Periferia ovvero qualità della vita a portata di famiglia

Nella visione comune la periferia evoca convenzionalmente marginalità e disagio. Ma è poi sempre così o da qualche parte qualcosa sta cambiando? ()
mappa zonaRispetto ai grandi centri abitati, le periferie sono gli approdi, spesso fatiscenti, dei flussi migratori, del boom economico prima, dello straniero, in fuga da qualcosa o in cerca di qualcosa, poi.

La sua definizione formale e geografica però è, a guardar bene, sempre più sfuggente, a cominciare dalla topografia, che ha visto di decennio in decennio le città ingrandirsi e le periferie avvicinarsi sempre di più al centro, diventandone parte attiva in alcuni casi o comunque perdendo completamente la percezione di marginalità.

Si pensi proprio al nostro Municipio, a zone come Città Studi o Casoretto, prima considerate campagna e puntellate infatti di cascine e oggi parte integrante del quartiere, come dimostra l’armoniosa edilizia del primo Novecento e il costo delle case che la connota rispetto al mercato. Si pensi ancora al “ghetto” operaio di Lambrate, oggi parte vitale della città per manifestazioni e iniziative aggregative.

Le città sono creature vive e di conseguenza cambiano e si modificano. Sicuramente lo fanno nei loro confini, e Milano, da sempre luogo vitalissimo e iperattivo, anche nella vocazione che attribuisce a cadenza regolare ad un quartiere rispetto a un altro.

L’aspetto interessante di una certa periferia milanese, che coinvolge direttamente il terzo Municipio, e guarda caso, come i primi atavici insediamenti umani, si sviluppa tra due fiumi, il Lambro e la Martesana, è però la componente umana, al centro di un cambiamento che la sta trasformando in un paradiso delle famiglie, e non solo, come si sarebbe erroneamente e superficialmente portati a pensare, famiglie straniere. A fuggire, letteralmente, qui sono famiglie non solo italiane ma addirittura milanesi da generazioni.

Abitatori storici della parte più centrale e “nobile”, da Porta Venezia e Corso Buenos Aires, da Piazzale Bacone a Via Beato Angelico, molti genitori hanno scelto di spostarsi sul versante opposto del Municipio. La motivazione, parlando con i diretti interessati, non è solo il costo delle case, che permette di concedersi una metratura più ampia, ma spesso anche una terrazza o un giardino, ma è anche sociale.

Quest’area, tra Crescenzago e Gorla, tra Cimiano e Turro, è infatti al centro di un particolare rinascimento che mette la famiglia, viva, solidale, attiva e curiosa al centro. Fioccano iniziative, si attivano con sorprendente frequenza campagne di solidarietà e aiuto, le vie e le piazze di zona si animano, il verde ampiamente presente viene valorizzato come spazio di aggregazione, i locali vengono intenzionalmente concepiti anche come luoghi per i bambini, dando finalmente attenzione non solo a loro ma anche al genitore.

È un’evoluzione che fa pensare e che stimola o dovrebbe stimolare un doppio binario di riflessione. Da una parte il superamento di molti cliché legati alla periferia, che viceversa deve essere concepita come luogo di inclusione diffusa. Dall’altra un ripensamento delle zone più centrali, spesso elitarie e impigrite, ripiegate su sé stesse e prive di slanci, che devono rinnovare la propria idea di sé stesse, con molta curiosità verso il nuovo, ma anche un po’ di umiltà. Altrimenti il loro destino potrà essere uno e uno soltanto, quella di un bellissimo museo pieno di polvere.

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