Le Brigate Volontarie per l’Emergenza

“Mascherine, guanti, gel …e si parte in sella a una bici o a un motorino”. Di loro forse poco si parla, ma stanno tenendo insieme la città, supportando chi più ha bisogno. ()

maniSono i ragazzi dei centri sociali. Quelli delle “occupazioni più o meno abusive” (poco importa se si tratta tendenzialmente di luoghi abbandonati e in disuso da restituire a nuova vita).
Quelli che si autogestiscono! e che, per dirla con Sallusti, “si fanno le canne”…“vestono felpe, specie col cappuccio, e giacche larghe come i pantaloni”. Quelli che i più guardano con sospetto perché … “non si capisce bene che cosa fanno” e “sono sempre contro”. Quelli che se ne stanno sempre un poco ai margini, insomma quelli di cui bisogna diffidare. Ebbene, sono loro che a Milano hanno dato vita alle Brigate di Soccorso.

“La cosa è nata così” spiega Matteo Cimbal, ex studente del Virgilio e appartenente del Collettivo Kasciavìt “all’inizio di tutta questa situazione ci sono arrivate delle richieste di aiuto da parte di persone che abitano in zona, magari anziani o persone sole che ci conoscono e si fidano di noi, e anche dei nostri stessi nonni. E così abbiamo cercato di dare una mano”. E continua: “La stessa cosa è avvenuta anche a giovani di altri gruppi, gente dei numerosi Centri Sociali e di decine di associazioni della città. Così si è avviata su base volontaria e a partire proprio dal basso un’attività di consegna a domicilio di beni di prima necessità alle persone anziane o a chi soffre di patologie gravi o chi è in quarantene e non può provvedere da solo a fare la spesa o ad altre necessità.”

Come sono nate le Brigate
Le sigle che tu citi sono dei cosiddetti antagonisti, gruppi tendenzialmente chiusi e direi piuttosto autoreferenziali, mi stai dicendo che siete riusciti a coordinarvi per un’azione congiunta?
“Sì, questa è la cosa bellissima, forse per la prima volta siamo riusciti a fare qualcosa tutti insieme. Non solo: altre città italiane* hanno poi seguito l’esempio milanese. E dopo di noi in Francia sono nate le Brigades de Solidarité Populaire”.
* (N.d.R. Catania, Senigallia, Torino, Massa Carrara, a Roma Centocelle e RomaEst, Ancona, Napoli, Catania e in costruzione a Genova, Sesto San Giovanni, Rimini e Modena).
Ma come vi siete organizzati, dal punto di vista logistico?
“A Milano abbiamo avviato una collaborazione con Milano Aiuta che ha subito un attacco istituzionale da parte del centro destra, e dei suoi giornali che hanno accusato l’Amministrazione di collaborare con vari centri sociali abusivi. Ancora una volta una campagna elettorale fatta sulla pelle di anziani e famiglie non abbienti”.

Solidarietà attiva
Le Brigate di solidarietà a Milano sono otto, oltre ad altre brigate che si occupano di attività di ascolto e aiuto psicologico. Nella nostra zona, di Brigate Volontarie ne conosciamo due.
La Brigata Lena-Modotti, nata dal collettivo Fuori Luogo e dal centro sociale Lambretta, opera sia in zona 2 con Emergency che in zona 3 con Arci: cinquanta volontari che dal 13 Marzo consegnano alimenti e farmaci agli anziani e di sé dicono: “La nostra è una solidarietà attiva: da un lato diamo una mano a chi non è autosufficiente, dall’altro critichiamo le contraddizioni di un sistema che fa pagare agli ultimi i costi di questa crisi sanitaria”.
La brigata di zona 3 è la Scighera (N.d.R. per i non milanesi, la Nebbia) della quale fanno parte anche il collettivo Kasciavìt e l'Armata Pirata 161 (tifoseria di una squadra di migranti). Soggetti che già in passato erano attivi sul piano sociale e oggi si trovano in prima linea per chi è in difficoltà.
Sono 30 volontari attivi, divisi fra chi consegna la spesa e chi si occupa della colletta alimentare, più alcuni operativi al centralino che rispondono dalle 20 alle 30 chiamate al giorno per le consegne e altrettante richieste di pacchi alimentari, oltre alle consegne più grandi.
Con la collaborazione sia di Emergency che di altre associazioni come l’Unione Inquilini, queste Brigate hanno anche avviato una colletta alimentare davanti ai supermercati, ma all’iniziativa hanno aderito anche molti negozi di vicinato, come panetterie e piccoli superette, in una gara di solidarietà per fornire pacchi alimentari completi a chi si trova in difficoltà.
E infine un dedicato anche agli ultimi, a tutti coloro che non possono ricevere i pacchi alimentari perché non hanno una casa dove stare, a loro è dedicato l'Hub di Via Zuretti.

Chi sono e perché lo fanno?
La Brigata Scighera ce lo spiega così: “Mascherine, guanti, gel e si parte, in sella a una bici o a un motorino, relazionandosi con chi spesso una famiglia non ce l’ha, con chi ha semplicemente bisogno di fare due chiacchiere sul pianerottolo di casa o sente la necessità di guardare qualcuno negli occhi”… “Non è molto, ma di questi tempi abbiamo deciso di riscrivere la nostra quotidianità così, in strada e al fianco di chi ha più bisogno”.
“Noi non sappiamo ancora come sarà il futuro, come usciremo da questa crisi umanitaria.
Siamo però certi, che non lasceremo nessuno indietro, ma non ci dimenticheremo di chi, a causa del profitto, ha permesso che migliaia di persone si ammalassero e che a causa di leggi volte ad arricchire solo alcuni, una larga parte della società si stia ulteriormente impoverendo”.

Le loro voci
Ognuno di loro ha storie diverse, consapevolezze e motivazioni forse diverse. Ecco le loro voci.

Cecilia, 20 anni “Credo che l’unità a cui tutti inneggiano in questo momento, dai politici agli hastag sui social, si esprima proprio in questo: allontanarsi dalla propria bolla protetta e dedicare le nostre energie per far in modo che tutti, nessuno escluso, vivano quest’emergenza in modo per quanto possibile migliore.
Qui risiede il senso di comunità, di mutuo aiuto e di solidarietà che in situazioni di forte crisi, possono superare il ruolo che le istituzioni riescono a svolgere”. E poi racconta: “La signora Rachele, che non sentiva bene ciò che le dicevamo e voleva darci una mancia quando le abbiamo portato la spesa, poteva benissimo essere mia nonna che quando non mette l’apparecchio potrebbe essere in discoteca e non sentire niente!”

Valentina è un’educatrice ventisettenne che stava a casa dal lavoro da ormai diverse settimane: “stare a casa senza poter far niente per aiutare chi ne ha più bisogno stava incominciando a pesare più del fatto di non poter incontrare i miei cari in una situazione di quarantena” e ancora “Durante i primi giorni ci sentivamo fortunate a poter uscire di casa, prendere la bici per arrivare fino al supermercato e poter aiutare gli altri. Dopo due settimane le fatiche cominciano a farsi sentire, le chiamate continuano ad aumentare, ma noi non ce la sentiamo proprio di dir di no all'ultima signora che chiama per l'ennesima consegna. I turni che decidiamo di rispettare vanno dalle 9 del mattino alle 18 di sera”.

Martine, 30 anni “… Se prima ci alzavamo ogni mattina per andare in scuole fatiscenti svuotate dal loro compito educativo, o per andare a svolgere lavori precari che non corrispondono a quelle che sono le nostre reali inclinazioni, adesso, invece, ci alziamo ogni mattina per uscire in un mondo spettrale in cui la gente fa fatica a barcamenarsi.
Un mondo, una città composta in gran parte da anziani soli o da nuclei familiari non autosufficienti con persone a carico, disabili soli, situazioni familiari a rischio di violenza e abusi, per non parlare poi dei senzatetto a cui questo servizio non arriva.
Ogni giorno ci svegliamo alle 8 e andiamo a bussare a quelle porte su cui nessuno bussa mai, svelando così quanto la chiave per un mondo migliore sia la solidarietà.”

Martina, 40 anni. “È proprio in questi momenti che dovremmo dare il meglio di noi stessi, renderci utili, contribuire a rendere Milano realmente accogliente e solidale.
È bello incontrare il sorriso delle persone in difficoltà quando ti sostituisci a loro quando gli porti la spesa, sempre ligi ai protocolli che ci sono stati impartiti, tentiamo sempre di trasmettere il calore umano che in questo momento è davvero importante.
Credo che sarà un'esperienza che molto intensa, da cui ne uscirò con un bagaglio emotivo molto forte, contenta di aver potuto dare il mio pezzettino, seppur cosi semplice.”



Il numero della Brigata Scighera di Zona 3 è 371 4365505,
per consegnare alimenti, partecipare al progetto o richiedere informazioni,
NON ESITATE A CONTATTARCI!

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