Il peccato originale: storia dei terreni Expo

Michele Sacerdoti racconta con una cronistoria di come si è sviluppata la questione dei terreni Expo e della società Arexpo ()

terreni Expo

Prima del 2002: La famiglia Cabassi, tramite Belgiojosa srl, possiede dal dopoguerra la cascina Triulza e i terreni agricoli circostanti dove si svolge una attività agricola fino al 2004. Ha subito otto espropri per quasi 700.000 mq, l’ultimo dei quali per costruire il carcere di Bollate nel 1997. I terreni si sono ridotti a 260.000 mq.

2002: Fondazione Fiera acquista per 15 milioni 520.000 mq nell’area da agricoltori privati per poter costruire in futuro dei parcheggi per la Fiera.

2006: Cabassi e Fondazione Fiera iniziano una collaborazione per realizzare un piano di sviluppo dell’area a servizio del nuovo polo e presentano al Comune di Milano un primo ‘piano integrato di intervento’, per proporre una modifica urbanistica da aree agricole a nuove destinazioni.

Settembre 2006: Il Sindaco Moratti presenta la candidatura di Milano all’Expo 2015 e individua l’area per l’esposizione, anziché scegliere un terreno pubblico. Vista la mancanza di fondi per acquisire le aree, queste sarebbero cedute gratuitamente da subito e fino al post Expo (2007-2016), per poi essere riconsegnate, ad esclusione delle cessioni di aree pubbliche e delle opere realizzate da Expo, ai proprietari -Cabassi e la Fondazione Fiera- che acquisirebbero diritti di edificazione sulla residua area. Tutte le opere pubbliche realizzate per Expo rimarrebbero al Comune.

Giugno 2007: Il sindaco Moratti sigla, a nome del Comune, una scrittura privata che prevede la cessione temporanea delle aree: Fondazione Fiera e gruppo Cabassi si impegnano a cederle per poi riaverle a 18 mesi dalla chiusura dell’evento, “premiati” con indice di edificabilità pari a 0,52 mq per mq (oltre a uno 0,08 che spetta al Comune). La giunta comunale dà il via libera alla scrittura a luglio.

Settembre 2007: Il Bie -Bureau of International Expositions, l’ente che gestisce “le Expo”- riceve il dossier definitivo di candidatura nel quale è scritto che l’Esposizione milanese godrà del diritto di superficie gratuito dell’area, in base ad un accordo già siglato. Il master plan preparato dallo studio di architettura 5+1AA su commissione di Cabassi e Fondazione Fiera prevede una torre che rimarrà al Comune, altre torri identiche sono previste lungo la ferrovia da costruire dopo la fine dell’Expo su progetto dello stesso studio.

2008: Milano si aggiudica l’Expo 2015, il sindaco Moratti promuove l’Accordo di Programma che viene firmato in ottobre. L’accordo prevede per il post-expo un indice di utilizzazione territoriale UT di 0,52mq/mq e il 56% minimo per superfici pubbliche e di interesse pubblico da destinare a parco tematico, Rapporto di Copertura RC 60%. Uno degli obbiettivi è la realizzazione di aree a verde fruibili di alta valenza paesaggistica e significativa estensione inserite nel più ampio sistema del verde e del reticolo idrografico dell’area milanese, grazie alle sistemazioni paesaggistiche dell’area e all’insediamento di funzioni di interesse pubblico.” Legambiente osserva che il parco tematico non garantisce la presenza di verde e critica l’eccessivo consumo di suolo, chiedendo “un parco a verde compatto”. Lo stesso Rapporto Ambientale della VAS scrive: “Si ritiene che la programmazione per il post‐evento dovrebbe disporre la riconversione dell’area Expo attraverso il mantenimento delle strutture permanenti per un loro riutilizzo come attrezzature pubbliche o di interesse pubblico o generale, eventualmente decentrando funzioni dal centro cittadino di Milano, e lo smantellamento di quelle temporanee, evitando però una nuova edificazione in situ. Anche nella scelta delle funzioni pubbliche occorrerà considerare gli effetti sul sistema della viabilità, escludendo destinazioni d’uso (es. ospedale) con forte potere attrattivo. Ciò consentirebbe la rinaturalizzazione di gran parte dell’area, valorizzando il suo inserimento nel sistema dei parchi di cintura e contribuendo alla definizione della “corona verde” nel settore nord‐ovest dell’area metropolitana.” A questi auspici si oppongono con osservazioni sia Fondazione Fiera che il gruppo Cabassi.

Per quanto riguarda le bonifiche il Rapporto Ambientale individua una serie di punti in cui eseguire i controlli, in particolare nelle parti utilizzate per i cantieri dell’alta velocità, viabilità dell’Anas, parcheggi della fiera, campo rom ai margini dell’area agricola, tenendo della possibile contaminazione da parte della raffineria di Rho localizzata dove ora c’è la Fiera.

2009: I Cabassi propongono al Comune di realizzare una cittadella della giustizia vista la vicinanza del carcere di Bollate. Stanca, amministratore di Expo spa, valuta invece un acquisto dei terreni per 150 milioni, in previsione di una futura vendita a un prezzo più alto, Cantoni, presidente di Fondazione Fiera, li valuta a 200 milioni.

2010: Formigoni spiazza tutti e lancia l’idea di una società partecipata da Regione, Comune e Provincia che acquisti i terreni, in contrasto con Cantoni. La giunta regionale vota il 31 maggio per la costituzione della società che li dovrà acquisire. I proprietari si oppongono come pure il sindaco Moratti e propongono a Regione, Provincia e Comune vari progetti per il post-Expo che non vengono accettati. Lo scontro tra Comune che vuole il comodato e Regione che vuole l’acquisto diventa sempre più aspro. Il candidato alle primarie del centrosinistra Boeri, che aveva collaborato al disegno del masterplan di Expo, propone di realizzarla in un’area pubblica dietro l’Ortomercato ma ormai il dossier di candidatura non può essere cambiato.

2011: Il 30 maggio Giuliano Pisapia diventa sindaco di Milano. Il 1 giugno viene costituita Arexpo con Regione e Comune al 34,67%, Fondazione Fiera al 27,66% corrispondente all’apporto dei terreni, Provincia di Milano al 2% e Comune di Rho al 1%. Il 13 giugno i milanesi approvano cinque referendum di cui il terzo richiede di conservare il futuro parco dell’area EXPO: “Volete voi che il Comune di Milano adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a garantire la conservazione integrale del parco agroalimentare che sarà realizzato sul sito EXPO e la sua connessione al sistema delle aree verdi e delle acque?” Lo stesso giorno i Cabassi concedono il diritto di opzione per l’acquisto, Il 14 giugno il BIE riceve gli atti appena firmati. Il 25 luglio il Consiglio Comunale ratifica l’accordo di programma e la variante urbanistica che definiscono gli indici del post Expo. I Cabassi vendono i loro terreni di 260.000 mq per 42 milioni di euro, più la cascina Triulza per 7 milioni, una cifra bassa sotto la minaccia di un esproprio, 161 euro/mq, il costo totale con le aree di Fondazione Fiera è stato 142,6 milioni di euro. La stima del valore è stata fatta dall’Agenzia del Territorio. I lavori partono a ottobre 2011. Arexpo si indebita con Finlombarda, finanziaria della Regione, per 80 milioni, a cui i subentrano nel 2013 Intesa San Paolo ed altre banche con un prestito di 160 milioni a fronte dell’ipoteca dei terreni.

2012: A marzo del 2012 dagli studi supervisionati dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale circa il 10% dei terreni del sito espositivo risultavano essere inquinati di idrocarburi e zinco e dunque da bonificare.Le aree inquinate erano otto: Parcheggi Fiera in Milano, Cascina Triulza, Deposito Impresa Pessina, Area “triangolare”, Case Mobili, Area Poste e via Cristina da Belgioioso, Area Immobiliare cinque e Area Impeco. Con l’Accordo quadro siglato il 2 agosto 2012 si definisce che i costi della bonifica vengano sostenuti da Expo 2015 s.p.a, che si rivarrà poi su Arexpo, la società a partecipazione pubblica che ha acquistato i terreni dell’area espositiva; quest’ultima, a sua volta, si rivarrà sui proprietari originari dell’area, la Fondazione Fiera Milano e la Belgioiosa s.r.l del gruppo Cabassi, per un tetto massimo di 6 milioni di euro, sulla base di una perizia effettuata da Expo 2015 s.p.a. e Metropolitana Milanese. Tre mesi dopo la stipulazione dell’accordo, la Cooperativa Cmc di Ravenna, che ha vinto l’appalto per la rimozione delle interferenze, chiede a Expo s.p.a 29,5 milioni di euro di extra costi, di cui 15 milioni per il trasporto e l’eliminazione dei terreni inquinati di cui non si conosceva ancora la reale quantità. I costi di bonifica sarebbero dovuti essere a carico dei proprietari originari dei terreni di Expo, ovvero Fiera Milano e Famiglia Cabassi, come stabilito da un ordine del giorno approvato dai Consigli Comunali di Milano e Rho nel luglio 2011, contestualmente all’approvazione dell’accordo di programma.

2014: Arexpo cerca di vendere i terreni con una base d’asta di 315,4 milioni , l’asta va deserta perché il costo è eccessivo, a fronte di 44 ettari da riservare a parco tematico e altri 36 per aree a attrezzature pubbliche. Qualcuno pensa che in base alle condizioni di mercato si possa ottenere la metà della cifra, nonostante che l’Agenzia del Territorio avesse valutato nell’agosto 2011 una forchetta tra 346 e 366 milioni.

2015: Il rettore della Università Statale Vago lancia nel febbraio 2015 l’idea di trasferire le facoltà scientifiche da Città Studi all’Expo. Assolombarda unisce alla proposta il suo progetto Nexpo per creare un polo tecnologico della filiera IT. Il Presidente della Regione Lombardia Maroni, che prima aveva proposto la creazione di uno stadio e di una città dello sport, sostiene il progetto di Vago. La Cassa Depositi e Prestiti e l’Agenzia del Demanio recepiscono l’idea nel giugno 2015 con un progetto che prevede anche un Polo degli Uffici della Pubblica Amministrazione e un Polo di innovazione nel settore agroalimentare CREA. Il progetto tiene conto che le aree sono a bilancio di Expo per 192,8 milioni e ritiene critica per il progetto la stima di 315 milioni.

2016: In base ad un accordo di aprile con Expo, Arexpo si impegna a chiedere davanti a un giudice 29,5 milioni ai vecchi proprietari, da girare poi ad Expo che li ha sostenuti. La causa doveva essere avviata entro fine settembre, ma non è mai stata fatta. In compenso i Cabassi, tramite la loro società Bastogi, citano in agosto in giudizio Expo e Arexpo per negare qualunque responsabilità negli extracosti per le bonifiche, per chiedere un milione di euro per i danni di immagine subiti in virtù delle pretese di Arexpo e Expo su tali costi e per avere indietro i 250.000 euro pagati da Bastogi per i lavori di bonifica preventivati sulle aree da MM e mai rendicontati da Arexpo. Secondo Bastogi Arexpo doveva chiedere gli extracosti ai proprietari entro 60 giorni dal termine delle bonifiche, avvenuto tra il 2013 e il 2014. Sembra che le prove della provenienza degli inquinanti dai terreni dei Cabassi siano irrecuperabili. Sulla vicenda incombe secondo i Cabassi un conflitto di interesse in quanto Arexpo dovrebbe fare causa anche a Fondazione Fiera, che è una dei suoi soci, e i Cabassi temono che sia posto a capo loro anche l’onere a carico della Fondazione Fiera. Del seguito della causa non è uscita alcuna notizia ma la questione rischia di pesare sull’affidamento del bando del masterplan, in quanto chi vince il bando potrebbe dover fare ulteriori bonifiche per rendere i terreni compatibili con le attività che vi si svolgeranno.

24 febbraio 2016: Il primo ministro Renzi propone il progetto Human Technopole dell’IIT di Genova e ignora il progetto della Cassa Depositi e Prestiti e dell’Agenzia del Demanio, successivamente avviene una trattativa tra Governo e Regione per prevedere comunque l’insediamento dell’università statale e del polo di Assolombarda.

19 luglio 2016: Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione della Statale approvano una manifestazione di interesse per trasferire le facoltà scientifiche della Statale nell’area Expo.

Novembre 2016: Il governo entra in Arexpo con una quota del 39% e un aumento di capitale di 50 milioni, le quote del Comune e Regione scendono al 21%, Fondazione Fiera al 16%, Città metropolitana e Comune di Rho al 1,5%, per le decisioni di particolare rilevanza è necessario il 71% del capitale sociale.

Dicembre 2016: Il Governo Renzi approva il finanziamento di 130 milioni all’interno del Patto Lombardia da destinare alla costruzione degli edifici della Università Statale nell’area Expo, il parlamento stanzia 8 milioni di euro per il progetto e finanzia lo Human Technopole con 770 milioni di euro in 7 anni.

Gennaio 2017: Il parco tematico dell’Accordo di Programma del 2011 diventa un Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione, comprensivo dello Human Technopole gestito dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e del Campus delle Facoltà Scientifiche dell’Università Statale di Milano

Arexpo emette un bando per l’ideazione ed elaborazione del Masterplan per la “rigenerazione urbana” dell’intera area ex-Expo di 1 milione di mq e per lo sviluppo e la gestione degli spazi con costituzione di un diritto di superficie per 99 anni per costruzioni comprese tra i 250.000 e i 480.000 mq di slp. Il punteggio di aggiudicazione è per il 70% sul progetto tecnico e per il 30% sull’offerta economica. La quota minima di verde non è definita, il parco della scienza ne assorbirà la maggior parte. Si attuano tutte le perplessità sulla cementificazione dell’area e eccessivo consumo di suolo agricolo presenti nel rapporto ambientale della VAS dell’ADP del 2011. La proposta di insediamento dell’Ospedale Galeazzi va contro alle indicazioni del rapporto.

5 febbraio 2017: Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione della Università Statale approvano i requisiti per la parte del masterplan relativa alla Statale, preparati con una consulenza del Politecnico di Milano.

14 aprile 2017: Arexpo invia le lettere di invito a tre concorrenti che hanno superato i criteri di qualificazione del bando, l’italiana Coima, la francese Stam e l’australiana Lendlease. Il termine di consegna delle offerte è il 31 luglio 2017, a ottobre verrà individuato il vincitore che dovrà redigere il masterplan e pagare una concessione annua per le aree, oltre a dare la consulenza a Arexpo per le partiche urbanistiche che prevedono l’approvazione di un Programma Integrato di Intervento da parte delle giunte comunali di Milano e Rho. La Statale dovrà trovare un acquirente per gli edifici che lascia in Città Studi per i 130 milioni previsti.




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Re: Il peccato originale: storia dei terreni Expo
27/04/2017 Gianluca Bozzia
GRAZIE MICHELE! Quindi il parere dei cittadini (referendum) e dei loro eletti (AdP 2011) e quello tecnico dell'Arpa non contano e neppure l'indice 0,52 viene mantenuto. Hanno contato Formigoni (e gli interessi fondazione fiera) e Renzi (e la vaga visione di Vago?), in base a logiche lombarde e nazionali, ma senza la cura nella gestione adeguata delle dinamiche e degli interessi locali. Mi chiedo se possa esserci buona amministrazione e qualche successo senza armonizzare questi diversi livelli. Grazie ancora!


Re: Il peccato originale: storia dei terreni Expo
26/04/2017 Sergio Brenna
Se tutta l'edificabilità privata generata dall'indice 0,60 mq/mq (cioè circa 600.000 mq di slp) finisce sui 200.000 mq residui non usati per parco, Statale e HT, la densità fondiaria è di 9 mc/mq, doppia di quella media dei quartieri circostanti.


 
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