Duecentotrentasei giorni di sciopero della fame non sono bastati!

Duecentotrentasei giorni di sciopero della fame non sono bastati per convincere il governo turco a riconoscere i diritti umani di detenuti per presunto terrorismo, ma sono bastati a stroncare la vita di Ebru Timtik ()

ebru timtikDuecentotrentasei giorni di sciopero della fame. Hanno spezzato la vita dell’avvocata turca Ebru Timtik. Stava protestando per garantire un giusto processo a se stessa e ai suoi 17 colleghi accusati di fare parte del Fronte di liberazione popolare. Timtik aveva 42 anni e si occupava della difesa dei diritti umani. Il suo Paese ha da tempo compromesso l’imparzialità e l’indipendenza del sistema giudiziario. Nel suo caso ad esempio, i giudici che l’avevano giudicata in primo grado, concedendole la scarcerazione, sono stati prontamente rimossi dal loro incarico e i nuovi designati hanno consentito che si ammettesse al processo l’uso di testimonianze anonime.

È doveroso non dimenticare anche Reham Yacoub altra donna resistente di origine irachena. Aveva solo 29 anni il 19 agosto, quando è stata uccisa da uomini armati non identificati in una strada di Bassora.
Yacoub era una nutrizionista e difensore dei diritti umani. Si è battuta contro il governo iracheno dal 2018 per ottenere un miglioramento dell’occupazione giovanile, delle infrastrutture e per l’accesso all’elettricità. Ha organizzato diverse marce femminili, ricevendo subito dopo minacce di morte. La sua uccisione ha provocato una nuova ondata di manifestazioni a Bassora.

Sempre negli ultimi giorni ci sono state marce di protesta organizzate da donne che hanno cercato di difendere la democrazia nelle piazze di Minsk in Bielorussia contro la tirannia di Lukashenko che da 26 anni governa il paese con un pugno di ferro. Le metropolitane erano state chiuse per impedire alle manifestanti di accedere alla piazza, ma nonostante ciò le piazze di Minsk si sono colorate di bianco e rosso, i colori della vecchia bandiera ora diventata simbolo della protesta.


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