A Lambrate Rete Milano dà sostegno a migranti e profughi in transito

Ai migranti che dall’inferno delle varie rotte transitano per Milano verso altre mete l’associazione Rete Milano offre una doccia, cibo, abbigliamento e sacchi a pelo per il gelo della notte. ()
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Un gruppo di amici, diversi per estrazione sociale, provenienza culturale ed ideologica, chi in pensione, chi studente, chi ancora impegnato nel lavoro, nell’ottobre 2020 ha dato vita a Rete Milano, una odv (organizzazione di volontariato) che opera a favore di profughi in arrivo a Milano, in particolare di quelli provenienti dalla rotta balcanica.

Incontro Silvana Sgarioto, volontaria di Rete Milano che mi racconta la storia e le attività dell’associazione.

Le quattro donne all’origine di questa impresa, mi spiega Silvana, si sono conosciute e hanno cominciato a collaborare come volontarie di diverse associazioni ai tempi della gravissima crisi siriana. Da allora l’emorragia di profughi da diversi paesi non è mai finita e si sono aggiunti altri esodi dal continente africano, dal Pakistan, dall’Afghanistan e dall’Iran. Più recentemente dall’ Ucraina in fiamme dal febbraio scorso.

La rotta balcanica, propriamente detta, comprende il tratto di circa 2300 chilometri dalla Turchia a Trieste attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia e Slovenia, quindi sei o sette confini diversi. È una rotta che non desta il clamore mediatico dei barconi che affondano davanti alla Libia e sembra non interessare all’Europa. I media hanno cominciato a parlarne solo da poco. Si tratta di ragazzi, famiglie con bambini piccoli, minori soli in arrivo dopo un viaggio di mesi o addirittura anni durante il quale subiscono respingimenti, aggressioni e violazioni gravi dei loro diritti. Quelli intercettati da Rete Milano sono per l’ottanta per cento afgani, per il resto iraniani, curdi, siriani. Sono tutti molto provati fisicamente e psicologicamente. Rete Milano ha fatto una scelta di campo a favore di questi migranti da quando il problema si è palesato con tutta la sua violenza e vergogna.

Perché avete scelto di aiutare proprio i “transitanti”?

A questi profughi Milano non offre nessun punto di accoglienza e di ristoro. Il nostro aiuto quindi colma il vuoto lasciato dalle istituzioni che non rispondono alle richieste di aiuto della nostra e di altre associazioni. Non considerano il passaggio di queste persone per Milano una emergenza e non ripropongono il modello di accoglienza sperimentato nell’hub di Sammartini, anche se i profughi di oggi hanno gli stessi bisogni dei profughi siriani che arrivavano dieci anni fa.

Il passaggio della frontiera dalla Bosnia alla Croazia e l’arrivo in Slovenia è definito dai migranti il game, ma non è per niente un gioco, anzi si può considerare uno dei momenti più rischiosi e impegnativi di tutto il viaggio. Non è facile perché la polizia croata dà ai migranti una caccia spietata, finanziata da fondi europei, con sensori termici, droni, elicotteri o, più semplicemente, con cani addestrati, aiutata da orde neonaziste di cittadini comuni che hanno fatto della caccia al profugo il loro sport preferito. Alcuni tentano anche dieci, venti volte prima di riuscire. Spesso vengono respinti dopo essere stati derubati di tutto, dai pochi soldi al cellulare, alle scarpe e alle giacche ed essere stati picchiati o torturati con ferri roventi.

Chi non ha i soldi per farsi portare da passeur, così si chiamano gli organizzatori degli attraversamenti clandestini dei confini, e riesce a sfuggire ai controlli cammina per quindici/venti giorni per raggiungere la Slovenia dalla Bosnia (300 km circa). Ma una volta arrivati spesso non è finita. Contro ogni diritto internazionale molti, ormai a pochi passi da Trieste, sono respinti nuovamente in Bosnia. I più fortunati che arrivano a Trieste sono quindi dei sopravvissuti. Arrivano senza niente perché per affrontare il game abbandonano le poche cose che hanno. Anche in inverno molti hanno addosso solo una t-shirt o una felpa leggera. Lorena Fornasir, anima dell’associazione Linea d’Ombra e attivista a Trieste, con la quale siamo costantemente in contatto, documenta instancabilmente sulla sua pagina facebook lo stato delle persone in arrivo dalla Croazia. Hanno i piedi piagati dai chilometri percorsi con scarpe fradice e sfondate e sul corpo le punture di insetti, le ferite dei rovi della foresta croata o i segni delle torture della polizia croata. Sono stanchissimi, chiedono di riposare, poter fare una doccia e cambiarsi. Altri migranti, moltissimi minori soli, arrivano da Patrasso nascosti su camion imbarcati sulle navi che fanno scalo nei porti del Centro e del Sud Italia.

Come fanno questi profughi a conoscervi e a contattarvi?

Attraverso la pagina facebook di Rete Milano, la stessa sulla quale chiediamo di scrivere agli amici e ai donatori che vogliono sostenerci visto che non godiamo di nessun finanziamento pubblico (www.facebook.com/ReteMilano/). Il link viene loro fornito da amici già passati o dai volontari dai quali ricevono un aiuto lungo la rotta balcanica o a Trieste. A loro Rete Milano offre uno spazio di ristoro con la possibilità di una doccia e un cambio di abiti presso il nostro guardaroba solidale aperto tutti i giorni in zona Lambrate, ospitato nello scantinato di una palazzina di proprietà della famiglia di Fausta Omodeo, la nostra presidente: in uno spazio chiuso, in fondo al giardino della palazzina, ci sono due comodi bagni con spogliatoio dove i migranti possono fare una doccia e cambiarsi. Forniamo abbigliamento, kit igienici, sacchi a pelo, zaini dove custodire i pochi averi e scarpe comode per continuare il viaggio. Spesso li rifocilliamo perché non mangiano da giorni e li medichiamo. Offriamo farmaci da banco e presidi medici per piccole medicazioni. Cerchiamo una sistemazione per la notte. Il nostro guardaroba e le nostre docce sono disponibili anche per italiani fragili e stranieri stanziali, con e senza fissa dimora, in uno stato di grave disagio sociale. I cittadini italiani e stranieri che si rivolgono a noi per una doccia spesso ci chiedono aiuto anche per i documenti o il lavoro. Cerchiamo quindi di capirne i problemi e di facilitarne l’inserimento sociale e l’integrazione indirizzandoli ai servizi competenti del Comune o di associazioni del terzo settore con le quali c’è ormai una stretta collaborazione. Presto ci trasferiremo in una sede più comoda e ampia in via Trentacoste.

Puoi darci idea di quante persone avete aiutato?

Nel periodo maggio-settembre 2022 abbiamo aiutato più̀ di settecento profughi, il 10 per cento di loro erano minori soli. Per 536 di loro siamo stati in grado di trovare accoglienza per una notte presso dormitori convenzionati con il Comune (non accessibili per i minori soli non accompagnati) e grazie

ad una rete diffusa di volontari disponibili ad accogliere nelle proprie case. Il grande problema è che ora non esistono più nemmeno quei pochi posti in convenzione con il Comune. Per l’accoglienza notturna a questo punto restano solo i privati. E questo in una città come Milano è scandaloso e inaccettabile. Quasi tutti i migranti in transito ripartono verso altri paesi europei. In media solo una persona su 200 ci chiede aiuto per potersi fermare in Italia.

Una nostra Unità di strada di ragazzi della parrocchia di San Barnaba al Gratosoglio, coordinata da Don Giovanni Salatino è presente in Stazione Centrale tutti i martedì̀ sera dalle 20 alle 23 e soccorre fornendo cibo, bevande calde e sacchi a pelo. Negli altri giorni della settimana rispondono agli appelli, a turno, volontari organizzati in piccoli gruppi. In un anno e mezzo di attività̀ sono stati distribuiti circa 250 sacchi a pelo.

Avete accolto anche profughi ucraini?

Sì, già dalla primavera scorsa ma non da soli, Rete Milano è aperta alla collaborazione con altre realtà del terzo settore. Insieme a Aiutility (associazione fondata nel marzo 2020 da Maria Cristina Campanini, medico di base, per fornire cibo e aiuti concreti alle famiglie in difficoltà), Milano Sospesa (un gruppo informale di volontariato) e alla parrocchia San Barnaba di Gratosoglio abbiamo dato accoglienza a quindici nuclei composti per lo più da mamme con figli o donne sole prima in famiglia, poi in appartamenti autonomi di cui abbiamo sostenuto tutte le spese, dall’affitto alle utenze impegnandoci in questo sforzo finanziario, per noi immane, fino alla fine dell’anno, grazie a donazioni generose ma sporadiche e non continuative. Dieci di questi nuclei sono nel frattempo andati via (alcuni sono tornati in Ucraina, altri si sono spostati in diversi paesi europei). Siamo in contatto con le istituzioni perché possano offrire ospitalità dopo il 31 dicembre ai cinque nuclei familiari rimasti.

Abbiamo inoltre organizzato due spedizioni di generi di prima necessità a Selemet, al confine tra Moldavia e Ucraina, e contribuito finanziariamente a sostenerne una terza a Siren, in un campo profughi al confine tra Romania e Ucraina.

Altre attività di Rete Milano che vorresti segnalare?

Nell’ultimo anno abbiamo fatto dieci incontri in scuole elementari, medie e superiori.

Ci sembra importante informare e sensibilizzare i più giovani al tema delle migrazioni: “Chi sono queste persone che scappano dai loro paesi? Perché scappano? Quali vie percorrono per arrivare in Europa, quali difficoltà incontrano durante questi lunghissimi viaggi?”

Il tema viene trattato con una presentazione in power point di circa 40 minuti al termine della quale raccontiamo la storia di alcuni ragazzi o di famiglie aiutate dalla nostra associazione.

Con i ragazzi più grandi proviamo a smontare stereotipi e fake news nella narrazione e nella rappresentazione mediatica delle migrazioni e documentiamo le violazioni dei diritti dei migranti da parte dell’Unione Europea (convenzione di Ginevra, convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del mare, Convenzione Sar, Diritto di chiedere Asilo). Siamo disponibili a interventi nelle scuole che volessero invitarci.


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