Incontri del Politecnico Arte e Scienza. Andreé Ruth Shammah e Donatella Sciuto

Il 30 novembre, nella sede di Piazza Leonardo da Vinci, si è svolto uno degli incontri del nutrito programma del Poli che unisce le due anime dell'Istituto, quella artistica della facoltà di architettura e quella scientifica di ingegneria, in una comune ricerca e sperimentazione. ()

arte e scienza

Il pretesto del dialogo, tra il prorettore Donatella Sciuto e la regista e protagonista della scena culturale milanese Andrée Ruth Shammah, verte sulla modalità per avvicinare il pubblico del teatro alla scienza e come possa il linguaggio teatrale interagire nella comune passione per la ricerca. 


Sciuto :                                                                                                                                            

Com'è nato questo suo impegno per il Parenti, quali sono state le sfide affrontate, cosa vuol dire fare teatro? 

Shammah :

Faccio teatro da 50 anni e ogni giorno tento di rinnovare una cosa che faccio da 50 anni. Ho iniziato nel '72 nel teatro all'aperto con Parenti, con Testori, con Isella. Mi è capitato spesso di fare scelte dolorose come quando ero a Parigi per una mia regia e sono stata chiamata da Franco Parenti, per fare una sua regia; è una storia di fedeltà alle mie radici che mi ha riportata a Milano. 

E sono ancora qua, al Parenti. Il teatro è un allenamento a rinnovare lo sguardo, a sentirsi nuovi rimanendo uguali. Allora era una sala di periferia, da allora a oggi la sfida è l'anima di questo spazio. Dal '72 abbiamo cambiato parecchie cose: la piscina, i Bagni Misteriosi, ma lo spazio del teatro è volutamente rimasto uguale.

Ora stiamo trasformando la piscina in una pista di pattinaggio, spero che, pur essendo molte le persone che vi lavorano adesso, il centro del tutto non sia cambiato, cioè il teatro. Tutto quello che arriva col progresso deve essere uno strumento per arrivare al pubblico e non per modificare ciò che vuoi comunicare; non si modifica il soggetto, ma come lo si comunica, non conta l'arrivo, ma come si arriva. Oggi la tecnologia serve per fare arrivare la comunicazione velocemente a tante più persone, ma il teatro resta se' stesso.








Sciuto:

Nella relazione tra scienza e teatro, in che modo il teatro può portare alla scienza? Si può portare in scena delle tematiche scientifiche?

Una pietra miliare è “La vita di Galileo” di Bertold Brecht, lavoro complesso: Galileo desidera divulgare le sue scoperte e arriva l'abiura, interessante è la parte sull'abiura e il rapporto con i discepoli e con l'allievo che va in Olanda, perché in Olanda si poteva fare ricerca. Moderno questo racconto, ancora oggi molti nostri scienziati sono costretti ad andare a cercare possibilità di fare ricerca all'estero.

E' quindi possibile portare in scena spettacoli sulla scienza, se ne fanno ancora?

Shammah :

Abbiamo cercato di portare lo spettacolo “La vita di Galileo” di Lavia a Milano, purtroppo occorrevano altezze superiori per le strutture e nessun teatro poteva ospitarle.

Come il teatro può aiutare la scienza? A differenza del cinema, il teatro avviene nel presente e viene recepito immediatamente, almeno al primo livello, di empatia; lo spettatore deve ricevere una forte emozione perché solo così avviene la comunicazione. La scienza deve porsi il problema di trasferire, a persone che non sono del mestiere, il linguaggio degli adepti, per comunicare loro una forte emozione al primo livello; se vuole comunicare con persone non addette alla scienza e al linguaggio scientifico attraverso il teatro, la scienza deve riuscire a trasferire la passione, la fatica, la costanza del lavoro dello scienziato, far capire che vivere di scienza sia appassionante e trasferire questa passione.

Il difetto è che la scienza sembra lontana dalla possibilità di appassionare, di semplificare il linguaggio senza banalizzarlo, senza abbassarsi troppo, perché bisogna cercare di alzare il livello e dare la voglia, il desiderio di elevarsi.

Sciuto :

Mancano i testi che non abbassino troppo il livello, più approcciabili. Raccontando le storie delle persone di può fare una trasmigrazione. Con l'economia qualcosa si è fatto!

Shammah :

Sì s'è fatto con il lavoro “Lehman ”, sempre però attraverso la storia di persone, perché le persone trasmettono sentimenti e passioni. Ma ci sono anche le altre scienze.

Sciuto :

A febbraio è previsto un lavoro sull'economia visto attraverso una singola persona, in questo caso la Regina d'Inghilterra. Come si sceglie uno spettacolo per questo tipo di testi che hanno una parte specialistica come la comunicazione finanziaria? Questo tipo di lavori saranno più frequenti al Parenti?

Shammah :

Cerco di proporre una varietà d'argomenti e di proposte, ma con unità di stile e ci rivolgiamo anche all'intelligenza dello spettatore. Mettiamo l'uomo al centro delle tematiche. Dipende qual è il nostro obiettivo, perché oggi dilaga un metodo non scientifico, quello dei social network. Dobbiamo cercare d'indagare perché in questo momento, a causa dei social, dilaga un metodo non scientifico. Metodo scientifico vuol dire cercare le fonti, studiare, verificare...

Sciuto :

Scienza e comunicazione come mettere insieme questi argomenti. E qual è la relazione con la cultura ebraica?

Shammah :

La cultura ebraica è molto concreta, ha un approccio intellettuale, non c'è il mistero della fede, é pragmatica. La cultura è l'arte della complessità, mentre oggi si vuol semplificare troppo, invece alcuni argomenti richiedono discussioni, approfondimenti... in questo senso la scienza deve dare il profumo della sua complessità, il lavoro che deve fare la scienza è il metodo. Si può dare un giudizio sull'opera d'arte che esuli da un giudizio sulla persona che l'ha composta.

Sciuto :

I media non sono interessati a esporre argomenti complessi . Per esempio : ricerca ed etica. E' un problema gigantesco!

La relazione tra teatro e scienza è che un buon insegnamento è per tre quarti preparazione, per un quarto teatro.

Shammah :

Ci sono delle regole, ma c'è chi dice che il vero insegnamento non è teaching, bensì doing. Parenti diceva che prima di fare teatro gli studenti dovevano venire a vedere come si fa la rappresentazione. Leggere Molière come una pagina di letteratura non è come metterlo in scena. Il lavoro dell'insegnante è la cosa più importante al mondo e anche noi teatranti siamo come gli insegnanti. Il risultato non deve sfociare in egocentrismo e vanità, gli interpreti devono sapere far ascoltare al pubblico come si recita. I giovani devono capire come impegnarsi e questo è un messaggio positivo che può essere trasmesso. Un uomo politico che buca lo schermo, vince le elezioni, ma saprà poi governare?

Sciuto :

La scienza ha tempi diversi e passi successivi, occorre più preparazione e meno teatro.

Shammah :

Il teatro non è così facile da fare, ma c'è molto brutto teatro, spettacoli per la scuola fatti male per arrotondare. Se non c'è il pubblico, perché un brutto lavoro lo fa scappare, non c'è teatro.




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