Milano Città Giusta, costruiamola insieme

Parlare di Welfare non può più riferirsi soltanto ai servizi sociali, perché la pandemia ha insegnato che la sanità, per essere efficiente, deve essere radicata sul territorio e tenere presente le necessità di chi vi abita. Come risulta dal susseguirsi degli interventi all'apertura del recente forum organizzato dal Comune. ()
Castello SforzescoMilano Città Giusta, costruiamola insieme - Forum 2022 del Welfare e della salute dal 26 aprile al 2 maggio

Un confronto a più voci sulle sfide del welfare Forum 2022 del Welfare e della salute.

Il 26 aprile 2022 al Teatro Elfo Puccini l’inaugurazione.

Sono intervenuti: Giuseppe Sala, Chiara Cardoletti responsabile per l’Italia dell’agenzia ONU, Rosy Bindi, Lorenza Ghidini, Elena Granata, Elisabetta Notarnicola, Stefania Bonaldi Sindaca di Crema. Lamberto Bertolè assessore al Welfare e, in collegamento da remoto, Elena Bonetti ministra delle Pari opportunità e Elly Schlein vicepresidente della Regione Emilia-Romagna.

Che il modello ambrosiano sia basato su accoglienza, solidarietà e aiuto, viene affermato sia dal Sindaco che da Chiara Ceronetti, tuttavia non si può prescindere dalle risorse economiche e dal confronto con le numerose collettività che compongono la città.

Durante la pandemia le donne hanno pagato il prezzo più alto, spiega la ministra Bonetti, per questo si è scelto di sostenere l’empowerement delle donne, che sono vittime di un sistema di fragilità familiari e sociali, cui devono far fronte. Non può esserci disconnessione tra mondo del lavoro e welfare, era necessaria quindi una riforma delle politiche familiari per valorizzare i ruoli sociali all’interno di un contesto sociale e l’inserimento nel PNRR delle voci: asili nido e livelli essenziali di prestazione indirizzati ai comuni, forme di welfare tra enti locali e terzo settore.

Il PNRR offre forse le condizioni per la partecipazione che prima non c’era, sostiene Rosy Bindi, ma che la pandemia ha rivelato essere indispensabile. Sanità significa territorio, vicinanza e integrazione dei servizi resa però impossibile da una sanità che è regionale e i servizi che sono comunali. È un problema di coordinamento e di spesa corrente. Solo un sistema sanitario pubblico può prendere in carico l’individuo intero, prescindendo dal profitto, senza dimenticare la salute mentale, le tossicodipendenze, i minori.

Serve il welfare per contrastare il disagio sociale, afferma il ministro Orlando. Ci sono stati territori capaci di utilizzare piani sociali per una strategia di welfare sociale integrati con la sanità, con progetti per i senzatetto, i migranti , il lavoro. Ci sono però spinte economiche importanti che favoriscono l’ospedalizzazione a scapito della territorialità. Occorre affrontare i nodi politici che impediscono la comprensione dei bisogni e di intervenire con gli strumenti che sono già stati approntati. Il piano nazionale per interventi ha avuto fondi, anche per i non autosufficienti e i senza dimora.

Le disuguaglianze sociali e di genere esasperate dalla pandemia, racconta Elly Schlein, ci aveva costretti a mettere in campo nuovi strumenti. Dopo aver consultato chi lavora nel campo per assicuraci di partire dalle criticità, ci siamo organizzati per intervenire sulle disabilità e la presa in carico dei giovani, la non autosufficienza, la domiciliarietà, con l’aiuto della domotica per il servizio “senior housing” stabilizzando gli assistenti sociali. Sugli anziani il PNRR non è soddisfacente, così pure sui nidi. È necessario uscire dalla visione sbagliata che il welfare sia solo un costo. Un sistema integrato e la creazione di una rete sono la mission di tutte le integrative per superare le disuguaglianze con buone pratiche e idee, creando una rete.

Il lavoro dei prossimi anni, completa Bertolè, è la revisione degli enti locali e la costruzione di reti sociali. In un futuro in cui si prevedono shock costanti, dobbiamo ritrovare l’importanza del welfare, dei diritti. La crisi è un acceleratore per fare di più per un welfare territoriale generativo, per la messa a punto del social community welfare. Vogliamo partire dal quartiere San Siro, mettendo a profitto una trasversalità che coinvolga tutta la giunta, per un’integrazione tra servizi sociali e sanità, per costruire un modello di co-programmazione, definizione di regole comuni, risposte appropriate e spazi dove costruire welfare. La spesa sociale non è un costo, al contrario, è un investimento.
Milano città giusta è una sfida, un imperativo per costruire insieme in 26 incontri di questa settimana del Forum e poi fare sintesi per elaborare un piano per i prossimi anni che comprenda un sostegno per ragazze/i, per la salute mentale, per anziani e disabili, contro la violenza sulle donne e le discriminazioni, per il lavoro, l’integrazione e la salute.

Stefania Bonaldi, sindaca di Crema, tratta l’argomento alleanza e spiega che la sua città è capofila di un sistema di alleanze di circa 50 comuni, una realtà composita con un piano che si fa insieme per le prestazioni sociali di base. L’Alleanza amplifica i diritti e il welfare, dove il comune diventa imprenditore di reti di comunità e pianificazione sociale.
La città è divisa in zone sociali, cui fanno capo assistenti sociali e un educatore sociale che si occupa di tutte le realtà comunitarie dei quartieri. Si parte con una co-progettazione sociale con gara pubblica, per costringere il terzo settore a partecipare. Si parte con una co-progettazione sociale con gara pubblica per costringere il terzo settore a partecipare. Gli assistenti sociali sono decisi dal Comune, l’educatore sociale dai partecipanti alla co-progettazione. Crema è diventata così una città di genitori e famiglie con asili nido, centri estivi, soluzioni per le marginalità cui offrire dove dormire, protezione giuridica. La perdita di autonomia del Comune è compensata da un processo coinvolgente tra parte pubblica, terzo settore, cooperazione, case, ambiente, con le persone al centro.

Elena Granata del Politecnico affronta il problema dei luoghi, perché Milano è una città troppo cara per le periferie, dove le persone non ce la fanno a far fronte agli affitti, alle bollette, alle spese. I luoghi pubblici potrebbero collocare sui loro tetti pannelli fotovoltaici per offrire energia a basso prezzo e sopperire ai bisogni di qualità e benessere là dove la rete di aiuto dei parenti non esiste più.

Elisabetta Notarnicola della Bocconi parla di ricomposizione, che significa mettere in sinergia, iniziative private e pubbliche, per l’efficienza comune. Agire sul contenuto dei servizi e sulle competenze delle persone che vi operano; agire sui luoghi dei servizi, sul modo in cui si comunicano e sulle risorse messe in campo. Il ruolo della pubblica amministrazione risponde a sfide drammatiche: reti familiari che non esistono più, assenza di lavoro, adolescenza e prospettive future.

Per informazioni sui 26 incontri questo il link:

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