Centri Sociali: una vita sotto sgombero…

Centri sociali, Fridays For Future, Collettivi studenteschi, Brigate, negli ultimi tempi abbiamo assistito da un lato ad un vivace impegno di giovani e società civile, e dall’altro? La risposta delle istituzioni è deludente, per questo e per farsi conoscere scendono in piazza il 19 settembre. ()

Centri Sociali 19 settSi è tenuta ieri sera, nella sede di Via Edolo del Centro Sociale Lambretta, una grande assemblea aperta promossa dai centri sociali milanesi e altre realtà aggregative giovanili.

Negli ultimi anni, infatti, si è creato un notevole fermento fra i giovani che, stimolato dagli scioperi di Greta Thunberg, si è concentrato soprattutto sui problemi climatici e ambientali in genere. Comitati e gruppi già esistenti si sono riattivati e ne sono nati di nuovi impegnati su più fronti.
Inoltre, durante la pandemia, vecchi e nuovi Centri Sociali, gruppi di giovani e studenti si sono spesi, a loro rischio, con generosità e energia impagabili, per aiutare chi era in difficoltà e aveva bisogno perfino di un pacco di cibo. Ne abbiamo parlato più volte durante quei mesi terribili (vedi i link in calce).

Bene! Dall’altra parte - intendo istituzioni di tutti i generi e livelli, Comune, Municipi, Università, Scuola, privati - tutto ciò viene forse tenuto in qualche considerazione, viene apprezzato e incoraggiato? Dove è tutta quella “partecipazione” di cui ci si riempie la bocca?

Cito da un loro comunicato “Centinaia di famiglie sostenute durante l’emergenza Covid-19, decine di attivisti e volontari in strada per mesi e tanto duro lavoro ci hanno permesso di mettere le basi per costruire un quartiere e una città migliore, scardinando dinamiche di guerra tra poveri e paura del diverso”.
La cosa importante – ci tengono a ribadire - è che non si è trattato solo di gesti, magari dovuti, ma di veri contatti, di conoscenza delle persone, di scambio, di reciproca crescita attraverso una nuova socialità. Questa è la loro idea di “relazione” e di comunità cittadina, questo desiderano fare: migliorare il territorio, creare socialità, fare azioni di mutuo soccorso, avere uno spazio per loro, ma aperto agli abitanti, e quando occupano, si tratta sempre di luoghi degradati e abbandonati da anni che loro recuperano, ripuliscono e riempiono di progettualità, per il quartiere e la città.
E in un momento di crisi ambientale, pandemica, economica, in cui le disuguaglianze non fanno che aumentare e le istituzioni non riescono a far fronte a tutto, non è poca cosa !!

Ebbene? Come ringraziamento ora molti centri sono sotto sgombero o sotto minaccia o messi nelle condizioni di mollare (Lambretta, Torchiera, RiMake, Macao, Lock, Casa delle Donne, ecc)
La settimana scorsa è stato chiuso il Lock di via Trentacoste all’Ortica, che appunto durante la pandemia ha dato un forte aiuto alla città.
La Casa delle Donne (presente all’assemblea del 15) è sotto pressione per la richiesta di una cifra enorme che non può ovviamente pagare e in un momento in cui violenze, stupri, uccisioni aumentano invece di diminuire è più che evidente quanto sia prezioso un presidio simile.

A giustificazione di tanta “intransigenza”, si stanno strumentalizzando l’emergenza Covid e le richieste dei proprietari. Ma i proprietari si sono svegliati di colpo tutti insieme? In alcuni casi pare sia il Comune che vuole mettere a bando l’area per fare profitto, secondo la logica del “Milano non si ferma”. Ma non cambia mai niente? Sembra d’essere tornati ai tempi dei periodici sgomberi del Leoncavallo.
Cito, sempre da loro comunicati “Inizia quindi nel peggiore dei modi questo settembre milanese caratterizzato da un ampio attacco agli spazi sociali al quale si sta costruendo una risposta con l’assemblea di Torchiera di settimana scorsa e quella al Lambretta del 15 settembre.

Quella di ieri è stata un’assemblea aperta alla cittadinanza e anche il loro primo evento pubblico dalla chiusura. Ci siamo andati, le realtà e i gruppi presenti erano tantissimi e fortunatamente abbiamo constatato che questi ragazzi non si lasciano abbattere, hanno le idee chiare, sulla politica, sul sociale, sull’economia e sul ruolo che loro vorrebbero avere nel sociale.
Credo che proprio questo connotato “storico” dei centri sociali, di non essere solo luogo di aggregazione per giovani, ma anche di apertura, inserimento nel quartiere e nella città, anche di aiuto, supporto, mutuo scambio e soccorso, abbia davvero un valore “sociale” e culturale enorme, politico e umano. Forse questo lato è poco conosciuto da molti degli abitanti dei quartieri e quindi poco “riconosciuto”. Spesso i cittadini li vedono ancora come quelli che occupano abusivamente e fanno rumore, quindi si perpetuano atteggiamenti di pregiudizio, chiusura, timidezza, reticenza. Forse, se rendessero più evidente questo loro intento, conquisterebbero maggiore appoggio dalla cittadinanza. È un dato di fatto però, che i continui sgomberi non danno loro il tempo di farlo.

L’assemblea del 15 comunque è stata molto partecipata: c’era tantissima gente, proveniente da molte realtà cittadine. Il tema era dare concretezza alle loro azioni, trovando finalmente obiettivi comuni da portare avanti superando le frammentazioni: dalle decine di interventi ascoltati è emerso un generale accordo sulla prossima strada da percorrere. Il primo passo sarà la manifestazione del

19 settembre , ore 15, partenza da Piazza Castello

alla quale parteciperanno tutti i gruppi presenti all’assemblea del 15 e molti altri ancora con un fitto programma di piccoli eventi, rispettando le misure anti-Covid. Questa manifestazione vuole essere solo l’inizio di una campagna che unirà tutte le realtà autorganizzate, per valorizzare e far conoscere le loro esperienze, le loro scelte, i loro valori, per contrastare logiche che si basano solo sul profitto, per difendere spazi sociali che siano fuori dalle logiche di mercato, che siano spazi “per la città” che contribuiscano a consolidare il tessuto sociale, per fare rete e “mettere tutto ciò a sistema”.
Cito “L'esperienza del lockdown e delle brigate volontarie per l’emergenza ci ha insegnato che è proprio quando le disuguaglianze aumentano e le istituzioni non sono in grado di garantire la sussistenza della parte più fragile della popolazione, che emerge il valore di una comunità che si auto-organizza come unica risposta concreta ai bisogni materiali e relazionali delle persone che ne sono parte”.
Si doteranno anche di un gruppo di comunicazione collettivo attraverso il quale presentarsi anche alla cittadinanza in questa veste più unitaria, propositiva e inclusiva. Ipotizzano una conferenza stampa e altre azioni per darsi una visibilità che vada oltre le logiche identitarie di ogni singolo gruppo. Alla città vogliono far sapere che loro non ne sono pezzi avulsi, ma ne sono parte integrante.
Il 19 dovremmo tutti partecipare in loro - anzi - nostro sostegno.


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