Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3

Abbiamo voluto intervistare Sara Rossin per raccogliere la testimonianza di chi ha speso tanti anni come consigliera nelle istituzioni milanesi, in Provincia e nella Circoscrizione di Zona e si appresta a terminare il suo incarico di vicepresidente del Consiglio di Zona 3. ()

2015.10.29   Sara presiede il CdZ


Sara Rossin è nata, vive e risiede da sempre a Milano. Dopo il diploma magistrale e una laurea mancata in matematica, per esigenze famigliari, ha iniziato a lavorare nel 1971 come insegnante elementare, e insegnato sino alla pensione maturata nel 2007. Nel 1971 si è iscritta al PCI, poi DS, poi PD, e da allora si è impegnata prima nel sindacato e poi in una lunga attività politica svolta all'interno delle istituzioni locali. Al termine del suo mandato come vicepresidente di Zona 3, ci è sembrato doveroso raccogliere la testimonianza di chi ha saputo, a nostro avviso, interpretare il mandato di rappresentanza con spirito di servizio nell'interesse della comunità.



D. Parlaci della tua esperienza dopo una così lunga attività in zona 3, diciamo gioie, se ce ne sono state, e dolori.

Nei primi anni, dal 1990 al 1992, essere consigliere di zona dava qualche soddisfazione perché il Comune emanava “delibere quadro” che definivano i criteri con i quali i Consigli di Zona potevano esercitare le loro specifiche competenze. All’interno di quei “criteri” i Consigli di Zona prendevano decisioni in merito, per esempio, alla manutenzione delle scuole e del verde zonale stipulando loro stessi contratti con piccoli artigiani e cooperative.

Dal 1993, con il sindaco Formentini e poi con tutti quelli successivi, i poteri decisionali dei Consigli di Zona sono andati via via calando. Sono stati relegati a ruoli esclusivamente propositivi con la possibilità di rilasciare pareri, nemmeno vincolanti. In quegli anni abbiamo assistito, senza nemmeno venirne informati, a “svendite” del patrimonio comunale in zona.

Come l’assegnazione (durante il mese di agosto) della scuola media di via Pini alla scuola Steineriana voluta da Veronica Lario con un processo di “secessione” dalla scuola Steineriana originaria per “accogliere” i figli suoi e di Silvio Berlusconi, che entravano ed uscivano da due ingressi diversi dove stazionavano permanentemente le auto delle loro scorte.
O come l’assegnazione della scuola media di via Pisani Dossi (quartiere Feltre) alla “Sir James School”, scuola inglese che ha modificato l’edificio come ha voluto, sulla base di un rapporto diretto con il Comune, senza alcun coinvolgimento della zona e del quartiere.
O come la cessione gratuita al Politecnico di tutto il tratto della via Pascal antistante il Centro Sportivo Giuriati, che infatti ancora oggi è chiusa da sbarre ed è un parcheggio riservato al Politecnico.
Tre begli esempi di disprezzo da parte del Comune. La Lega ha voluto dimenticarli, ma l’accentramento è partito da qui.

E dopo, nonostante il “regolamento Lucchini” emanato nel 1997 a fine mandato della giunta Formentini per riconoscere un certo grado di autonomia alle zone, mai applicato dalle successive giunte Albertini e Moratti, è stato tutto un precipitare verso l’impotenza. L'ansia e le preoccupazioni principali sono state quelle di riguadagnare l’autonomia perduta. Su questo, la giunta Pisapia ha attuato alcune timide e parziali assegnazioni di “deleghe”, sempre comunque sottoposte all’approvazione dei Settori centrali.

D. Ti ripresenti alle prossime elezioni amministrative?

No. Anche se volessi non potrei ricandidarmi, perché lo Statuto del mio partito non prevede la possibilità di essere eletti per più di due mandati consecutivi, salvo deroga. E io la deroga l’ho già avuta nel 2011, oggi non è più possibile un’ulteriore deroga.

D.Il tema della partecipazione era stato uno dei punti forti della campagna elettorale di Pisapia, ma come cittadino non mi pare le premesse siano state rispettate come si doveva, sei d'accordo?

Sì, sono d’accordo. Però.

La “partecipazione” è una cosa seria e non può ridursi a essere il brontolio e la protesta sempre e comunque, spesso senza nemmeno aver piena contezza delle questioni aperte.

E nemmeno il gioco a “chi grida di più ha ragione”.
Né l’esercizio di un potere indiscutibile da parte di comitati “spontanei” che nascono solo per difendere interessi particolari con il criterio di “non nel mio giardino” o per sostenere progetti particolari relativi solo al “proprio giardino”.
Né il disprezzo delle procedure, delle regole democratiche e degli strumenti con i quali esercitare i propri diritti, senza dimenticare i propri doveri.

La “partecipazione” è una cosa seria. Parte dal diritto/dovere di informare, di informarsi e di approfondire; continua con il confronto sulle necessità e gli obiettivi; prosegue con l’elaborazione collettiva delle proposte e con l’individuazione delle corrette modalità di azione; si esercita con e nelle Istituzioni centrali e soprattutto decentrate.
Ed è possibile solo se è chiaro quale livello istituzionale ha il compito e la responsabilità di decidere e su quali materie, senza sovrapposizioni tra i diversi livelli istituzionali.

Inoltre l’Istituzione che ha il compito di decidere, deve avere le risorse necessarie per farlo, sia in termini di personale che in termini economici. Detto questo, l’amministrazione Pisapia ha operato scelte e azioni di governo corrette e anche coraggiose in più occasioni.

 erò, relativamente alla partecipazione dei cittadini, ha svolto in modo insufficiente il compito che si era dato.

Perché soprattutto all’inizio (ma in sostanza per tutto il mandato) ha volutamente ignorato il ruolo dei Consigli di Zona “istituiti per promuovere la partecipazione dei cittadini alla formazione e all’attuazione dei provvedimenti che interessano le singole zone” (vedi lo Statuto del Comune di Milano all’articolo 92 comma 1 della versione in vigore fino a qualche settimana fa) e ha puntato su una partecipazione che definirei “plebiscitaria”, molto utile a consolidare il consenso in un rapporto diretto tra Cittadini e Giunta Comunale. In questo modo si è dato il via a grandi progetti e a ripetuti “rifacimenti e abbellimenti” del centro cittadino, ma si sono ignorati tutti i progetti più piccoli ma più partecipati che venivano dalle zone.

Un esempio recente di questo atteggiamento è il cosiddetto “bilancio partecipativo” che, mettendo a disposizione un milione di euro in lavori pubblici per ogni zona da destinare a progetti formulati dai cittadini e votati direttamente on-line, ha escluso tutte le opere proposte dai Consigli di Zona, frutto di lavori di Commissione lunghi e partecipati. Ricordo che i Consigli di Zona erano Istituzioni votate dai cittadini a suffragio universale e che le Commissioni dei Consigli di Zona erano pubbliche e sono state l’unico ambito a disposizione dei cittadini per intervenire, proporre, confrontarsi e partecipare davvero alla formulazione di progetti sul territorio della zona.

In sostanza, l’Istituzione decentrata nata per costruire la partecipazione è stata scavalcata e ignorata.

In questo quadro, l’amministrazione Pisapia non ha assegnato alcuna competenza esclusiva ai Consigli di Zona. Anche le poche deleghe deliberate dalla Giunta sono rimaste fino all’ultimo sottoposte all’approvazione degli Uffici centrali: il Consiglio di Zona non ha potuto decidere perché non ne ha avuto né il potere né le risorse, ha potuto solo, forse con qualche autorevolezza in più, continuare a chiedere.

Aggiungiamo che il bilancio del Comune, nonostante le numerose e reiterate promesse degli ultimi quindici anni, non è stato mai articolato per zone. Solo due settori centrali (quelli che hanno organizzato i loro uffici con i responsabili di zona: manutenzione del verde e arredo urbano e edilizia scolastica) hanno fatto sapere negli ultimi anni il proprio stanziamento interno dedicato a ogni zona. In questi due ambiti abbiamo avuto qualche voce in capitolo, concordando priorità ed interventi con il responsabile di zona e, attraverso lui, con i settori centrali.

Persino i MAAP (Mandati Anticipazioni Attività Promozionali) e i Contributi a disposizione delle zone per le iniziative e per il sostegno alle attività delle associazioni ci sono stati centellinati tutti gli anni con il sistema delle shorts lists per dodicesimi: la certezza dei fondi disponibili c’è stata solamente tra settembre e novembre di ogni anno, con l’impegno a deliberarne l’uso entro i primi giorni di dicembre. Questo vuol dire nessuna possibilità reale di programmare le iniziative: siamo stati costretti a “navigare a vista”.

Molto carente è stata l’informazione necessaria al nostro lavoro. Tante e tante volte la Giunta ha assunto delibere riguardanti la zona senza coinvolgerci e spessissimo senza neppure informarci a cose fatte. Quasi sempre abbiamo dovuto rincorrere le informazioni e chiedere documentazioni, come nel caso del Centro Balneare Romano o di molti provvedimenti edilizi di qualche importanza. Le sole eccezioni sono relative al Bando Crespi, nel quale siamo riusciti a metterci nella condizione di essere coinvolti fin dal principio, e ai diversi regolamenti, come quello del verde o della tutela animali, cosa che peraltro era doverosa in termini normativi.

Infine, la macchina amministrativa comunale è rimasta accentrata e accentratrice come prima e la macchina amministrativa zonale assolutamente insufficiente. Del resto, ancora oggi un impiegato comunale mandato in zona si sente “castigato”, figuriamoci un funzionario o un dirigente !

Nella sostanza, il processo del decentramento non si è mai avviato e quello di costruzione delle Municipalità è partito a meno di un anno dalla scadenza del mandato, mentre avrebbe dovuto essere uno dei primi (se non il primo) provvedimento da assumere, insieme a quello di costruzione della Città Metropolitana!

D.Per rendere praticabile in concreto la partecipazione dei cittadini, condizione inderogabile per la democrazia, occorre che l'istituzione sia prossima e accessibile. I Consigli di Zona hanno saputo svolgere questa funzione sinora, tenuto presente il distacco, per non dire disgusto verso la politica?

Sì, secondo me l’hanno svolto. Ovviamente lo posso affermare di certo per il Consiglio di zona 3, che conosco ovviamente meglio degli altri.

Le commissioni del CdZ 3 sono state sempre aperte e attente alla partecipazione dei cittadini; hanno prodotto insieme a loro numerose proposte di delibera; alcuni presidenti di commissione hanno svolto su sollecitazione e con i cittadini numerosi sopralluoghi, hanno partecipato e spesso costruito incontri pubblici nei quartieri. Insomma, non si sono accontentati di “aspettare” i cittadini desiderosi di partecipare, ma sono andati a cercarli e sollecitarli.

Basti pensare alle questioni relative alla Piscina Ponzio, a Lambrate e alla via Conte Rosso, al disagio dei “quartieri dimenticati”, alle trasformazioni attese nelle grandi aree dismesse di Lambrate e all’Ortica, al progetto in atto del Campus Città Studi che è potuto partire solo dopo la pedonalizzazione della piazza fortemente voluta da questo Consiglio di Zona, e via elencando.

Sulla base di questa dedizione e disponibilità, il Consiglio di Zona ha potuto svolgere un lavoro secondo me grande e articolato, che provo qui, in disordine, a ricordare:
- interventi/proposte di riqualificazione dei parterre alberati (Castel Morrone, Ampère, .ecc..)
- miglioramento dei grandi progetti urbanistici come PII Galotti ex Colombo, PII ex De Nora, PII Rizzoli 37, ...
- blocco del parcheggio di piazza Bernini, realizzazione del parcheggio di Rio de Janeiro, pedonalizzazione di piazza Leonardo da Vinci lato Politecnico, chiusura al traffico privato del Parco Lambro, sviluppo del bike-mi e del car-sharing, promozione del piedibus in varie scuole, ...
- nuovi servizi alla persona: asilo nido e scuola materna al Rubattino, sportelli di vario genere (contro le ludopatie, per i precari, di consulenza legale, ...)
- creazione del campo da rugby a fruizione libera "Cesare Ghezzi", altri interventi a carico del Comune nel Centro Sportivo Crespi, ridefinizione del progetto di riqualificazione del Centro Balneare Romano, nuovo impianto di skate che sta per partire al Rubattino, rifacimento del campo da pallacanestro che sta per partire in piazza Aspromonte, nuovi campi basket e calcetto a fruizione libera al Rubattino, area per l'agility dog a fruizione libera al Parco Lambro, ...
- quattro edizioni di "Un miglio di sport" in Buenos Aires, il mercato di via Lecco, i sabati di Lambrate, le stagioni della scienza e della cultura, Zona Teatrale, diversi spettacoli di vario genere all'Auditorium, ...
- promozione di attività commerciali sostenibili come quella del Coldiretti in Buenos Aires, il mercato agricolo in Francesca Romana e in piazza Durante, la ridefinizione dei mercatini natalizi e delle feste di via e di quartiere,

E tante altre iniziative che vanno dalla installazione di due case dell'acqua alla pulizia dai writing vandalici sui muri degli edifici privati e scolastici, alla sistemazione di campi gioco,di aree cani, al sostegno agli anziani, alla difesa dell'ambiente e del verde, che ora è troppo lungo ricordare nel dettaglio.

D.Il nuovo regolamento dei municipi sarà in grado di recuperare in qualche misura la distanza che separa il cittadino dalle istituzioni?

Dal mio punto di vista le modifiche dello Statuto del Comune di Milano, del Regolamento per l’elezione dei Municipi e il Regolamento dei Municipi sono soltanto il passo preliminare e la condizione che rende possibile l’articolazione del Comune in Municipi dotati di competenze specifiche ed esclusive.

Questo è il compito principale ed essenziale del prossimo mandato. Se riusciremo a svolgerlo potremo davvero “spacchettare il Comune di Milano e dare vita a una vera e propria “Milano Città Metropolitana”.

Il Regolamento dei Municipi ha bisogno di parecchi provvedimenti politici e amministrativi per essere attuato, e ha bisogno di una riorganizzazione drastica della “macchina amministrativa” del Comune in direzione di una sua distribuzione sui nove territori. Comprese alcune situazioni particolari, come quella della Polizia Locale, tanto per fare un esempio, che deve mantenere una sua unitarietà ma deve anche articolarsi con un Comando per ogni Municipio, dotato di una certa autonomia organizzativa e di intervento.

Questo Regolamento deve uniformare i Municipi cittadini ai Comuni del resto della Città Metropolitana. Riuscirà a ridurre la distanza tra cittadini e Istituzioni? Spero e credo di sì. La condizione essenziale però, come ho già detto, è che i Municipi abbiano competenze proprie ed esclusive, cioè che possano assumere decisioni operative. Perché la partecipazione deve essere “condivisione di decisioni” e non solo di speranze e di richieste. Perché i consiglieri municipali conoscono il proprio territorio e i propri concittadini. Perché il cittadino che segnala un bisogno o un problema ha diritto ad avere una risposta fattiva, non solo una pacca sulla spalla.

D.Hai qualche consiglio da dare a coloro che faranno parte del nuovo Municipio?

Credo che i miei consigli siano superflui, ma vorrei ricordare che quello di consigliere e amministratore locale è un ruolo “di servizio” alla collettività del Municipio.

Indispensabili sono la disponibilità all’ascolto e al confronto, la capacità di distinguere gli interessi particolari da quelli generali, la costruzione partecipata di risposte utili e positive per l’intera collettività.
Non basta cambiare nome ai Consigli di Zona perché diventino davvero Municipi: i Municipi sono tutti da costruire nel prossimo quinquennio.
     


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Re: Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3
21/04/2016 gabriele mariani
Sulla partecipazione ci sarebbe molto da dire come pure sull'attuazione del decentramento così come declinata da questa giunta uscente nell'ultima delibera.
Raccontiamolo con coraggio e trasparenza ai nostri elettori, glielo dobbiamo.

Un grazie a Sara per il suo lavoro e l'impegno che ci ha messo in questi anni.


Re: Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3
21/04/2016 Pierangelo
Carissima Sarà, condivido e lo sai ogni parola della tua intervista in particolare per quel che riguarda la partecipazione. I CdZ sono stati volutamente esclusi dai processi decisionali per difendere la volontà di accentramento sia della parte amministrativa che politica.
Per quel che riguarda te, da te ho imparato tutto e la mia stima e affetto nei tuoi confronti sono grandissimi.
È' stato davvero anche pe me un privilegio lavorare al tuo fianco in questi anni.


Re: Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3
21/04/2016 Gianluca Bozzia
Onore all'imegno e al merito, Sara. Purtroppo le considerazioni sul decentramento e sulla mancata eredità positiva di un'amministrazione guidata da un avvocato, potenzialmente competente in materia, sono condivisibili. Come sarebbe stato utile, oltre che giusto, in un fase di passaggio alla città metropolitana! Che ruolo di guida e modello saremmo potuti essere ora per le altre città metropolitane, se nel 2011 ci fosse stata una chiara e determinata volontà politica e dal 2015 si fosse focalizzato il tema con gli altri 182 comuni della ex provincia. Che eredità per i prossimi 30/50 anni, avere un assetto funzionale policentrico su scala metropolitana. Niente, invece, se non una qualche regolamentazione tardiva ed incompleta.


Re: Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3
21/04/2016 Sara Rossin
Ciao Dario. La stima è reciproca: ho lavorato bene con te. Tu lavori con impegno e con passione, sai ascoltare con attenzione e suscitare la partecipazione, sei sul territorio davvero (tutto, non solo quello del tuo quartiere come molti altri) e "ci metti la faccia": sei bravissimo. Sapevi già e hai imparato molto, ma è tutto merito tuo. Anch'io ho imparato molto da te. Sono io che ti ringrazio e, se ti serve, io ci sono sempre. Buon lavoro!


Re: Intervista a Sara Rossin, vicepresidente del Consiglio di Zona 3
21/04/2016 dario
cara Sara, grande privilegio lavorare questi anni con te
Spero di aver imparato qualcosa ;-)


 
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