Pasquale Brunacci, coordinatore della Rsu dell’Istituto dei Tumori
appoggia senza riserve la posizione dei medici e professionisti sulla Città
della Salute.
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La lettera
sul Corriere è importante. Io la leggo così: se proprio devono spostare il
Besta che lo facciano. Ma l’Istituto dei Tumori deve restare in zona.
Siete contrari quindi al
progetto?
No. Noi non siamo contrari alla creazione di una città della Salute. Anche
perché tra qualche anno di qualche ospedale
in più ce sarà bisogno, sia a livello milanese che lombardo.
A quel punto se si vuole costruire la città della salute bisogna fare
un passo preliminare piuttosto semplice. Conoscere le realtà degli istituti. In
un incontro a Palazzo Marino ho chiesto se erano mai venuti a vedere
l’istituto, e come era messo. Prima di dire tante parole a caso ho scoperto che
molti non sanno manco come è fatto. E il Comune la sua sigla sull’accordo di
programma deve mettercela.
A differenza di Niguarda, San Carlo e altre strutture pubbliche l’Int
si caratterizza per le risorse che ha investito.
E la domanda è: che fine farà tutta la struttura che rimane lì?
Amadeolab, nuovo, costato una barca di milioni. Cascina Rosa, concesso per 90
anni. Sale operatorie nuove….
Tra le ipotesi ventilate anche
l’insediamento vicino al Cerba di Veronesi.
Inaccettabile. Non esiste.
Quindi?
La situazione ora resta così, in stallo.
I due istituti sono diversi. Li puoi anche mettere insieme ma restano
diversi, sono poco integrabili. Qualche servizio minore. La nostra
preoccupazione è sui politici della Regione, che da dieci anni hanno fallito,
perché manco sanno che cosa vogliono. E fa piacere che qualcuno, nella lettera,
abbia scritto qualcosa di importante.
Abbiamo tanti medici bravi. Ma la responsabilità di questa situazione
è anche loro. Siccome sono targati politicamente non si sbilanciano. Non hanno
mai espresso un documento sul futuro dell’Istituto. L’unica cosa è che quando
hanno sentito dell’ipotesi Veronesi hanno fatto fronte comune.
Per il resto nulla, e questo è
un punto interrogativo.
Quali sono i problemi urgenti
dell’Istituto Tumori?
Il giorno 9 maggio è stato approvato alla Regione uno stanziamento di
32 milioni di euro, 12 al Besta e 21 all’Int. Per investimenti correnti. Come
la bonifica dell’amianto, il controllo della falda acquifera. Il decoro
interno, macchinari.
Un contentino?
Pare proprio di sì. Infatti i soldi per la ricerca non ci sono. E ora
abbiamo un problema di personale, con mancate sostituzioni. Abbiamo un buco di
oltre 30 persone. Non poche. Tra sanitari e tecnici. Siamo in allarme.
Si sta creando un problema di assistenza. Non siamo un ospedaletto. Dobbiamo
garantire servizi complessi. Noi trattiamo cancri.
Il risultato sono liste in attesa in aumento. Il centro di medicina
preventiva ha tempi da 6 a8 mesi. Preoccupanti. Quindi i nostri problemi sono altri, di funzionamento, di
necessità.