere Rizzoli fosse inserito nel piano periferie del Comune di Milano. è stata già presente nel quartiere con la riqualificazione del sottopasso di Crescenzago, con una bella collaborazione con l’assessorato alla mobilità, e si sta impegnando per usare le monetizzazioni provenienti dalla ristrutturazione dell’edifico ex RCS per realizzare protezioni intorno alle case di Via Civitavecchia al piano terra, che vivono problemi di sicurezza.

L’arch. Giancarlo Tancredi, dirigente dell’area pianificazione urbanistica del Comune di Milano, ha inizialmente fornito  una panoramica di tipo urbanistico su tutto il quadrante est di Milano. Tancredi ha ricordato che oltre agli interventi su Via Rizzoli, oggetto dell’incontro, in quell’area  sono in corso due grandi progetti urbanistici su due grandi ex comparti industriali, la Marelli del quartiere Adriano e l’Innocenti del Rubattino, entrambi fermi per problemi finanziari. L’amministrazione è molto impegnata a trovare una soluzione per entrambe le situazioni anche attraverso interventi di tipo innovativo . In particolare nel caso di Via Adriano, probabilmente per la prima volta in Italia,  l’amministrazione è arrivata addirittura a sostituirsi all’operatore in fallimento per realizzare le opere pubbliche. Altri episodi urbanistici importanti, ha ricordato Tancredi, sono concentrati nel comparto Lambrate, gli interventi Pitteri-Canzi e l’intervento ex Denora sempre in Via Canzi. Sempre Lambrate è coinvolto dalla futura progettazione di uno degli ex scali ferroviari. Oltre al progetto sulle sponde del Lambro, oggetto di approfondimento in questa riunione, Tancredi ha citato due importante potenziamenti del trasporto pubblico: la circle line che attraverserà in parte il Municipio 3, molto vicina al quartiere Palmanova-Rizzoli e la metrotranvia Nord che andrà a servire il quartiere di Via Adriano.

Anche l’intervento RCS-Rizzoli fa parte di questo tema degli interventi che incontrano difficoltà, in questo caso anche per i vincoli al progetto imposti all’origine.

Francesca Bellandi per Prelios-Integra, società di consulenza immobiliare del Gruppo Prelios, che si occupa della gestione di patrimoni immobiliari e che ha acquistato da RCS la maggioranza della quota proprietaria dell’edificio abbandonato, ha illustrato la situazione della parte non ancora ristrutturata dell’edifico RCS-Rizzoli. L'area, di circa 77.000 mq, è interessata fin dal 2004 da un piano di lottizzazione che prevede tre fasi. La prima fase è stata attuata da tempo e sono stati costruiti gli edifici attualmente sede di RCS, tra cui quello “simbolo”,  la torre di 12 piani progettata da Stefano Boeri. La fase due ha visto la realizzazione degli edifici più centrali, mentre la fase tre non è stata attuata e interessa quegli immobili che sono rimasti inutilizzati, abbandonati e più volte occupati creando insicurezza in particolare nelle case prospicenti di Via  Cazzaniga.
Oltre Oltre alle prime due fasi dal punto di vista delle opere pubbliche sono stati realizzati i parcheggi, tutte le opere di urbanizzazione primaria, strade e marciapiedi di Cazzaniga e Rizzoli. Il previsto parco dietro agli uffici non è ancora stato realizzato per problemi di bonifica e verrà realizzato nell'ambito del progetto che coinvolge il Lambro.  La terza fase è ferma per problemi legati ai vincoli imposti dal piano. Innanzitutto è prevista la possibilità di demolire fino a un massimo del 40% della SLP (superficie lorda di pavimento) esistente. Se si aggiunge il vincolo di ricostruire mantenendo la sagoma originaria, non c’è corrispondenza con le esigenze degli operatori interessati a quest'area, tra cui Siemens. 
Il Comune e il privato che hanno compreso le esigenze non solo del costruttore ma anche della comunità  hanno lavorato alla variante che verrà approvata a breve e la cui adozione è prevista a febbraio. Essa prevederà una modifica delle attività ospitate, prima previste solo di tipo produttivo o compatibile mentre adesso si ragiona anche su strutture di commercio  e vendita di cui la zona sappiamo essere carente. Inoltre la variante elimina il vincolo di demolizione del massimo del 40%, quindi sarà possibile demolire tutti gli edifici esistenti e ricostruirli anche fuori sagoma, potendo giocare molto su volumi e costruire così anche con operatori differenti. Si dovrà mantenere il vincolo di allineamento lungo via Rizzoli, mentre è stato eliminato il vincolo di allineamento lungo via Cazzaniga, proprio perché l'idea è quella di creare sul retro una piazza pedonale privata ma di uso pubblico che possa diventare un elemento attrattore per insediare attività commerciali a piano terra.  Gli  edifici dovranno avere gli accessi principali da questa piazza perché questa piazza dovrà essere vissuta.
Sottoscritta la convenzione ci saranno tre anni per completare le opere pubbliche e cinque anni per completare le opere private.

Daniela Masotti di Ersaf ha illustrato poi il progetto RELambro. RE Lambro significa rete ecologica del Lambro metropolitano milanese. E’ un progetto di ambiente e di ecologia, un progetto che valorizza il fiume, il suo corridoio ecologico e tutti gli ambiti che stanno attorno. Nasce da uno studio che è durato circa tre anni fatto insieme ai partner di progetto, Comune di Milano, Municipio 3, Politecnico di Milano Dipartimento Dastu, dal Parco della Media valle del Lambro e Legambiente Lombardia. Il progetto ha l'obiettivo di cercare di capire come costruire l'ecologia in una città metropolitana dall'ambito complesso come quello di Milano che con l’ ecologia sembra avere poco a che fare. Il progetto ha l’obiettivo ambizioso di capire se è possibile riportare la natura in città. Ce lo dicono anche i grandi architetti che è necessario portare la natura in città. Gli ambiti urbanizzati diventeranno sempre più grandi e sempre più popolati, per cui non si può pensare di portare avanti un ambiente stabile se gli spazi urbanizzati non vengono ricolonizzati dalla natura.

 Il Lambro è l'unico fiume che scorre interamente a cielo aperto per tutto l'ambito metropolitano, è ancora un fiume naturale, che presenta molti ambiti ancora tutelati e ben conservati. L'idea è quella di cercare di capire se si riesce a “bucare” la metropoli milanese con un corridoio che abbia una buona qualità dell'ambiente e della natura e che diventi un lunghissimo parco urbano in cui le persone ma anche gli animali possono muoversi e vivere alimentandosi.  Si è lavorato anche sulle connessioni pedonali e ciclabili. Sarebbe possibile attuando piccoli accorgimenti effettuare una connessione di mobilità da Monza a San Donato che permetterebbe di attraversare in bicicletta tutto l'ambito urbano milanese.
E’ stato scelto quest'ambito perché ha tante caratteristiche complesse: un bellissimo parco in una valle fluviale interessante, un forte legame con il territorio e i cittadini che lo vivono, aree agricole, aree che erano degradate e abbandonate come quelle  lungo via Rizzoli con la quale è iniziata l’attività di recupero. Tanti spunti di interesse. C'è una tangenziale in mezzo che interrompe due aree naturali tra est e ovest. La tangenziale sotto ha dei buchi, dei passaggi sotto i quali gli animali potrebbero passare. Nel progetto si è cercato di accogliere tutti questi spunti  agendo su tre spazi: quello proprio intorno all'area di Rizzoli quello a est della tangenziale e, in ultimo, l'ambito del laghetto su via Feltre. La proposta di lavoro su cui sta lavorando è riqualificare tutta la fascia lungo la via Rizzoli che va dagli attuali orti comunali fino al muro di RCS, escludendo per ora l'area Inps che non è pubblica, dal benzinaio fino al muro di Rizzoli: il finanziamento Cariplo lnfatti obbliga a lavorare su terreno comunale.

Tenendo anche conto del fatto che l’ambito lungo via Rizzoli è un ambito di esondazione e che  il Lambro non ha ancora una buona qualità delle acque, gli orti non possono restare in quell’area accanto al fiume. Una delle decisioni da condividere era proprio quella di spostare gli orti all’ingresso del Parco Lambro, dove le indagini sullo stato del terreno hanno dato esito positivo. Questa ipotesi è stata condivisa con gli ortisti in una serie di incontri, sia quelli concessionari delle aree comunali, sia quelli che non avendo avuto le concessioni desiderano comunque mettersi in regola. Anche la fase di realizzazione sarà condivisa, anche materialmente con i futuri ortisti.

La pulizia dell’area di Via Rizzoli è stata realizzata con impegno di tutti e molta fatica, all’inizio con sopralluoghi e confronto con gli ortisti per capire la situazione, poi con le prime opere di sfalcio su una vegetazione totalmente selvaggia. E’ stato necessario un accordo con gli ortisti, alcuni anche con un contenzioso con l’amministrazione, che hanno lasciato libera l’area. Poi un intervento di Amsa per togliere una serie di detriti tra cui amianto, perché l'area veniva usata impropriamente per scaricare detriti anche nocivi. Infine due grandi iniziative supportate da lega ambiente di “puliamo il mondo” dedicata nel 2017 all'ambito di Via Rizzoli: il 1 settembre la prima e in ottobre la seconda, sgomberando complessivamente otto container di rifiuti. E’ stato anche necessario un intervento della Polizia locale perché alcuni di questi orti non erano orti ma abitazioni abusive. La pulizia conclusiva spetta a ERSAF.

Francesco Carlozzo e Luigi Loffredo di Investire SGR, società specializzata nella gestione di progetti integrati con servizi a valore aggiunto anche in segmenti di mercato non tradizionali,in questo caso l’”housing sociale”, hanno illustrato lo stato di avanzamento eil futuro del progetto degli edifici in costruzione in Via Rizzoli 47, in fase di realizzazione anche con fondi Cariplo. Gli obiettivi del progetto sono due: il primo realizzare gli appartamenti  a canoni più bassi di quelli del mercato o a prezzi più bassi, in caso di vendita, per le famiglie che non riescono ad accedere all’edilizia a prezzi correnti, il secondo riempire il nuovo spazio abitativo di relazioni tra le persone, con l’ambiente intorno, con il quartiere, arricchendo e migliorando il contesto urbano, rendendolo sostenibile e usufruibile.

Quest’area apparteneva al Comune che l’ha messo a gara per housing sociale. Anche qui c’era una situazione bloccata a causa di problemi finanziari del mercato immobiliare, e la partnership di Investire è passata anche attraverso l’acquisizione del terreno nel giugno del 2016.

Il progetto che si sta concretizzando consiste in tre volumi per  137 appartamenti, tra 70 e 80 mq, con relativi posti auto. Su via Rizzoli e su via Palmanova ci saranno i due edifici più alti, di dieci piani mentre sulla cosiddetta “strip”, fascia di collegamento tra via Rizzoli e la pista ciclabile che costeggia la tranvia, ci sarà un edificio più basso, di cinque piani, in modo da dare più respiro alla corte interna e alla stessa “strip” dove ci saranno gli affacci di servizi commerciali, ambulatori, servizi. Punti di forza del progetto sono le parti verdi che verranno realizzate con un passaggio di piste ciclabili, sedute, aiuole e al centro una piazza verde. Gli spazi per servizi  che interessano molto i cittadini di tutto il quartiere sono previsti al piede dell’edificio, quasi 500 mq destinati a  ambulatori medici e più di 500 m quadri di punti vendita per supermercati di quartiere, farmacie o a altri esercizi da valutare. Nella parte posteriore un'ampia area giochi dedicata ai bambini e un'area fitness per attività fisiche all'aperto. Gli edifici, dotati di logge/balconi profonde più di 2 m saranno in classe energetica  A2 e per la produzione di energia si utilizzerà la geotermia. A livello dell'impatto con l'ambiente non ci saranno caldaie a gas e, invece, pannelli solari di copertura che aiuteranno a risparmiare energia.

Sempre sul progetto di Rizzoli 47, è intervenuta Luciana Capucci della Fondazione Housing Sociale (www.fhs.it), un ente no profit creato dalla Fondazione Cariplo per avviare in Lombardia e poi in Italia il settore dell’housing sociale collaborativo. L’obiettivo, operando in questi nuovi quartieri, è che siano il più presto possibile un pezzettino di città e non un quartiere dormitorio. Che siano vissuti come gli altri quartieri con insediamenti storicamente e socialmente radicati. La Fondazione Housing sociale fa un po' da incubatore, da acceleratore per questo processo. Gli operatori facilitano con iniziative la socializzazione tra le persone e le dinamiche di buon vicinato,  creando opportunità di conoscenza  e una prospettiva di reciproco aiuto e solidarietà.  

Chi può avere assegnate queste case ? Sono cittadini che non sono proprietari di casa e che hanno un reddito che, a seconda dell'affitto della locazione non è superiore a un tetto definito.

La convenzione che si firma con il Comune di Milano prevede che si possa fare la vendita o la locazione. Si cerca di aumentare il più possibile le soluzioni in affitto perché in questo periodo rispondono meglio alle esigenze di chi ha più bisogno. In questi stabili non c'è il solito amministratore di condominio, ma una figura chiamata “gestore sociale” che si occupa anche un po' di amministrare, di riscuotere gli affitti, delle manutenzioni  ma anche di gestire i rapporti tra le persone per fare delle cose insieme.  In altri stabili gestiti da FHS, gli operatori  organizzano periodicamente concerti, pranzi, incontri, che possono essere allargati al di fuori del condominio  anche ai vicini del quartiere.

 Nei prossimi mesi  verranno messi  degli avvisi dedicati sul sito urbananewliving.it . Qui saranno pubblicati i requisiti per la partecipazione. Durante il 2018 saranno individuati i responsabili dei servizi quindi degli ambulatori medici e delle attività commerciali.  L’ingresso dei nuovi abitanti è previsto per la primavera del 2019.

Chi è interessato può iscriversi nel sito di Fondazione Housing Sociale fhs.it  alla newsletter. Quando si aprirà l'opportunità chi è iscritto riceverà l'informazione per accedere alla graduatoria.

In conclusione del lungo incontro, da segnalare dal pubblico due interventi del dott. Irven Mussi, ex consigliere di zona, e del dott. Luigi Campolo, ex primario cardiologo dell’Ospedale Niguarda,  che hanno sottolineato l’importanza di realizzare ambulatori medici, possibilmente cogestiti da più medici per fornire un servizio temporalmente ampio, nel nuovo complesso residenziale, essendo attualmente l’unico del quartiere in Via Orbetello. Il problema della mancanza di presidio medico, ha sottolineato Mussi, è destinato ad aggravarsi nei prossimi mesi perché alcuni medici della zona di Via Padova andranno in pensione. Il riferimento sia di Mussi che di Campolo è al progetto “case mediche” che ha già visto in Zona 4 la realizzazione di un ambulatorio affidato a un gruppo di medici con diverse specializzazioni.  Luigi Campolo ha inoltre chiaramente espresso il suo timore che quegli spazi vadano in gestione a qualche grossa struttura privata.   La Fondazione Housing Sociale ribadendo che la priorità sono i servizi per i cittadini, avendo comunque delle interlocuzioni aperte, si è detta disponibile ad aprire anche un discorso con nuovi interlocutori.



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