Human Technopole, una scelta tra pochi intimi?

Dopo l'assemblea pubblica in zona 3 all’Auditorium in via Valvassori Peroni con il presidente di Arexpo e rettore del Politecnico Azzone e con il rettore della Statale Vago sul trasferimento da Città Studi delle facoltà scientifiche all’area Expo, vale la pena di domandarsi cos’è il progetto Human Technopole.


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HumanTechnopole

L’occasione per prendere in considerazione e comprendere meglio gli aspetti del progetto Human Technopole, destinato a rivitalizzare l’area Expo, mi è stata offerta dal convegno organizzato alla società Umanitaria lo scorso lunedì 14 novembre da Francesca Forte della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) CGIL, con lo scopo di aprire un dibattito sulla scelta di Human Technopole quale destinatario nei prossimi anni della maggior parte dei fondi italiani per la ricerca e lo sviluppo scientifico e tecnologico.

Il governo ha deciso di stanziare 150 mln l’anno per i prossimi 10 anni, impegnando così i contribuenti italiani a versare una cifra intorno a 1,5 miliardi di euro ad un ente privato. Una scelta fatta impegnando una cifra ragguardevole senza interpellare il mondo scientifico, le università e gli enti pubblici di ricerca e sviluppo italiani. Stupisce che, a parte gli interventi della senatrice Elena Cattaneo, dell’astrofisco Giovanni Bignami e di pochi altri, a seguito di questa scelta non sia stato avviato alcun dibattito pubblico di largo respiro.

Il progetto Human Technopole nasce da una proposte del direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) Cingolani al ministro Martina, fatta propria dal primo ministro Renzi. L’Iit, ente privato con sede centrale a Genova, creato nel 2003 dall’allora ministro delle Finanze Tremonti, ha ricevuto 50 mln di euro nel 2004 e poi ogni anno dal 2005 ad oggi circa 100 mln all’anno di soldi pubblici, sinora più di un miliardo di euro.

Il progetto “petaloso”, a detta di Renzi, proposto dall’Iit prevede la realizzazione di sette centri di ricerca destinati ad occuparsi di salute, nutrizione, “big data”, nanotecnologie, robotica, ecc, coinvolge altri istituti di ricerca nazionali ed esteri e ha l’ambizione di richiamare in patria i ricercatori italiani emigrati all’estero in cerca di migliori fortune e di assoldare i migliori talenti disponibili sul mercato, senza dover rispettare i limiti di spesa e le procedure a cui è costretto il settore pubblico.

Sono intervenuti Dario Guarascio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Arianna Censi, vicesindaco della Città Metropolitana Milano, Mario Agostinelli, un passato come ricercatore presso ENEA, ora presidente di Energia Felice, associazione per la promozione delle energie rinnovabili e membro del Forum Sociale Mondiale, Maria Agostina Cabiddu, professore al Politecnico di Milano e docente alla Cattolica di Milano, Giuseppe De Nicolao, professore alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Pavia e animatore del sito ROARS(Return On Academic Research), Massimo Florio, professore di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Economia e Scienza delle Finanze della Statale, Francesco Sinopoli, segretario nazionale FLC CGIL.

Non abbiamo qui lo spazio per riferire gli interessanti contenuti trattati dai relatori e citeremo solo gli spunti principali che abbiamo colto durante il convegno, introdotto dalla giovane curatrice Francesca Forte di FLC, che ne ha motivato ragioni e obiettivi.

Il progetto Human Technopole riguarda non solo chi vive e lavora in zona Città Studi, stante il concomitante previsto trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale a Expo, ma l’intera Città Metropolitana di Milano, per l’importanza degli stanziamenti previsti in un settore di vitale importanza come quello dell’innovazione e della ricerca. Settore costituito essenzialmente dalle università e dagli enti di ricerca pubblici, che ha subito dal 2008 tagli e drastiche riduzioni. Al deficit di finanziamenti va poi aggiunta l’assenza di garanzie, sia sul piano economico, che normativo per quei giovani che vogliono dedicarsi ad un'attività nel campo della ricerca. Tagli che hanno indotto una crisi e avviato un declino strutturale del sistema universitario pubblico italiano, analizzato e dettagliato nella corposa relazione di Dario Guarascio. E nonostante questo il sistema, a cui viene attribuita scarsa efficienza, eccesso di burocrazia, assenza di meritocrazia, è stato capace di produrre ancora risultati di eccellenza in campo internazionale e ha dimostrato un buon tasso di produttività se raffrontato con altre rinomate istituzioni estere e in proporzione con lo stesso Iit.

Dopo la fugace apparizione di Arianna Censi, che non ha toccato l’argomento Human Technopole, sono state messe in evidenza dai relatori una serie di preoccupazioni, largamente trascurate dalla stampa e dall’informazione generalista, meritevoli di attenta considerazione da parte della cittadinanza e di dibattiti e confronti aperti e trasparenti. E invece si prendono decisioni dall’alto verso il basso, contrariamente a quello che dovrebbe succedere. Si annullano i meccanismi di controllo e vigilanza per procedere ad una sorta di privatizzazione della ricerca, sostenuta quasi interamente però da contributi pubblici. Non si vuol affatto mettere in discussione l’opportunità di dare impulso alla ricerca scientifica e tecnologica, ma la scelta di far gestire ad un soggetto terzo progetti e programmi, togliendo l'autonomia decisionale che deve competere alle università e agli enti istituzionali a ciò preposti.

L’area Expo è inserita in un sistema integrato di mobilità, è dotata di infrastrutture certamente da valorizzare, e ben si presta ad esempio alla creazione di un Parco Scientifico e Tecnologico che consenta la necessaria integrazione tra Ricerca&Sviluppo e tessuto industriale da riconvertire e incentivare, adeguato alla caratteristiche locali e nazionali, sopperendo alla cronica mancata integrazione in Italia tra il mondo della ricerca e quello dell’industria.

Mentre si celebra il dogma dell’eccellenza basato su criteri di valutazione che non hanno attinenza con riscontri effettivi dei presupposti, si mantengono in essere pratiche burocratiche che impediscono un funzionamento almeno normale delle università e con queste motivazioni si preferisce accantonare il problema rivolgendosi al privato, in quanto svincolato dagli impedimenti di ordine burocratico, che intralciano il pubblico.

Queste in estrema sintesi le conclusioni dopo l’ascolto degli argomenti esposti dai relatori.

Al termine del dibattito è intervenuto il professor Petroni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) rammentando la felice esperienza vissuta partecipando alla realizzazione del Parco Scientifico e Tecnologico di Trieste, avviato nel corso degli anni ‘80, esempio positivo di integrazione multidisciplinare tra ricerca, sviluppo e industria.

Quale considerazioni personali trarre? Non riesco a spiegarmi come sia ammissibile che si debba indire una gara per assegnare 1000 euro di denaro pubblico e si possano concedere 1,5 miliardi di euro senza alcun bando.

Evidentemente si parte dalla presupposizione che il pubblico funziona male, non è efficiente, è inadeguato alle necessità presenti, mentre il privato è di per sé in grado di dare migliori risultati, le stesse valutazioni che in Lombardia hanno costituito le premesse del sistema sanitario lombardo voluto da Formigoni, il privato è bello e funziona meglio del pubblico. Ne abbiamo visto gli esiti.


Tags:
Expo, ricerca, università

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Re: Human Technopole, una scelta tra pochi intimi?
18/11/2016 ENNIO GALANTE
Un anno fa circa ero già intervenuto sulla questione del trasferimento delle facoltà scientifiche da Città Studi al Km di Cemento ex Expo. Adesso si è aggiunta la questione Human Technopole. Sul primo problema ripeto in sintesi la mia posizione di ex universitario e CNR: mi sembra molto sbagliato lo svuotamento per "mettere qualcosa" sugli avanzi di Expo. Sbagliato perchè in Italia ed in Europa le università erano e sono una importante componente delle città (a differenza degli USA che non hanno un millennio di storia-cultura urbanistica). Certamente il campus di Palo Alto - Stanford Univ. è molto bello. Ma non è in Europa!
Quanto a Human Technopole osservo che in Italia ci sono centri di eccellenza oltre che in alcune università anche nell'INFN, nel CNR, ecc. Allora perchè inventare un centro privato, quando si potrebbe irrobbustire le eccellenze già esistenti ? Che con questa operazione verranno lasciate a languire o peggio ?


Re: Human Technopole, una scelta tra pochi intimi?
17/11/2016 Gianluca Bozzia
Che Human Technopole sia faccia a Milano coordinato da IIT, passi. Che tutti quei soldi vadano assegnati senza gara né concertazione, meno. Ma quello che fa pena è che ancora siamo a parlare di ipotesi sull'area expo dopo 8 anni e 8 mesi dall'assegnazione del 31 marzo 2008 e oltre un anno dopo la fine. Sai come ci sono già passati sopra i coreani, gli americani, i francesi, i tedeschi, i giapponesi anche nella ricerca mentre noi discutiamo..Qualcuno ha notato che in Giappone una voragine in una strada è stata rimessa a posto perfettamente in qualche giorno? A Lambrate per fare uno svincolo ci hanno messo tre o quattro anni! Ma dove andiamo?


 
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