Autore: Marina Romanò
Data:
Grazie a Giovanni Bonoldi per queste bellissime parole dedicate a un grande intellettuale, urbanista e poeta di rara sensibilità, umanità e disponibilità. A noi di Città Studi che ci eravamo attivati anni fa per la tutela del nostro quartiere contro il trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale a Mind, aveva regalato questa bellissima introduzione a un Rapporto dettagliato sul quartiere che avevamo fatto, coniugando in una sola pagina dati urbanistici e poesia. Saremo in tanti a ricordarlo con grande affetto e a sentirne la mancanza.
Città Studi: il corpo e l’anima.
Le ragioni della tutela
Se l’espansione di Milano disegnata dal Piano Beruto (1884-1889) - e che si realizzerà nell’arco di cinquant’anni -, ha trovato una sua qualità nell’interpretazione di quella che Savinio ha chiamato «la civiltà chiusa di Milano», gli sviluppi di Milano configurati dal Piano Pavia-Masera (1912) appaiono privi di idee, se non fosse per due novità maturate al di fuori degli uffici comunali: il piano di riassetto ferroviario (1905) e il progetto della Società Quartiere Industriale Nord Milano (1908). A introdurre una svolta significativa nei modi dell’espansione urbana è la variante che definisce l’impianto di Città Studi, un progetto fortemente voluto da Luigi Mangiagalli fin dal 1912 e che, sostenuto dal Consorzio per l’Assetto degli Istituti di Istruzione Superiori costituito l’anno successivo, giunse a piena attuazione nel 1927, quando risultavano realizzati «la Regia Scuola di Ingegneria, le Scuole superiori di Agraria e di Medicina Veterinaria, gli “Istituti biologici della Regia Università (anatomia normale, patologia generale e farmacologia)”, gli Istituti di fisiologia, di matematica e di fisica e, non legato alle strutture universitarie, l’Istituto di perfezionamento in chimica industriale Giuliana Ronzoni, popolarmente detto il «Kremlino». Sul piano urbanistico Città Studi indicava una nuova strada: quella di un’espansione imperniata su polarità forti in grado di imprimere energia e personalità ai nuovi tessuti urbani in una logica policentrica.
Città Studi si è infatti conformata nel tempo (tav. 1) come un’aggregazione di piccole città e di singoli organismi, funzionalmente specializzati ma allo stesso tempo integrati e coerenti tanto con il corpo urbano preesistente quanto con il tessuto residenziale compatto via via cresciuto all’intorno.
Gli sviluppi della seconda metà del Novecento hanno, in generale, arricchito e consolidato il quadro, fino a rendere evidente, in taluni punti, fin dove può spingersi l’integrazione fra università e città. Si pensi a piazza Leonardo da Vinci e agli usi che in essa si susseguono nell’arco della giornata: un complesso di eventi che fanno della piazza-parco un’espansione del campus universitario e, insieme, uno spazio intensamente vissuto che qualifica la residenza circostante. Ma si veda, anche, la stretta complementarietà fra il tratto iniziale di via Ampère e la ‘cavità teatrale’ dell’edificio della facoltà di Architettura progettata da Vittoriano Viganò. In questi due esempi si toccano con mano le sinergie che, in fatto di qualità urbana, possono scaturire dall’integrazione e dall’osmosi fra parti funzionalmente distinte ma non chiuse in sé stesse.
Oggi Città Studi è un settore di Milano dotato di forte personalità e di un’elevata propensione all’urbanità: un insieme articolato e vitale da cui la città tutta trae grande beneficio. Per questo merita un provvedimento di tutela sia nel suo insieme che puntuale per ciascuna delle parti significative che la compongono.
|
|